Frequentare centri sociali non è reato!

La Cassazione conferma le assoluzioni per il processo ZIP.

Certo, certo…in un periodo di feroce messa in discussione della legittimità degli spazi sociali una rondine non fa primavera, ma la notizia che arriva da Roma è sicuramente positiva!

Nella serata di ieri la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura di Milano contro le assoluzioni di 5 imputati nel processo di primo grado per l’occupazione e lo sgombero del primo ZIP, l’occupazione studentesca di Via San Calocero vissuta tra il dicembre 2015 e l’agosto 2016.

Ma facciamo un passo indietro.

Il 28 febbraio di quest’anno la corte che giudicava 5 attivisti milanesi aveva ritenuto che il semplice fatto di essere stati identificati nelle ore successive all’occupazione (soprattutto perché volti “noti” conosciuti per la generosa presenza nelle iniziative di lotta) o il giorno dello sgombero non fosse motivo sufficiente per una condanna.

L’accusa non aveva accettato il verdetto ed era ricorsa direttamente in Cassazione che, ricordiamolo, non decide sull’accertamento dei reati, ma sulla correttezza formale della sentenza.

In poche parole il pm riteneva le assoluzioni giuridicamente scorrette.

Nella giornata di ieri la Suprema corte ha dato torto all’accusa respingendo in toto il ricorso e dato ragione agli avvocati difensori costituiti dal duo Mazzali-Guella.

Aspettiamo di leggere le motivazioni che hanno spinto i giudici romani a fare tale passo, ma abbiamo sicuramente una certezza: i 5 imputati sono assolti in maniera definitiva.

Ricordiamo che poche settimane fa un gip milanese aveva rigettato le richieste della Procura per due decreti penali di condanna relativi all’occupazione di LUMe in Viale Vittorio Veneto 24.

Chiudiamo l’articolo usando le parole utilizzate dall’avvocato Guella per chiudere la sua arringa di ieri davanti ai giudici di Piazza Cavour: “Concludo dicendo che, a mio parere, la Procura di Milano spende troppo tempo ed energie per perseguire le occupazioni degli studenti quando ci sarebbero reati ben più gravi da perseguire”.

 

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