LUMe – Occupare non è reato!

Ieri prima udienza del processo per l’occupazione di LUMe. Imputati due giovani studenti.

Eravamo rimasti al 4 ottobre.
Quel giorno la stampa annunciava con toni roboanti il rigetto da parte del Gip (Giudice per le Indagini Preliminari) del decreto penale di condanna di 4.000 euro richiesto dalla Procura contro due giovanissimi studenti accusati dell’occupazione di LUMe.

Ma facciamo un ulteriore passo indietro.
LUMe nasce nell’aprile 2015 con l’occupazione dell’ex-Osteria della Pergola (quella dei Promessi Sposi di Manzoni) e del complesso monumentale alle sue spalle a pochi metri dall’Università Statale.
Lo stabile viene sgomberato senza preavviso all’alba del 25 luglio 2017.
Lo sgombero ha una vasta eco in città e sin dal pomeriggio si muovono centinaia e centinaia di persone solidali con i progetti del Laboratorio Universitario Metropolitano.
Da sottolineare che, ad oggi, lo stabile sgomberato (e blindato) è tornato in stato di totale abbandono.
Dopo l’occupazione lampo del Cinema Orchidea, altro spazio comunale abbandonato da anni, LUMe occupa la sua nuova casa il 3 Novembre 2017.
Si tratta dell’ex-Magazzino del Verde Pubblico abbandonato da decenni e costruito nel 1789. Anche questo di proprietà comunale.

A seguito dell’occupazione vengono denunciati due ragazzi e con gli ormai abituali tempi celeri milanesi l’inchiesta viene chiusa in poco tempo.

A quel punto l’accusa chiede i decreti penali di condanna, una forma particolare di condanna che non richiede di sentire le difese degli imputati. Il Gip però rigetta la richiesta della Procura.

Le motivazioni del rigetto vengono citate dal comunicato di LUMe a seguito della notizia:

“Non è reato occupare un edificio se la condotta ha scopo dimostrativo con la finalità di stimolare gli enti pubblici a una più proficua utilizzazione degli spazi per finalità connesse con il godimento della collettività e della cittadinanza”.
Queste le parole del Gip di Milano che ha respinto la richiesta di condanna della procura nei confronti di due compagni per l’occupazione dell’ ex-magazzino del verde pubblico in cui ad oggi LUMe si trova. “Il parere del giudice è, in breve, che se l’occupazione di un luogo pubblico è a beneficio della collettività allora non costituisce reato”.
Il valore simbolico, oltre che giuridico, di queste parole è evidente: la natura politica di LUMe come Bene Comune urbano, la sua accessibilità, la sua funzione pubblica e sociale e l’azione che, come collettivo, portiamo avanti nella città di Milano, ci viene riconosciuta nella sua interezza.
In ogni caso, siamo ancora lontani dalla possibilità di rompere forme giuridiche vigenti, vincolate a concetti ed interpretazioni escludenti ed esclusive, per innestare, attraverso nuove prassi che si orientino sull’uso sociale della proprietà privata, concezioni nuove e pratiche giuridico-politiche differenti. E la minaccia del Decreto Sicurezza di Salvini, l’esito formale di un processo di securizzazione e militarizzazione sociale, già avviato da Minniti, non lascia ben sperare.
La strada è ancora lunga e sarà fondamentale lottare ad ogni metro, allargando il fronte e sfidando l’ascesa rapida dei fascismi sovranisti, dei populisti conniventi e dei partiti neoliberali di centro attraverso la forza e la trasparenza delle pratiche, delle idee, delle comunità e delle reti che riusciremo a costruire.
Viva i beni comuni urbani, viva LUMe! (…).

Evidente quindi lo scontro all’interno del Tribunale di Milano.
La Procura però non demorde e viene fissata la prima udienza nel normale processo per la giornata del 22 ottobre. Ieri.

Il processo si preannuncia interessante e andrà seguito anche per le ricadute giurisprudenziali che potrebbe avere.

Da segnalare in chiusura che la Procura di Milano ha portato in Cassazione, che si esprimerà il 14 novembre, il caso delle assoluzioni di primo grado per l’occupazione di ZIP di Via San Calocero. Anche quel caso andrà seguito con la massima attenzione.

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