Picchiato da dieci agenti, così è morto il georgiano del Cpr

Parla il deputato radicale Riccardo Magi, che nel centro di Gradisca aveva raccolto numerose testimonianze. La Procura: sentiti in quattro.

Sono accuse pesantissime quelle raccolte al Cpr di Gradisca d’Isonzo dal deputato radicale Riccardo Magi, e riportate durante una conferenza stampa alla Camera.

Il georgiano Vakhtang Enukidze, 38 anni, che era rinchiuso nel centro isontino ed è deceduto il 18 gennaio sarebbe stato: “Picchiato ripetutamente nel Cpr da circa 10 agenti, anche con un colpo d’avambraccio dietro la nuca e una ginocchiata nella schiena, trascinato per i piedi come un cane. E’ morto – afferma Magi – dopo essere stato riportato nel centro al termine di una notte d’agonia. E’ come il caso Cucchi, una persona morta mentre si trovava in custodia dello Stato. Ora bisogna chiarire”.

Il deputato radicale il 19 ed il 20 gennaio ha compiuto due visite ispettive nella struttura e ha parlato con 8-9 testimoni (ospiti del centro, un operatore e anche un poliziotto) che hanno dato una “versione concorde” su come sono andate le cose.

“Il fatto preoccupante – ha aggiunto Magi – è che alcune delle persone con cui ho parlato, egiziani ospiti della struttura, sono stati nel frattempo espulsi”.

“Sono arrivato al Cpr – ha riferito Magi – alle 22.30 di domenica scorsa. Appena sceso dalla macchina, ho sentito urla provenire dall’interno. Mi è stato chiesto di attendere e poi agenti in assetto antisommossa mi hanno fatto entrare. Ho avvertito un’impressione di tensione palpabile, un poliziotto ha detto a un collega che c’era tanto sangue in giro. Mi è stato spiegato che quella sera c’era stata una ‘bonifica’, erano stati sequestrati i telefonini a tutti gli ospiti della zona verde, il settore dove fino al giorno prima si trovava il georgiano”.

“Gli ospiti da me sentiti – ha proseguito il deputato – in maniera unanime mi hanno detto che il 14, nel cortile davanti alle stanze c’era stata una colluttazione tra Enukidze e un altro ospite del centro, un nordafricano. Tutti negano che lo scontro – il georgiano aveva peraltro avuto nettamente la meglio – possa aver causato lesioni gravi. A quel punto sono intervenuti circa dieci agenti per separare i due litiganti; hanno immobilizzato e colpito ripetutamente Enukidze. Alla scena hanno assistito quelli che si trovavano nella zona verde, ma era visibile anche dalle finestre di chi alloggiava nella zona rossa”.

Non solo, ha precisato Magi: “Nel centro, nuovissimo, ci sono circa 250 telecamere che riprendono tutto, tranne le stanze degli ospiti”.
Dopo aver passato un paio di giorni nel carcere di Gorizia – è ancora la ricostruzione del parlamentare – il georgiano il 16 pomeriggio viene riportato nel Cpr.

“Tutti quelli che l’hanno visto – osservato Magi – hanno detto che si trovava in condizioni critiche, non si reggeva in piedi. Ha chiesto un intervento medico, ma, man mano che le condizioni si aggravavano, non ha potuto più farlo perché non riusciva a parlare. Nella notte, ha riferito il compagno di stanza, aveva la bava alla bocca ed è caduto dal letto. La mattina era in stato di incoscienza e di lì a poche ore sarebbe morto”.

Importanti, a parere di Magi, “sarebbero ora le immagine delle telecamere interne e le testimonianze degli ospiti, ma due egiziani che avevano parlato con me sono stati espulsi nella notte tra lunedì e martedì. Anche un altro straniero, presente al momento dei fatti, è stato rimpatriato. Quello che mi ha detto al telefono l’ho registrato e l’ho messo a disposizione della Procura”.

Da parte sua, Magi proporrà alla commissione Affari Costituzionali della Camera “di avviare un giro di ispezioni nei Cpr, dove c’è una situazione fuori controllo”.

Come noto, sulla vicenda la Procura di Gorizia ha aperto un’inchiesta per omicidio volontario.

Qui il link dell’intervento dell’onorevole Magi.

Un altro Stefano Cucchi, ma senza una Ilaria, almeno in Italia.

Confidiamo invece che la famiglia dalla Georgia sappia e possa reclamare giustizia, senza i condizionamenti che temiamo siamo in atto.

Tanti i nomi di giovani morti affidati allo Stato rimasti senza giustizia, e se si pensa a come spesso la diplomazia internazionale si frapponga al raggiungimento della verità, è anche quello di un certo Giulio che ci viene alla mente.

Mai più lagar – No ai CPR

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