Report dell’assemblea RentStrike del 15 aprile 2020

Se non posso lavorare, non ho entrate e quindi non posso pagare l’affitto. Parole chiave quelle che illustrano il messaggio del movimento RentStrike nato negli Stati Uniti al sorgere della crisi sanitaria, che come ben sappiamo e come abbiamo ben discusso nell’assemblea che questo report ha il compito di riassumere, si sta tramutando in una crisi socio-economica che sta pesando sulle spalle di molti e molte.

La discussione è stata ricca e stimolante, con numerosi interventi sia dall’Italia che dall’Europa con esperienze collettive da Spagna (Barcellona e Gran Canaria), Francia (Parigi) e Portogallo (Lisbona). Sono state riportate pratiche condivise e nuovi spunti, mettendo in luce tutti i problemi e le contraddizioni del caso. Grazie alle proposte raccolte è nostro dovere rielaborare un piano per portare avanti la mobilitazione in questi mesi a venire.
La crisi, come sappiamo, non si fermerà con la fine della quarantena.

Problematiche e proposte uscite dall’assemblea

Il nostro obiettivo è creare pressione verso le istituzioni per stimolare un intervento governativo che risponda al problema dell’affitto in maniera strutturale e universale.

Affitti. Punto centrale della discussione è stato ovviamente il tema dell’affitto, comunque inserito in contesto più ampio che racchiude vertenze intrecciate e parallele tra di loro. Il nostro scopo è trovare metodi e pratiche per sostenere tutti/e coloro che in questo momento vivono la precarietà della propria vita in modo ancora più accentuato, e pressare le istituzioni a intervenire in maniera strutturale e universale, partendo da un assunto fondamentale: il diritto all’abitare.
Avendo molti e molte manifestato l’incapacità di sostenere il pagamento dell’affitto in questi ultimi mesi, si è iniziato a discutere di autoriduzione/riduzione del canone attraverso la contrattazione privata tra inquilini/e e proprietari/e, per cui è stato disposto un primo strumento istituzionale, il Modello 69, un modulo da consegnare all’Agenzia delle Entrate, che certificando la riduzione del canone, consente una riduzione delle imposte a carico del proprietario. Si tratta di un’arma a nostro favore, che può darci maggior forza nella contrattazione coniproprietari di casa. Resta uno strumento utile ma ancora insufficiente, poiché dipende sempre e comunque dalla volontà del/della proprietari/e ad accettare l’eventuale riduzione, e poiché esclude i locatari più vulnerabili e precari, che vivono a nero o in assenza di permessi regolari, e che non possono dunque far leva sul modello 69 . Viste le contraddizioni rilevate, una prima proposta è stata pertanto quella di richiedere un condono straordinario per tutte le morosità incolpevoli, in modo tale da bloccare la messa in stato di morosità portando conseguentemente il/la proprietaria a essere obbligato/a ad accettare la contrattazione.
Nell’ambito della creazione di fondi governativi a sostegno dell’affitto la discussione ha rilevato alcuni nodi da risolvere nell’ambito della definizione della “piccola e grande proprietà”. Partendo dall’idea di evitare l’accesso ai grandi proprietari – palazzinari – a ulteriori fondi che dovrebbero essere rivolti a coloro che maggiormente ne hanno bisogno, è uscita una proposta di stanziamento di un fondo straordinario a cui possono accedere alcuni proprietari sulla base delle proprie condizioni di reddito familiare. In altre parole, sarebbero le/i proprietari/e a dover richiedere un contributo per la propria sussistenza, a fronte della propria dipendenza economica dal canone d’affitto. Per gli affittuari invece il canone dev’essere semplicemente bloccato, non sospeso.
Relativamente a quest’ultima proposta, ci si è soffermati sulla situazione italiana; come è risaputo, solo una piccola percentuale di locatari rientra nella categoria dei “piccoli proprietari”, essendo il mercato immobiliare, specialmente nelle grandi città, in mano a grandi palazzinari che basano il proprio profitto sulla speculazione e lo sfruttamento di alcune delle categorie più precarie, spesso e volentieri a prezzi esorbitanti. È stato inoltre provato da varie esperienze personali, riportate nel gruppo facebook e non solo, che nella maggior parte dei casi di contrattazione sono proprio i grandi proprietari quelli più restii a scendere a patti per una riduzione del canone ai/alle propri/e inquilini/e. Da qui sono uscite tali proposte: laboratorio di studio “osservatorio sulle proprietà” (nella chat Telegram?), istituzione di patrimoniali su grandi redditi, la tassazione delle grandi proprietà.

Altro tema importante che non può prescindere dalla campagna sugli affitti è il pagamento di bollette e utenze. Eni, Enel e le grandi aziende dell’energia elettrica, del gas e del petrolio hanno fatturati da miliardi di euro annui, e sono tra le principali responsabili dell’inquinamento ambientale e della crisi climatica. Per altro, sembrano esserci forti relazioni tra le devastazioni ambientali, le deforestazioni e le emissioni di carbonio di cui queste aziende sono responsabili in tutto il mondo, e la diffusione del contagio covid-19. Mentre stiamo tutte e tutti chiusi in casa, le utenze di gas e luce sono destinate a schizzare alle stelle. Vogliamo allora organizzarci perché queste grandi aziende del gas e dell’elettricità che fanno profitti altissimi sulle salute delle persone e dell’ambiente, non possanno arricchirsi ulteriormente durante il lockdown e la pandemia in atto. La contrattazione con queste miultinazionali risulta però impraticabile, a differenza della vertenza sul pagamento dell’affitto. A fronte di ciò, ci rifiutiamo di pagare le bollette dei mesi in cui è decretato il lockdown e vogliamo con urgenza, da parte del governo, un blocco duraturo delle sospensioni dei servizi in caso di mancato pagamento. Il governo aveva accennato in una prima fase a un itervento sul tema delle utenze, per poi subire il potere delle multinazionali e fare marcia indietro. Le pratiche di sciopero delle utenze e di mancato pagamento, insieme a una comunicazione efficace e a una rivendicazione collettiva, potranno spingere il governo a riprendere in mano il tema.

Rent Strike: sciopero degli affitti. Sono tante le situazioni in cui singoli e famiglie devono decidere se pagare utenze e canone d’affitto o se avere qualcosa da mangiare nel proprio tavolo, per se stessi/e o per i propri cari. Per tale motivo lo sciopero dal pagamento del canone potrebbe essere la soluzione adatta, lo strumento politico, per portare pressione ai piani alti. Ma come portare avanti uno sciopero degli affitti? Anche grazie ai contributi portati da altre realtà europee abbiamo sviluppato una discussione in merito da cui sono usciti degli spunti interessanti: lo sciopero funziona se è coordinato e presenta una grande partecipazione. Per capire effettivamente la grandezza e la funzionalità della mobilitazione si potrebbe portare avanti una sorta di “censimento dello sciopero”, censimento anonimo online (e chi non ha connessione internet?) su chi pratica lo sciopero. Esso può trasformarsi in uno strumento di solidarietà e rafforzamento del tessuto sociale per capire effettivamente chi attualmente ha deciso di non pagare l’affitto e di scioperare e chi sarebbe disposto a farlo. Tale procedimento presenta delle difficoltà strutturali e legali, riconducibili anche a un’altra parola chiave: sfratto. Secondo il Decreto Cura Italia, gli sfratti in Italia sono stati bloccati fino al 1° settembre, misura che darebbe un po’ di tempo per poter organizzare la mobilitazione futura in vista di ciò che porterà il post-quarantena.

Diritto alla casa e reddito di quarantena: l’importanza dell’intersezionalità delle lotte. La campagna che vogliamo portare avanti non può prescindere dalla lotta per il reddito di quarantena, necessario per far fronte alla crisi sanitaria e economica attuale e alla crisi che si presenterà più tardi. L’emergenza sanitaria ha esasperato contraddizioni e profonde disuguaglianze radicate da tempo nel tessuto nazionale, europeo e globale. Sappiamo bene che, una volta passata l’emergenza, la crisi socio-economica – già in atto – sarà dirompente e invasiva. È dunque importante iniziare già da ora ad agire con una prospettiva di lungo periodo, organizzandoci per quello che sarà il post quarantena, riprendendo in mano alcune pratiche come quella delle occupazioni abitative.
La creazione di reti di solidarietà è punto focale per le mobilitazioni di oggi e di domani: è importante socializzare e rendere visibili tutti i casi di difficoltà, sfruttando tutti gli strumenti utilizzabili in questo momento e in tutti i luoghi attraversabili (supermercati o farmacie, ma soprattutto i propri condomini). Si è reso evidente il bisogno di costruire reti di solidarietà che possano anche essere importanti momenti di confronto in vista di altre assemblee, coinvolgendo persone in difficoltà fuori da realtà autorganizzate. Queste reti serviranno anche a contrastare un’eventuale ondata di sfratti e sgomberi post-crisi, uniti/e saremo più forti. Gli interventi in assemblea hanno riportato tante pratiche condivise e condivisibili: dalle staffette che si occupano di dare aiuto materiale a chi non ne ha i mezzi, agli sportelli legali e di assistenza, alla creazione di casse di mutuo soccorso. Interessante è stato anche lo spunto portato dai compagni spagnoli attraverso l’esperienza di creazione di comitati di condominio/quartiere. Comunichiamo con chi ci è a fianco, rompiamo le barriere.

Maggio è vicino: sciopero degli affitti di nuovo, dal locale, al nazionale, all’europeo. Come le testimonianze che abbiamo ricevuto dal resto d’Europa hanno dimostrato, è evidente che la crisi cambia solo la forma e le contraddizioni specifiche nel locale, ma non si arresta ai nostri confini nazionali. Il mese di maggio è ormai dietro l’angolo, ma a mala pena hanno iniziato a vedersi i primi versamenti dei famosi (e totalmente insufficienti) 600€ da parte dell’Inps. Il futuro è altamente incerto,i grandi industriali di Confindustria spingono per la riapertura ma gran parte dei lavoratori precari e autonomi continuerà a rimanere senza lavoro: si pensi al settore dei bar, della ristorazione, dello spettacolo, del turismo, delle partite IVA, dei servizi di cura alla persona non essenziali, della cultura e della conoscenza, solo per fare degli esempi. Anche a maggio la difficoltà a pagare gli affitti si ripresenterà, e vogliamo organizzarci ancor meglio di aprile per difendere collettivamente il nostro diritto all’abitare, anche quando i soldi per pagare l’affitto non ci sono. Crediamo che la giornata del primo maggio possa già essere un momento in cui chiedere a tutt* coloro che non stanno pagando l’affitto di rendere visibile lo sciopero, nei modi che riterranno opportuni. In seguito poi, una volta finita la fase 1 di contenimento del contagio, sarà necessario iniziare a riprendersi lo spazio pubblico, con intelligenza e responsabilità.
Avremo la possibilità di pensare a un’assemblea europea e di riconvocarci prima del 5 maggio con proposte già più strutturate?

Emergenza Affitti e Bollette Covid-19

Siti utili:
Rent Strike USA https://www.rent-strike.org
Huelga de Alquiler Spagna https://suspensionalquileres.org
Rent Strike Italy 2020 https://scioperodegliaffitti.noblogs.org
Gruppi Facebook: Emergenza Affitti e Bollette Covid-19
Gruppi Telegram: #scioperodegliaffitti2020

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