Verso Lotto Marzo, parola per parola – “Riproduzione sociale”

Con *riproduzione sociale* si fa riferimento alle attività che permettono la riproduzione della vita e della forza lavoro di ogni giorno.

Il lavoro riproduttivo riguarda quindi la cura dell’ambiente domestico e delle persone che lo abitano.

Di per se non è niente di negativo.

Lo diventa quando viene dato per scontato, quando viene affibbiato alle donne, come se fosse loro naturale mansione, quando non viene considerato un lavoro, e quindi viene escluso dal diritto ad una paga.

Oggi il lavoro riproduttivo non riguarda solo il proprio ambiente domestico.

È diventato infatti una realtà diffusa data la crescita del numero delle assistenti familiari (colf, badanti, baby sitter…), aumento determinato dalla maggior entrata delle donne di classe medie nel settore produttivo (lavoro produttivo sarà il prossimo termine).

Va precisato che la maggior parte delle lavoratrici domestiche a pagamento sono spesso migranti o donne razzializzate, spesso sfruttate, mal pagate e tenute in scacco dal ricatto dall’avere o meno o del mantenere o meno il permesso di soggiorno.

Lotto Marzo è il primo sciopero che tiene in conto dei diritti delle lavorator_ domestiche, salariate (e quindi svolto nelle case di famiglie o persone che godono di maggiori privilegi di chi svolge il lavoro che spesso non viene retribuita adeguatamente e deve sottostare a condizioni che nulla hanno a che fare con il lavoro di per sé) e delle lavoratrici domestiche non pagate perché viene dato per assodato che siano loro, in quanto donne, a svolgere quel lavoro in casa.

Non è un fregarsene del lavoro di cura e sospendere ogni attività di cura.

È una pratica collettiva per interrompere la privatizzazione, il dare per scontato che sia prerogativa femminile e che se salariato venga svolto da donne migranti o non nate nel paese in cui vivono.

Lotto Marzo il lavoro riproduttivo può scioperare.

Se ci fermiamo noi, si ferma il mondo.

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.