[DallaRete] Il caso Regeni depistaggio per depistaggio

NEWS_175660Dal 25 Gennaio, giorno della sua scomparsa, ad oggi, sono molte le ipotesi e le notizie dubbie arrivate sulla morte del 28enne italiano, ma la verità sembra lontana.

Dalla scomparsa di Giulio Regeni, avvenuta lo scorso 25 Gennaio al Cairo, il caso del giovane italiano è apparso subito misterioso. Dal 3 Febbraio, giorno del ritrovamento del suo cadavere, fino ad oggi, si sono susseguite svariate ipotesi sul suo decesso, ma nessuna verità. In questo senso non c’è stato un grande aiuto da parte delle autorità egiziane, che sembrano più interessate ad insabbiare il caso che a scoprirne i segreti. Ecco in ordine cronologico, le notizie e i depistaggi sul caso Regeni:

25 GENNAIO – Regeni lascia il suo appartamento al Cairo, nel quartiere di Dokki, e di lui si perdono le tracce. L’allarme sulla sua scomparsa scatta qualche giorno dopo.

4 FEBBRAIO – Il cadavere viene ritrovato in un fosso lungo la strada Cairo-Alessandria. All’inizio le autorità parlano di incidente stradale. Ma subito dopo il procuratore del Cairo, Ahmed Nagi, afferma che sul corpo ci sono segni di bruciature di sigaretta, torture, ferite da coltello e segni di “morte lenta”, come poi rivelerà la prima autopsia effettuata al Cairo.

6 FEBBRAIO – Le forze di Sicurezza egiziane fanno sapere di aver arrestato due persone, poi rilasciate.

7 FEBBRAIO – La salma arriva in Italia dove viene effettuata una nuova autopsia secondo cui la morte è legata alla frattura di una vertebra cervicale causata da un violento colpo. Rilevati anche segni di pestaggio, abrasioni e lesioni.

12 FEBBRAIO – Si svolgono i funerali a Fiumicello (Udine).

13 FEBBRAIO – Per diversi giorni, il Cairo ipotizza varie versioni, cambiandole di volta in volta: dall’omicidio a sfondo omosessuale, all’atto criminale, all’uccisione per mano di spie dei Fratelli Musulmani compiuto per creare imbarazzo al governo di Al Sisi.

24 FEBBRAIO – Il Ministro dell’Interno egiziano tira fuori l’ennesima versione, la vendetta per motivi personali.

1 MARZO – Indiscrezioni sull’autopsia egiziana rivelano che è stato torturato per almeno cinque, e forse addirittura sette giorni, ad intervalli di 10-14 ore, ma il Cairo smentisce.

14 MARZO – Il procuratore italiano Giuseppe Pignatone arriva al Cairo dove incontra il collega, Nabil Sadeq. Entrambi affermano che ‘i colloqui sono stati positivi’. Nello stesso giorno, un testimone riferisce che Regeni ebbe “un’accesa discussione” con un “altro straniero” dietro la sede del Consolato Italiano al Cairo. I media parlano anche di un video sulla lite in possesso del Consolato Italiano, ma anche questo – l’ennesimo depistaggio – viene smentito dalla notizia che le telecamere della sede diplomatica sono disattivate da Luglio.

24 MARZO – Il Ministero dell’Interno riferisce che le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso “cinque sequestratori di stranieri” e che, almeno secondo un paio di media egiziani, erano sospettati di un legame con la morte di Regeni. Il Ministero non conferma, nè smentisce anche se poi afferma che il passaporto e alcuni documenti del giovane sono stati ritrovati in un’abitazione della banda.

25 MARZO – Il Ministero dell’Interno egiziano precisa che “le indagini proseguono” in coordinamento con gli investigatori italiani. I genitori del ragazzo chiedono al governo di reagire “a questa oltraggiosa messa in scena”. “L’Italia insiste, vogliamo la verità”, scrive su twitter anche il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

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