Sgombero LUMe – La solidarietà


Le tante dimostrazione di solidarietà a LUMe dopo lo sgombero di ieri.

In continuo aggiornamento.

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SOLIDALI

SPAZI
Collettivo Lambretta
Collettivo Zam
Macao
Lato B
Eterotopia Spazio Pubblico Autogestito (San Donato)
Ca’ Bembo Liberata (Venezia)
Ca’ Tortuga (Venezia)
Libreria Colibrì
Làbas (Bologna)
Tpo (Bologna)
Piano Terra
Csa Pacì Paciana (Bergamo)
Soy Mendel
Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito
L@P Asilo 31(Benevento)
Insurgencia (Napoli)
Sos Fornace (Rho)
Centro Sociale Cantiere
Mehringhof (Berlino)

MUSICA
Anne Bocato Grupo
Camilla Battaglia
3Albot
tiny:tales
Deaf Kaki Chumpy
I Am a Fish
Black Botton Jazz Band
Gen Cotena 4tet
Eazy Quarter
Triottico
Jaggae
All Fruits
Samoa Wedding Trio
I Casi
Blind Buddy Blues
Humberto Amesquita
Alex Levine Quartet
Tano e l’Ora d’Aria
Skassapunka
Bomas Trio

TEATRO
Lume Teatro
Tournée Da Bar
ATIR Teatro Ringhiera
L’Amalgama – Collettivo Teatrale
(Quale) Inferno
Valentina Picello
Cristina Castigliola
EMM – Erica Mela Magagnato

ASSOCIAZIONI
Sando Calling
Associazione APE
L’altra Milano
ACT Milano
Radio dei Navigli
Arte Precaria
iLight
Zona 3 per la Costituzione
Associazione Carmilla
Stare al Galla

COLLETTIVI
Rete della Conoscenza Milano
Tempi diVersi
Altrementiblog
Off Topic
Vermi di Rouge
Rete Studenti Milano
Zam HipHop Lab
CUR – Collettivo Universitario Refresh
Collettivo Li.S.C
LUR – Libera Università di Roma
Sapienza Clandestina
Lo’n’da
Cut Collettivo Universitario TheTake
Kokoshcka Revival
LUBO – Libera Università di Bologna
Collettivo S.P.A.M
Collettivo Controvento
Collettivo Cucina Sociale
Italia Libera Civile e Laica = Italia Antifascista

POLITICA
Luciano Muhlbauer
Sinistra X Milano
Marco Mazzei X Milano
USB Unione Sindacale di Base
Giovani Democratici Milano Città
Partito della Rifondazione Comunista PRC Federazione di Milano
Possibile Milano

 

Ragazze e ragazzi, davvero non so cosa dire.
Ho speso un paio di giorni a leggere, pensare. Cercavo articoli che parlassero di voi, di noi.
Ok premetto una cosa: non sono un iper-presente, un mattone della cripta per intenderci. Ci sono passato qualche volta, quasi sempre per le serate jazz, con una mia cara amica, appassionata del genere anche lei. (E io di lei, ma pazienza ahah)
Mi sono seduto nella cripta, piccola ma immensa, col suono a scorrerti sulle tempie e i musicisti che ti sorridono, li vedi godere mentre suonano.
E i piani superiori.. ci sono salito una volta, una sola volta purtroppo, ma ho potuto vedere Milano da un angolo diverso, da una finestra che, seppur non era al 500* piano, ha spaziato davanti a me per migliaia di chilometri.
LUMe l’ho scoperto quasi per caso, andando in FdP un giorno di novembre, nebbiolina fitta e fastidiosa mentre marciavo nelle pozzanghere della sera prima; ho visto la porta nel vicolo per errore quasi, ho alzato lo sguardo senza volerlo.
E anche se per una minuscola parte, mi sono sentito anche io una “fiammella” di LUMe. Io vengo da fuori, ma il jazz a Milano per me è il LUMe.
Non mi resta che ringraziarvi per quelle serate in compagnia di amici e buona musica. Grazie davvero. E a prestissimo rivederci.
#LumeNonSiSpegne

Moonlight Writing

 

Mentre muovo verso Sud è difficilissimo non pensare alla ferita aperta che segnerà questa estate. L’infamia dello sgombero di LUMe ha rovinato le vacanze ad un bel po’ di persone. Pensare che circa una cinquantina di forze dell’ordine, armate fino ai denti, hanno svuotato il posto in cui da più di due anni un’intera generazione universitaria incontrava il resto del mondo e discuteva di come trasformarlo e renderlo migliore, partendo dalla forza propulsiva ed egemonica della cultura e dell’arte in tutte le sue manifestazioni, mi fa quasi sentire in colpa perché forse ognuno di noi (probabilmente io per primo) ogni giorno non fa abbastanza. Il mercato, con le sue logiche del profitto, vincerà sul sapere finché tutti noi non ci impossesseremo degli strumenti adeguati per superarlo, che alla fine è quello che LUMe ci ha insegnato in questi anni e che continuerà ad insegnarci. Forse non lo continuerà a fare nella cripta, o forse sì, però LUMe non si spegnerà. Non si spegnerà perché a LUMe chi è entrato anche solo per vedere com’era, c’è sempre tornato almeno la seconda volta. LUMe non ha più bisogno di presentazioni, LUMe esiste dentro ognuno di noi, LUMe è una lampadina che si accende di fronte ad ogni ingiustizia, LUMe è un luce di speranza per chi sogna una società equa e solidale per tutti, LUMe è un rifugio che accoglie chi non ha un tetto o chi ce l’ha ma non ci vive bene, LUMe è una indissolubile catena umana di compagni e compagne pronti a dare la parte migliore gli uni per gli altri. Potete circondare tutti di filo spinato, mettere nei nostri sentieri le mine antiuomo ma LUMe non si spegne!
Alla lotta!

Marco Loria, studente, compagno e rappresentante universitatrio

 

la prima volta che ho letto a Lume c’era tanta gente lo spazio era stretto io timida imbarazzata nascosta dietrodentro il mio corpo di legno. non sapevo leggere ma avevo davvero bisogno di farlo in quel momento in quel periodo avevo appena scoperto la poesia e RossoCinque. avevo scoperto che esistevano dei posti in cui si poteva darsi voce e prima non ne avevo idea. questo era due gennai fa Lume, non avevo idea di che cosa volesse dire quel posto, trovando l’evento avevo davvero creduto fosse un bar, non non avevo idea di che cosa fosse un centro sociale e che cosa poteva voler dire leggere la propria roba davanti a qualcuno che non ti conosceva, che volto indossare aprendo il quaderno iniziando a leggere e allora ho ficcato la faccia nell’espressione delle recite scolastiche in cui un po’ scocciato devi sembrarlo
la sensazione la ricordo bene
fatto sta che quella sera, come nella maggior parte delle serate successive, qualcuno era davanti ad altre venti trenta persone col freddo abbordato ai piedi e una stufetta troppo piccola e l’ombelico a sorrisone solo per l’ascolto per l’occasione per gli occhi grandi da trovare oltre al libro quaderno foglio stretto tra le mani
ho continuato (forse anche imparato) a leggere a Rossocinque mentre quest’anno scoprivo d’aver l’angina pectoris
non c’erano solo libri poesia ma c’era anche il teatro la musica le jam. ho smesso d’esserci con frequenza, ma a partire da voi ho conosciuto un mondo che dà spazio all’arte le dà importanza le bacia le mani la invita a ballare ed è un continuo corteggiamento un continuo andare, è una ficata una potenza che esistano tanti che danno il proprio tempo a questo in un tempo in cui i grandi consigliano di ascoltar le proprie vocazioni “ma non troppo”
ho letto davvero tanti post di solidarietà a Lume e il mio non servirà a farlo brillare meglio ma sentivo di farlo col cuore e non volevo tenermi i pensieri. sono megalontana da milano, ma volevo dire che anche io vi sostengo con le mani alte anche con i kilometri tra le gambe. chè Lume non era un posto ma tutti quelli che si riunivano lì lo rendevano posto tana casa ascolto attenzione e voglia di fare. c’è una frasona che mi corre tra le orecchie in questi mesi e lume la rappresenta bene “essere, piuttosto che arrivare” e a lume si poteva fare

Utente Facebook anonimo

Non sono mai stato un grande frequentatore di spazi occupati, non sono mai stato un grande attivista, non sono mai stato impegnato attivamente in questioni riguardanti la politica, la società o altro. Insomma, ho sempre guardato da lontano.

Ho sempre apprezzato però quelli che lo fanno in maniera convinta, quelli che si impegnano e lo fanno per passione, niente altro.

Lume l’ho conosciuto poco, ma quel poco mi è bastato. Chi è stato ad una serata jazz per esempio sa bene qual è l’atmosfera che regnava.

Il silenzio.

Sembra assurdo, ma in quello spazio piccolo piccolo, con persone sempre diverse, di qualsiasi provenienza, di qualsiasi vestito (si, i vestiti contano quando si parla di questi spazi) regnava il silenzio.

Le persone, incredibilmente, ascoltavano!

Certo, non è la Scala: si fumava si beveva ci si abbracciava si andava e veniva e ad ogni brano terminato era il tripudio di applausi fischi sedie e piedi tamburellanti.

Ma quando i musicisti suonavano, tornava il silenzio.

A me è piaciuto per questo, ma da oggi il silenzio sarà assordante.

Nicolò Gregorio Piuzzi

 

Quando giustizia equivale a ingiustizia.
Un centro sociale, un luogo occupato, uno spazio abbandonato a se stesso.
Preso tra le mani di ragazzi in gamba e con tanta voglia di fare è diventato un centro culturale, l’unico centro occupato in cui grandi jazzisti, musicisti e musicanti suonano a prezzi popolari, nella più completa serenità e umanità.
Ma questo non vuol dire giustizia, questo vuol dire collettività e partecipazione, creatività e organizzazione.
Quindi cosa vuole dire giustizia?
Giustizia, in questo caso, vuole dire sgomberare, chiudere e abbandonare di nuovo.
Perché la giustizia lavora così, con gli scudi e le camionette, perché non ci sono armi migliore di quelle contro la musica e la bellezza.
Ma LUME – Laboratorio Universitario MEtropolitano, non si spegne, anzi, si metterà a brillare ancora più luminoso di prima.
Dedicato ad uno degli spazi più belli di tutta Milano, non solo per la suggestiva location, ma per la gente che lo compone.
#Lumenonsispegne

Emanuele

 

POSSONO SGOMBERARE IL LUME MA NON LE SUE IDEE

Io non so cosa voglio fare del mio futuro, non so di cosa ne sarà la mia vita dopo l’università. Non lo so perché tutto quello che ho intorno mi spaventa, mi immobilizza, mi annichilisce, mi tappa le ali per impacchettarle in qualche impiego standard che si inserisca all’interno degli ingranaggi della grande macchina capitalista.
Oggi la cultura è allo sbando:
è snobbata dai media perchè non fa audience,
è derisa nei social network perché ti mostra debole,
è repressa dalle istituzioni perché ne hanno paura,
la cultura è il grande sacrificio da porre all’altare dell’apparenza, della velocità, del materialismo e del profitto.
Eppure, alla fine della corsa, non sono per caso l’arte, l’amore, la musica, la cultura e lo stare insieme che colorano e danno un senso alla nostra esistenza?

Troppe persone se ne stanno dimenticando, forse perché spaventati dal futuro incerto, forse perché traviati dai dettami di famiglia/scuola/istituzioni. Eppure a Milano c’è ancora qualcosa che resiste, qualcosa che da due anni in modo spontaneo e familiare tiene accesa l’incandescente fiamma dell’arte, questo posto si chiama LUME e ieri delle marionette in divisa hanno provato a spegnerlo, colpendolo nel modo più infimo possibile.
Quel che però non potevano sapere (per evidenti limiti culturali) è che non bastano certo due pezzi di legno ed un filo spinato ad uccidere l’arte poichè essa non risiede all’interno di quattro mura ma è custodita nel cuore di chi la vive, di chi la produce, di chi la diffonde.
Credevano di uccidere il Lume, invece l’hanno alimentato ancora di più: in centinaia abbiamo invaso spontaneamente la piazza, animandola come il Lume ci ha sempre insegnato: a suon di jazz, di teatro, di poesie, di balli, di libertà, di risate ed allegria.
E’ questa la grande eredità della giornata di ieri: la consapevolezza che il LUME vive, splende, arde in ognuno di noi aldilà dei luoghi, aldilà dei confini ed aldilà anche delle persone. Perché il LUME è un’idea, è un concetto, è un patrimonio di chi ama la bellezza. Una luce che una volta accesa, non ti abbandona mai.

Diego M., studente, si illude blaterando in una webradio

 

Solidarietà al Lume sotto sgombero

Questa mattina lo spazio Lume, Laboratorio Universitario metropolitano in via San Nazaro è stato sgomberato dalle forze di polizia con il consueto spiegamento di forze e la blindatura dell’intera area circostante.
Nel centro della città-vetrina sembra non esserci spazio per chi da oltre due anni promuove arte, cultura e politica dal basso attraverso concerti, letture e momenti di aggregazione che hanno coinvolto migliaia di persone, giovani, artisti, studenti. In una Milano dove la cultura è sempre meno accessibile e più costosa, dove una gentrificazione selvaggia cerca di marginalizzare esperienze autogestite in interi quartieri sempre meno attenzione viene data alla domanda di luoghi in cui esprimere creatività, politica e socialità.
Il Partito della Rifondazione Comunista di Milano esprime la massima solidarietà al Lume, invitiamo tutte e tutti a essere presenti oggi pomeriggio ALLE ORE 16.30 ALL’ASSEMBLEA PUBBLICA E PRESIDIO IN PIAZZA SAN NAZARO

Partito della Rifondazione Comunista PRC Federazione di Milano

 

Ragazzi la Resistenza non è mai fini e non sarà interrotta la Resistenza vive nella lotta.
Tutti ci rivedremo a settembre

Marco Pinotti

 

A sketch of the facade of LUMe after its last jazz show, before closing for the holidays

LUMe was an occupied space but did not harbor extremists, rather a cultural centre that celebrated politics, art, music and freedom. As a space it was truely magical and something that needed to be experienced.
It was easily my favorite place to go to on a normally boring Wednesday night, a kind of second home to meet my closest friends, all of whom I met there.
I would attened gigs in the crypt almost weekly since the first time I discovered it but sadly yesterday, the space was taken over by the police without any prior notice. It had also recently celebrated its 2 year anniversary in April.
I am sure that it will take a new form and be back as something bigger and greater.

Grazie mille LUMe, it’s been a pleasure.
#lumenonsispegne

 

Caro LUME,
Ho suonato da voi a febbraio (Henry Beckett) e sono stato accolto come raramente mi è capitato nel corso dei miei live. Si era creata per la prima volta nella mia esperienza quell’atmosfera che ora chiamo “L’Isola che non c’è”, quella che ora ricerco in ogni mio concerto ma che continua a essere rara.
Purtroppo non ho vissuto il Lume, e per questo sono colpevolmente un po’ un estraneo, ma ho sentito l’importanza del suo esserci.
L’imposizione di un potere freddo su qualcosa dagli intenti magici è segno di una malattia che da lottare mi rendo conto sia sfinente.
Seguirò il vostro impegno per non spegnere il Lume e mi metto a disposizione (ovviamente senza costi) con le mie canzoni per qualsiasi evento che vogliate organizzare per tenere vivo il Lume. Sarò poco in Italia fino a inizio settembre, ma nel caso mi piacerebbe che sapeste che sono disponibile.

Henry Beckett, musicista

 

Mercoledì. La crisi di metà settimana per tutti i ciòvani studenti. Eppure un modo per evadere c’è. La cripta nel cuore di Milano, così autentica e misteriosa, è il rimedio a tutto.
L’appuntamento del mercoledì jazz a LUME è sempre stata la certezza nei due anni in cui è iniziata la mia vita a Milano. Presto o tardi la serata finiva sempre lì, tra sguardi incrociati, sensi inebriati, balli improvvisati, avvolti dalla magica melodia jazz proveniente dalla cripta misteriosa capace di creare un’atmosfera unica e assai rara per una città come Milano, in cui il tempo sembrava essersi fermato agli anni 70. Una Rivoluzione, la nostra, nata da cultura e socialità dal basso.
Tutto questo non può e non deve finire. Non possiamo darla vinta un’ennesima volta alla retorica pretestuosa di sicurezza e decoro. Invadiamo le piazze con arte, cultura, socialità, condivisione. Mobilitiamoci e indigniamoci! La reazione post sgombero è stata sicuramente una botta d’aria fresca indispensabile che però non può esaurirsi alla sola giornata di ieri. Facciamo di tutto ciò la nostra promessa e scommessa perché Lume non può essere spento!

Irene, studentessa e danzatrice

 

Stamattina, in un risveglio difficile, ho pensato queste cose sulla serata di ieri. Le ho buttate giù.

VORREI ESSERE UN TURISTA IN VACANZA

Oggi vorrei essere un turista in vacanza.

Arrivare la sera da Porta Romana, e imbattermi per caso in un gruppo folto di ragazzi che cantano, leggono e si sorridono davanti a una chiesa. Vorrei non capire all’inizio, provenendo da un paese diverso, non so dalla Scandinavia, dove, penso, queste cose non succedono. O se succedono, se anche lì accade che un collettivo di giovani che fanno cultura venga cacciato dalla polizia un giorno di mezza estate, comunque il turista in vacanza medio scandinavo queste cose non le sa. Non le capisce. Vorrei quindi rimanere interdetto davanti alle camionette dalla polizia; li guardo e sorridono, certo hanno le facce un po’ truci ma sembrano rilassati. Poi piano piano mi piacerebbe immaginare la situazione, le conseguenze, prenderci familiarità, passare lì qualche ora, ammaliato dall’inglese migliore del mio dei ragazzi in cerchio, a cui all’inizio ho solo chiesto un accendino.

Oppure vorrei essere un turista in vacanza da un luogo caldo, che ne so la Bologna degli anni ’70, essere paracadutato nel 2017 e scoprire rassegnato che la musica in fondo non è cambiata, certo Cossiga non manda più i carri armati, ma insomma.

Infine oggi vorrei essere un turista in vacanza, un ricco signore sudamericano, cileno magari, che non ha mai amato o voluto la democrazia. Figlio di un ricco commerciante, mai ufficialmente dentro il regime ma neanche fuori: la tipica zona grigia. Mi piacerebbe capitare lì tardi, lasciata la famiglia in hotel, con la mia guida personale che cerca di spiegarmi, non si arrende al mio iniziale disgusto, mi fa fare un giro tra le belle facce degli studenti, vedere le candele accese e le foto nonostante tutto felici, gli strumenti in giro e la birra ad offerta libera; io non l’avrei bevuta mai, ma lui l’ha voluta, ha la forza intellettuale di fare aspettare la persona che lo paga. I giovani attori -ho capito che lo sono, mastico un po’ d’italiano- leggono testi che non mi piacciono, ma non riesco a non pensare a quella luce nei loro occhi, è una cosa che non conosco. La guida mi dice che il posto che è stato chiuso, il centro sociale, si chiama Lume. Un bel nome, penso. Poi faccio ancora un giro, ma scappo non resisto più. La mia guida non mi vede, poi mi insegue e mi guarda interrogativa. Le dico che c’era un’aria che non potevo sopportare in quello che vedevo: avrebbe potuto stravolgere cinquantacinque anni di pensiero controllato.

Oggi vorrei essere un turista in vacanza, e vedere i ragazzi di Milano che resistono da una prospettiva diversa.

Alberto, studente e scrittore

 

Come molti, sono stata al Lume solo una volta, ma è bastato per desiderare di tornare in quel magico luogo con i mattoni a vista, colmo di anime giovani, leggere e sognanti, ogni mercoledì, per quell’incontro tra arte, musica, cultura, vero e genuino.

Il jazz è qualcosa che mi fa innamorare ogni volta, con le sue note libere, liberi come i tanti studenti, ragazzi o semplicemente persone, che trovavano nel lume la possibilità di avere un luogo dove condividere la realtà, attimi di vita veri.
Niente di tutto ciò dovrebbe essere “sgomberato” perché unico ed invidiabile luogo diventato “Nostro”, di chiunque ne ha potuto assaporare un po’ e non avrebbe voluto smettere di ritrovare quella magia.

Ci mancherai Lume.

Ilaria, studentessa, pittrice per passione

 

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Sono stato al LUMe soltanto una volta, a febbraio: ci sarei andato più spesso, ma per me Milano non è dietro l’angolo.
Eppure ne conservo un magnifico ricordo, non soltanto per il bellissimo spettacolo che vidi quella sera, ma anche perché si avvertiva subito un’atmosfera affascinante, piacevole, ricca di voglia di fare e di condivisione. E’ un posto che ti trasmette ottimismo, un luogo che ti fa pensare “vuoi vedere che stavolta…”
E invece no. Nemmeno stavolta.
Solita storia?
A quanto pare sì. L’ennesima, stramaledetta chiusura, con sgombero annesso. Che tristezza.
O forse no. Forse va bene così.
Ma sì che va bene. Va molto bene, anzi, di bene in meglio!
Ma certo, chiudetelo. Chiudeteci. Chiudeteci tutto.
Chiudeteci i teatri, sbarrate le sale, negateci gli spazi.
Tirateci tutto il fango possibile addosso.
Bocciateci tutti quanti i progetti, mi raccomando.
Tanto si sa, una motivazione si trova sempre.
Siamo giovani, siamo inesperti, siamo gli ultimi arrivati, c’è gente che sta lì a far sempre le stesse cose da centinaia di anni, loro sì che vanno bene, non pretenderemmo mica di essere più bravi di loro?!
Nuove idee, nuove proposte? Ma perché? Perché cambiare, non è meglio l’usato sicuro fino allo sfinimento, da sempre e per sempre, nei secoli dei secoli?!
E se lo spazio ce lo prendiamo da soli? Lo salviamo dal vuoto, dal marcire lentamente nell’inutilizzo, lo rimettiamo a nuovo e lo trasformiamo in un luogo di cultura. Senza rubare gli spazi istituzionali di nessuno. Non è fantastico? Neanche così va bene?
Eh no, neanche così. Perché è occupazione. E’ degrado.
Quella stessa burocrazia che, quando si tratta di concederti uno spazio, è lenta, pachidermica e distratta, quando si tratta invece di sgomberare quegli spazi culturali che tu, esasperato dalla sua lentezza, non hai potuto fare a meno di occupare, diventa invece veloce, inesorabile, implacabile. Chissà, forse pecchiamo di hybris. Perché provare a ridare vita a un luogo chiuso? Lasciamolo al suo destino, lasciamolo inutilizzato a marcire, no? Forse è nella cocciuta sfida al destino deciso per questi ambienti che sta la nostra superbia.
E i dibattiti, le assemblee, gli spazi di discussione, i concerti, le esposizioni, gli spettacoli, le mostre, i cineforum? Non contano. Non vale niente: il posto è occupato, e si sa, questo genere di posti provoca degrado.
Degrado. Mentre un pezzo di città e di comunità che muore ogni qual volta si chiude uno spazio di cultura, quello no, non è degrado.
E’ una questione di sicurezza. Mentre il deserto che si crea man mano che si uccidono gli ambienti che creano arte, quello sì che è sicuro.
Del resto le conosciamo le regole del gioco. Per qualche misteriosa ragione, mentre in altri Paesi l’arte, la cultura, la condivisione sono coltivate con cura come dei bellissimi fiori, qui da noi sono trattate come delle erbacce.
Ebbene, non ci resta che stare al gioco. Siamo erbacce? Saremo erbacce. Gramigna, per esempio. Quella che per quanto cerchi di sradicarla, poi rispunta sempre di nuovo fuori.
E allora saremo gramigna.
Provate pure a sradicarci tutte le volte che volete.
Noi rispunteremo fuori un’altra volta, una volta in più, e torneremo.
Torneremo sempre.

Lahire Tortora

 

Grazie a lume e a tutta la luce che porta con se. Grazie alle persone straordinarie che ieri hanno acceso la piazza, a chi ha suonato, letto, ballato.. un grazie in particolare ai due ragazzi che hanno letto il mio testo, é stato speciale. Sono sicura che si troverà un posto ancora più bello!

Chiara Azzolini

 

Il Lume non si spegne !
Grazie per quello che fate, per quello che avete fatto, per quello che farete e per quello che siete.
Avete creato qualcosa di magico, avete ricavato una casa per anime da una cripta abbandonata.

Camilla Zampiero

 

“Pensavo non me ne fregasse niente della lotta politica fino a che qualcuno a LUMe, non mi ha detto che tutto è politica, anche la cultura lo è, e dunque anche la resistenza culturale lo è, e anche se mi è difficile comprenderlo, ho deciso di crederci. Puoi resistere per un po’, per un giorno, per un giorno è abbastanza poco; per un anno, che è già un discreto periodo; puoi resistere per cinque o dieci anni, che sono molti anni se li passi a resistere. Poi dipende. Dipende anche a cosa opponi resistenza. Al solletico, un uomo di media resistenza, resiste si e no un minuto. E anche qua dipende. Dipende dal perché resisti.”

Gimmi, poeta non conclamato

 

“La prima volta che sono entrata a Lume ho pensato ‘finalmente’.
Finalmente un posto dove la cultura viene liberata da tutti i suoi stereotipi.
Perchè è fin troppo facile, se non si sta attenti, farsi convincere che:
La cultura è per gli intellettuali
La cultura è noiosa
La cultura è stantia
La cultura è ferma
La cultura è inutile
La cultura non è politica
La cultura è superflua.
Quindi, ho pensato: finalmente un posto a portata di mano in cui cultura, arte e leggerezza camminano fianco a fianco.
Un posto in cui puoi uscire la sera e ascoltare poesie.
In cui il venerdì sera i ragazzi vanno a teatro. Spontaneamente.
Lume è il punto d’incontro che avevo sempre cercato senza successo. E trovarlo è stato un sollievo. Quindi, ‘finalmente’.

La prima volta che sono entrata a Lume ero in quinta liceo. Leggevo poesie, quando capitava andavo a teatro o ad ascoltare musica.
Sono tutte cose, specialmente le prime, che difficilmente si riescono a slegare dal loro contesto puramente accademico ed elitario.
Perchè diciamocelo, la cultura non è solo per gli intellettuali, ma la cultura è molto spesso elitaria, è molto spesso pretenziosa.
E per questo, pian piano si avvelena.
La cultura sta morendo, o, meno apocalitticamente parlando, sta soffrendo, perchè non riesce a emanciparsi da quegli ambienti artificiosi e artificiali che la tengono imprigionata in un orizzonte di pochi metri quadri.
Perchè non riesce a scardinarsi da contesti che ne ammazzano la spontaneità.
E l’arte è spontanea, l’arte è libera, l’arte è figlia e madre della vita e ne rispecchia ogni singola sfaccettatura. E per questo l’arte dovrebbe essere onnipresente, e abbracciare ogni aspetto della vita. Anche il Venerdì sera.

In quinta liceo studiavo Pavese, e un Venerdì sera a Lume ho ascoltato una ragazza leggere le sue poesie ad alta voce in un cerchio di orecchie attente.
Mi lamentavo che la cultura fosse spesso poco accessibile, perchè per andare a teatro ho raramente speso meno di quindici euro.
Sono andata a Lume e con due euro ho passato la serata a guardare attori all’opera.
Il mio professore di filosofia in classe citava Gramsci, e un giorno passando davanti a Lume ho visto che dipingevano sulla facciata ‘odio gli indifferenti’.
Intorno, era tutto un carnevale di tele colorate e ragazzi che dipingevano in mezzo alla strada. Che facevano arte seduti per terra.
Quelle tele sono rimaste appese per mesi, ad abbellire muri che prima erano in disuso. Che non guardava nessuno.
[E sono monotona, ma voglio calcare la mano sul fatto che ogni Mercoledì sera davanti a vicolo Santa Caterina c’era una bella folla. Una folla di ragazzi che passavano la serata in un posto dove si ascolta Jazz, si appendono quadri, si cita Gramsci.
Questa è la rivoluzione della cultura. È la cultura che diventa spontanea. Che fiorisce per le strade. Che si fa largo in luoghi che prima le lasciavano poco spazio.
I muri di Milano sono tappezzati di poesie. Ditemi se non è un piccolo atto di rivoluzione].

Oggi hanno cercato di fermare questa piccola rivoluzione. Hanno cercato di soffocare la Libera Cultura.
Il giorno in cui la burocrazia e quella che occhi ciechi e menti ottuse chiamano ‘legalità’ avranno il potere di fermare la cultura, anche l’arte sarà morta.
Grazie al cielo, l’arte non può morire, la cultura non può essere soffocata.
Quando camminate per strada fate attenzione: ogni poesia appesa ai muri o letta ad alta voce sui marciapiedi, ogni suono di strumenti che sfugge quasi per caso da finestre malchiuse in piccoli vicoli, è una rivoluzione appena accennata, un fiore che sboccia.
E nessuno può fermare questa primavera. “

Clelia, studentessa

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“Vediamolo il marciume in questo paese, vi prego riconosciamolo. Riconosciamo che i luoghi di crescita per gli individui e del loro pensiero non sono quelli che ci vengono dati dallo Stato, bensì sono quei luoghi spontanei nati dalla necessità di crescita culturale e di aggregazione che purtroppo non troviamo in altre istituzioni. Ci troviamo a doverci nascondere se vogliamo fare arte, musica, teatro, pensiero. Ma per quale ragione? La cultura non deve far paura.

Giovani pensatori alla ricerca di valori e di stimoli non possono essere etichettati come minaccia per lo stato ed i luoghi di aggregazione e crescita artistica non devono essere sgomberati.
Lo sgombero di questa mattina di LUMe deve essere manifesto di ciò che non sta funzionando in questo Paese. Perché io parlo con la voce di una giovane che non vuole essere riempita di sole nozioni, ma di valori. Voglio vivere sapendo che questa mia necessità in quanto essere umano venga alimentata e sostenuta, non soffocata. Quindi guardiamoci intorno e prendiamo coscienza di ciò che sta succedendo. Parliamone, manteniamo vivo il discorso poiché realtà come questa in Italia ce ne sono tante rimaste isolate, sosteniamoci a vicenda. Con questi pensieri di rabbia ed amarezza non voglio rimanere sola.

Che la disgregazione che ci impongono non ci tocchi. Restiamo uniti, pensanti e liberi.

Lume e la cultura non si spengono”

Emma, studentessa e pittrice

 

“Mi capitava di uscire dal Teatro alla Scala, dopo una soirée di balletto o uno spettacolo d’opera, e arrivare a Lume ancora in ghingheri, con giacca e papillon. Dai saloni dorati della crème meneghina ai locali affollati di un centro sociale. Dalla finzione di una decadente società pregna d’ipocrisia alla fecondità magmatica dell’autentico e vero spirito ribelle.

E se una persona in maglietta e pantaloncini alla Scala non può entrare, a LUME – Laboratorio Universitario MEtropolitano potevi entrare anche in smoking e cravattino.

Un luogo della Milano storica, l’antica Osteria della Pergola di manzoniana memoria, in cui chiunque liberamente poteva fare e sperimentare arte, poesia e musica. Uno spazio autorganizzato, di alto livello culturale, fuori dalle leggi del mercato e contro le logiche del profitto. Non dava fastidio a nessuno, ma tanta soddisfazione a molte persone.

Chiedono spesso: “che cosa fanno i giovani per migliorare il mondo?”.
Chiederei piuttosto: “che cosa fate voi per non peggiorarlo?”.
Avete preferito rispettare pedissequamente quelle stesse leggi (ingiuste!) che avevano lasciato al totale abbandono un luogo storico piuttosto che ascoltare e guardare e leggere, con il cuore, le letture, le mostre, i concerti che a Lume erano il pane quotidiano.

A Milano si paga tutto, niente è gratis. E lentamente muore questa città che non vuole più sognare….

Marco, musicista, giornalista, amante, critico, intellettuale

 

Una delle migliori realtà a Milano, certamente diversa, innovativa era davvero alla portata di tutti. Ho potuto assistere a delle meravigliose Jam, che sono state capaci di commuovermi e salvarmi da serate davvero cupe e solitarie. Ho lasciato molte delle migliori risate in quei vicoli, ho visto per la prima volta uno dei sorrisi più belli che avrei incrociato nella vita, ho assistito a mostre bellissime, ho visto svettare Milano sotto di me, ho bevuto birre trovando sempre generosi sorrisi al bar, ho visto la bellezza di chi fa e non per soldi, per tutte le volte che mi facevano entrare comunque, ho sentito del vero calore in quel mondo incantato. Ho fatto partire un progetto -la nave- che speravo di poter far passare tra quei muri. E l’ho pensato proprio dopo una serata a lume, vedendo come spesso le piccole realtà sono le più vere.

Grazie di cuore, vi abbraccio forte, vorrei essere con voi al presidio ma non sono in città purtroppo.

Spino

 

Sgomberi e repressione Milano non diventerà un deserto politico/culturale.

Milano 25 luglio 2007.

L’Unione Sindacale di Base condanna l’operato delle forze dell’ordine che questa mattina hanno sgomberato il laboratorio universitari metropolitano Lume.
Come U.S.B. ci sentiamo vicine/i a chi ha dato vita per 2 anni a questo spazio di informazione, di lotta politica e proposta culturale e musicale.
Eravamo presenti come comitato per il NO al Referendum Costituzionale, insieme a tanti altri ospitati in quello spazio, per aspettare e festeggiare tutte/i insieme la vittoria referendaria.
Milano ha bisogno di uno spazio universitario metropolitano dove poter continuare a confrontarci e arricchirci con proposte culturali.
Non resteremo a guardare chi governa la città attraverso sgomberi e manganelli: saremo presenti alle vostre iniziative in programma fino a riprenderci tutte tutti insieme tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

Esecutivo Confederale USB Lombardia

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Tutti i giorni che hanno mangiato i nostri pomeriggi scomparsi in un buio assordante, e brividi, parole incomplete. Gli ultimi raggi della sera chiedono urla sui muri mostruosi della città, sulle rotaie insanguinate. E in questo mestruo d’ombre, come il regalo di un bambino al genitore, rimane un silenzio, a guardare. Non un sospiro. Non un sussurro. Non ci hanno lasciato il tempo, non ci hanno dato spazio mai. Lo stesso silenzio sporcherà i testi calici, i sorrisi opachi di chi ha vinto. Di nuovo. E come cani sull’asfalto tornerà maggio a baciarci le labbra. La verità, è che non ci hanno mai capito. Quel silenzio conteneva le grida portate a casa con cura da scuola, gli insulti, la protesta delle dita ammucchiate in tasca. Oggi torna quel silenzio sporco e felice che presto cresce come cosa umana e esplode.

Cecilia Gaipa

 

Vicolo Santa Caterina – Milano,
25 luglio 2067.
“Vi ricordate? 50 anni fa credevano di aver spento LUMe!”

Marco Loria

 

Abito a Milano da due anni, all”inizio una delle mie preoccupazioni principali dell’essere una fuori-sede era l’impossibilità di continuare ad ascoltare Jazz quotidianamente (essendo figlia di musicisti ho papà che suona nel suo studio tutte le sere). Poi tramite amici vari ho scoperto LUMe e sono entrata nella cripta.
Il primo pensiero che ho avuto è stato: “Ma sul serio ci sono RAGAZZI che fanno Jazz a due euro?” Ero meravigliata ed emozionata!
Band live ogni settimana, Jam session ogni settimana, musica ovunque: nella cripta, in saletta, in piazza!!! Incontri autentici di stili, di sguardi, artistici, fotografici, culturali, un uragano unico di colori ed espressività.

Lume non può morire, non possono ucciderlo, perché l’arte, la cultura e la musica sono eterne. La voglia di proclamarle ogni giorno è eterna!!
Non basteranno delle camionette e dei manganelli.
Purtroppo non posso partecipare oggi all’incontro, essendo tornata a casa per le vacanze, ma sono vicina a tutti voi.
FATEVI SENTIRE!!!!!!

Ilaria Hayley Guerra

 

Cari amici del LUMe,
desidero manifestarvi tutta la mia solidarietà per quanto è successo.
Ho scoperto LUMe per caso il giorno del mio compleanno quando sono venuto a sentire degli amici suonare: dopo il concerto è partita una jam session travolgente che ancora ricordo con un sorriso. Sono tornato altre volte a suonare e ad ascoltare concerti molto belli, freschi, irriverenti e senza compromessi. Jazz vero, non archeologia musicale per vecchi cummenda da Blue Note. Ho sempre incontrato un pubblico attento, competente e GIOVANE come giovane e fresco è sempre stato il jazz da quando è nato.
Ho conosciuto ottimi musicisti con i quali ho avuto modo di registrare un cd, ho conosciuto belle persone con le quali ho condiviso musica e non solo. Ecco, pensare che ora tutto questo possa finire mi amareggia molto perché rappresenterebbe la vittoria di un pensiero arretrato e oscurantista. Ovunque in Europa si sostiene l’arte e le persone che la fanno. Pensare che Milano debba distinguersi in negativo fa davvero tristezza perché questo sgombero vigliacco tratteggia una città incapace di essere al passo coi tempi.
Forza LUMe!!!

Alberto, musicista

La solidarietà di Rouge
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La solidarietà di Rouge

 

IL DEMONE DELL’ORDINE

Se fossi uno sbirro antisommossa
e mio figlio mi chiedesse che lavoro faccio,
risponderei che collaboro a mantenere l’ordine.

“E in che modo?”, mi chiederebbe.
“Smantellando centri sociali, ad esempio”.

Mi chiederebbe allora cos’è un centro sociale
Gli direi – usando parole comprensibili –
Che è un posto illegale
Dove la gente fa quello che vuole,
Senza pagare le tasse,
Promuovendo attività sovversive;
E forse non sarei troppo lontano dal vero.

Ma alla domanda su cosa esattamente questa gente faccia
Direi che organizza manifestazioni, proteste, occupazioni
Ma sarei costretto ad aggiungere
Che dibatte anche, mette in discussione,
fa arte, cultura.

E se nel gioco dei perché
Mio figlio mi incalzasse
Con la domanda di perché questo sia sbagliato
Sarei costretto ad abbassare lo sguardo.

Ma soprattutto,
se mi chiedesse perché tutto questo debba essere disordinato
E in che modo io stabilisca l’ordine,
starei zitto,
proprio come di fronte alla domanda di perché l’universo esiste.

Se fossi uno sbirro antisommossa
Non toccherei un libro
non ascolterei musica
Non andrei al cinema,
per non prendere con una mano quello che bastono con l’altra.

Non potrei spiegare a mio figlio perché lo accompagni a scuola

Se fossi uno sbirro antisommossa
Dovrei chiedermi in nome di quale ordine eseguo ordini,
ma soprattutto: perché li eseguo.

Giovanni Sommazzi, studente e scrittore

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Questa mattina a Milano le forze di polizia e la Digos hanno sgomberato Lume, blindando l’intera area universitaria senza offrire nessun tipo di spiegazione. Questo luogo era diventato ormai da qualche anno un importantissimo centro di sviluppo culturale-artistico per la comunità milanese e non solo. Le rassegne culturali, i concerti e gli eventi organizzati da questo laboratorio universitario erano uniche nel loro genere: proponendo un vero e proprio modello alternativo di aggregazione e sviluppo di idee nel territorio.

Noi di LabMonza sosteniamo e ci uniamo con grande solidarietà a tutta l’organizzazione di LUMe e speriamo in una possibile sistemazione in modo da far proseguire questa grande avventura necessaria per una grande città come Milano.

Lab Monza

 

Oggi è stato sgomberato LUME – Laboratorio Universitario MEtropolitano.
È uno spazio culturale occupato, di fianco all’Università Statale di Milano, dove hanno transitato decine di attori, centinaia di musicisti e migliaia di studenti. LUMe è stato un centro di accoglienza per la musica, le arti e la cultura: uno spazio politico.

Tutte le settimane per 27 mesi, LUMe ha offerto alla cittadinanza teatro, cinema e musica a prezzi popolari e accessibili, diventando un punto di riferimento per i giovani di Milano.
Due anni di intensa e partecipata attività rischiano di svanire con l’operazione di questa mattina.

Oggi rischia di chiudere un luogo di ritrovo ed elaborazione giovanile e studentesca agito dal basso di una generazione che nonostante lo scetticismo prova ancora a fare politica.
Noi ci schieriamo sempre dalla parte di chi si impegna con forza ed entusiasmo nella creazione di nuovi luoghi sociali per il benessere dell’intera comunità e lo fa con passione e serietà, per questo oggi non possiamo che schierarci dalla parte di LUMe, della cultura, degli studenti, di Milano.

Sinistra X Milano

 

In questa città solo le cose che funzionano vengono chiuse.
Altro che sicurezza in città.
Non si fa nulla per tutelare le uniche realtà della città dove i ragazzi si ritrovano per fare cultura e musica.
Sono contento che il sindaco di tutti i cittadini di milano, permetta queste cose o ne sia completamente allo scuro.
Complimenti PD e Sinistra per milano stai svolgendo il lavoro che ti porterà a perdere tutte le prossime elezioni, a cominciare da quelle nazionali.

Marco Pinotti

 

Da un po’ le strade si erano separate. Ma LUMe è un posto in cui per un anno della mia vita, sempre in collettivo, ho militato, discusso di arte e rivoluzione, di comunismo e lotta di classe, ho scritto, ho suonato, ho cantato, ho impastato malta e pitturato muri, ho trasportato mobili e divani, ho bevuto birre, ho steso la mia tesi triennale, ho conosciuto un sacco di persone e di compagni. Un posto in cui mi sono divertito, mi sono innamorato, mi sono incazzato.

Oggi sono ancora molto incazzato, ma per motivi diversi, e, a differenza di allora, sono da solo. Per di più per colpa di un noioso malanno recidivo non posso uscire di casa.
Ma se per voi LUMe, e la gente, e i progetti che gli giravano intorno son stati qualcosa, di questo che ho detto o di altro, oggi alle 16:30 andate in piazza San Nazaro anche per me.

Andate coi vostri, anzi i nostri corpi, le nostre voci, i nostri strumenti, le nostre poesie e accendiamo insieme un lume, pericoloso come una molotov, contro la solitudine, contro la repressione, contro il capitale.

Santa, studente e scrittore

 

Dopo due anni di sforzi per cercare di fare qualcosa di diverso, per dare spazio a studenti, artisti e giovani che di spazio nella nostra città non ne avevano, questo è ciò che mi auguravo ingenuamente non sarebbe mai successo. Nonostante mi venga in questo momento solo voglia di bestemmiarvi addosso, brutti porci ignoranti, voi che sputate presuntuosamente su tutto ciò che non comprendete, al contrario vi ringrazio, perché ci darete l’occasione di svegliarvi uno per uno tutte le notti dell’anno prossimo pestando su batterie e sassofoni da un’altra parte. Se pensate di farci passare la voglia di esistere, figli della peggior merda, vi sbagliate di grosso. Piazza san nazaro, davanti a LUMe, ore 16.30 questo pomeriggio. Siateci e fatevi sentire, abbiamo bisogno di voi.

Giovanni, artista e carpentiere

 

All’ombra di un salice piangente.
Crescerai muto e ridente.
Da bruco brillerai farfalla.
Saranno gli anni migliori.

Nell’oltretomba fatidico
Del mio sogno empirico
Cecità falsa, mista
A penombra inoltrata.

Fame di lupo.
Ghigno di iena.
Saranno gli anni della resistenza,
Di una nuova rinascita.

Le bandiere lambiranno i margini
Dei palazzoni in centro.
Saremo lucciole per i più piccoli
fiaccole per noi stessi.

Finalmente il tempo scorrerà lento
Nelle ore di piacere.
Guideremo in prima fila i cortei.
Getteremo asfalto nuovo per le nostre strade.

Di pugni chiusi al cielo
E canzoni urlate alle stelle
Suoneranno i fiati degli affanni dell’aria,
drogata e consumata, di una cripta nascosta.

Vampiri di una città che perde la sua linfa;
Respirare dallo stesso ossigeno
Bere dagli stessi bicchieri
Costruendosi cresciuti sotto lo stesso tetto.

Si berrà finalmente al giusto prezzo
Il disprezzo, accantonato in magazzino;
Parleranno di noi eroi
Parleranno di noi supereroi.

Lascerà il grembo materno
Un soldato innamorato
Mai nato ma vivo
Eternamente ribelle.

Come briciole dello stesso pane
Come pezzi dello stesso puzzle
Come ingranaggi dello stesso orologio
Come giorni dello stesso calendario

Siamo il lume dei nostri anni più belli.
Siamo il lume di questi anni bugiardi.
Siamo il lume degli anni da ricordare.
Siamo il lume degli anni da costruire.

Ora e sempre resistenza.
Ora e sempre resistenza.
Ora e sempre resistenza.
Ora e sempre resistenza.

Cifa, barman e poeta

 

Mi sono trasferita a Milano un anno e mezzo fa, senza conoscere nessuno e senza sapere dove andare. Ho trovato in voi un posto dove poter essere me stessa e un ambiente meraviglioso, un sacco di artisti validi e molti che ora sono miei amici, con cui condivido le stesse passioni e interessi. Ora sono tornata a casa, dalla Sardegna, sentire quello che è successo, mi ha distrutta, perché eravate il mio unico “posto felice”. Sono con voi, da Cagliari a Milano, lotto con voi. Solidarietà per tutti voi compagni del Lume, riprendetevi quello che è nostro. Un abbraccio.

Margherita Contu, studentessa

 

L’Unione Sindacale di Base condanna l’operato delle forze dell’ordine che questa mattina hanno sgomberato il Laboratorio Universitario Metropolitano Lume.

Come U.S.B. ci sentiamo vicine/i a chi ha dato vita per 2 anni a questo spazio di informazione, di lotta politica e proposta culturale e musicale.

Eravamo presenti come comitato per il NO al Referendum Costituzionale, insieme a tanti altri ospitati in quello spazio, per aspettare e festeggiare tutte/i insieme la vittoria referendaria.

Milano ha bisogno di uno spazio universitario metropolitano dove poter continuare a confrontarci e arricchirci con proposte culturali.

Non resteremo a guardare chi governa la città attraverso sgomberi e manganelli: saremo presenti alle vostre iniziative in programma fino a riprenderci tutte tutti insieme tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

Unione Sindacale di Base

 

LUMe è una di quelle esperienze che permettono di respirare insieme, luoghi come questi sono necessari per la sopravvivenza della nostra città. La nostra storia, l’identità della nostra città è radicata nella controcultura e nello scambio di pensieri, lo sgombero di LUMe è un attentato al cuore e all’anima di tutti. Un’altra volta polizia e istituzioni ribadiscono la loro voglia di nulla e di monumenti vuoti.

Tommaso Russi, studente in accademia di recitazione

 

Evolution is the phenomenon of change and the challenge of the next time cycle will involve the creation of constructs that will provide the kind of dynamic knowledge base that can assist the challenges of tomorrow (involving both fundamental and extended information). [Anthony Braxton]

Sono indescrivibili le emozioni provate in questi due meravigliosi anni a LUME – Laboratorio Universitario MEtropolitano. Spero che la nostra storia non rimanga un caso isolato; essa può gettare le basi per un futuro migliore, ricco di scambi, condivisione, musica, teatro, politica , ma sopratutto partecipazione.

Federico Calcagno, musicista

 

Stamani è stato sgomberato LUME – Laboratorio Universitario MEtropolitano, in Vicolo S. Caterina a Milano, uno spazio sociale e di aggregazione che è riuscito a dare tanto alla città, quanto a me come persona.
Ricordo il primo giorno di occupazione come fosse ieri, si respirava l’aria di una Milano ormai sparita e dimenticata: la Milano delle osterie, dei canti popolari, una città che non conosceva ancora l’individualismo che oggi la contraddistingue, dove il freddo si combatteva insieme, con qualche bicchiere di vino e una chitarra.
Quel giorno tra quelle mura cantammo a lungo immaginandoci questa Milano passata.
Da allora quello spazio ha sperimentato un’idea a mio avviso innovativa di spazio sociale che (a parte quando mettono l’ingresso a pagamento alle feste in università) ci tengo che sia tutelata e che continui a dare alla città il suo preziosissimo contributo.
Infine, quello spazio è riuscito a farci rispolverare gli strumenti che io e Nebu Loni avevamo smesso di suonare da anni, facendomi riscoprire che la vita, con la musica, è tutta un’altra cosa.
Per questo invito tutti coloro che siano a Milano a mobilitarsi in difesa di LUME.

Fabio Riccardo Colombo, studente e musicista

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Il vicolo Santa Caterina a Milano blindato dalla digos per sgomberare LUMe, centro occupato che negli ultimi anni è stato un simbolo di aggregazione culturale, politica e sociale.
Un riferimento essenziale per studenti e artisti che ha dato luogo alla realizzazione di iniziative stupende, frutto dell’impegno di picciotti che da una catapecchia crollante hanno saputo tirar fuori meraviglie che hanno dato addosso a qualsiasi jazz club, teatro, laboratorio o altro centro a Milano.
Quello che qui è stato fatto è molto piú di una serie di eventi ricreativi fini a se stessi: LUMe è stato un servizio, un tempio del confronto, una garanzia per tutti, la giusta alternativa, una sicurezza.
Sgomberarlo (in queste modalità ridicole poi, blindando la zona con scudi e camionette antisommossa, totalmente inutili a fronte del fatto che sti infami hanno approfittato delle vacanze per far chiudere un laboratorio universitario) è un atto di violenza ingiustificabile e profondamente dannoso in virtú del servizio che LUMe ha compiuto in questi anni.
Mentre io sono tranquillo a casa mia a Siracusa, ci sono dei ragazzi come me che si stanno vedendo sgretolare fra le mani il risultato stupendo di fatiche di anni, un teatro, una biblioteca, un tavolo di confronti, il miglior palco per i musicisti a Milano. E non è giusto.
Se siete lí andate ad aiutarli.
LUMe deve continuare ad esserci.

Marco Castello, musicista

 

“Chiunque abbia frequentato anche solo sporadicamente Lume non può non averlo apprezzato: effervescenza culturale, spirito di ricerca, impegno politico, una forma di aggregazione davvero sottratta al mercato dell'”evasione”. Sgomberare Lume è sbagliato, ma farlo a fine luglio, contando sulla mancata risposta di una città sonnecchiante nel clima di vacanza estiva, è semplicemente da vigliacchi. Assemblea alle 16.30 in piazza San Nazaro, concerto pubblico alle 21.30: chi può, vada.”

Riccardo Tromba

 

“È tra i posti in cui ho trovato il miglior ascolto, il miglior pubblico e la migliore accoglienza con tutte formazioni con cui ho avuto la possibilità di esibirmi. Considero il Lume tra i migliori luoghi dove poter condividere e poter portare idee artistiche nuove. La dentro sentivo l’aria che si respirava negli, ormai troppo lontani anni ’90 a Milano, e chi c’era sa bene di cosa parlo.
… il bello, l’esigenza di farlo, gli stimoli per continuare ad evolversi, il bisogno atavico di creare ed esprimersi, in una sola parola “Arte”.
Questo paese non sa più cosa sia. Ha vinto la “cultura ” del vuoto.”

Daniele Cortese, musicista

 

“Lo sgombero senza preavviso in piena estate di uno spazio come LUMe è emblematico della guerra che viene condotta contro gli spazi di socialità e di cultura dal basso, capaci di riqualificare interi quartieri altrimenti morti. L’utilizzo strumentale della retorica della legalità e del decoro si fa, nelle città italiane, sempre più frequente, dimostrando come chi le amministra e chi invece le vive siano da parti diverse della barricata. Di certo non staremo a guardare, alla repressione risponderemo con sempre più socialità, ribadendo che le strade sono di chi le vive, e che solo attraverso la cultura dal basso e la vitalità degli spazi sociali è possibile rendere le città un luogo realmente sicuro e accogliente per tutte e tutti.
Oggi assemblea alle 16.30 in piazza San Nazzaro, solidarietà ai compagni e alle compagne di LUMe.”

I compagni e le compagne di Rete della Conoscenza Milano e Lato B – l’altro lato di Milano

Pubblicato da Matteo, il 26 luglio 2017 alle 12:16

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