14 Novembre: crisi, lotta, dissenso vs botte, repressione, pacificazione sociale

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Grecia, Spagna, Italia, Portogallo.

I paesi mediterranei europei sono strozzati dalle imponenti e allarmanti misure di austerity imposte ai governi, fantoccio di un’Europa governata da banche e finanza, dove la politica rimane solo un concetto teorico, mentre  la pratica è affidata alle misure neo liberiste votate a scongiurare il fallimento, o meglio, votate al fallimento.

Banche e mercati tentano il salvataggio disperato, mente chi guida i paesi arraffa disperatamente tutto l’arraffabile … prima che sia troppo tardi.

Ma quand’è troppo tardi?

Siamo persi in una spirale che ci butta sempre più giù, tra l’affitto impossibile da pagare, un mutuo che non si può chiedere, la spesa al supermercato sempre più limitata e sempre più dispendiosa …

Cene fuori? Chi se le può permettere?

E’ già troppo tardi.

Per noi, 99% della popolazione, tardi significa che non è davvero più sostenibile il modello che siamo obbligati a rispettare dalla Troika. Noi si vive più, si sopravvive.

Continua a sopravvivere chi da sempre paga, davanti agli occhi di ghiaccio di chi invece vive e calpesta dignità seminando povertà e fame.

Sorrisi falsi e parole di pietà.

Insieme alla fame, cresce la rabbia.

L’Italia si dice un paese in crisi e a rischio.

Divorata dalle politiche di speculazione e corruzione, il debito pubblico italiano cresce a dismisura insieme agli interessi, la BCE fa la fata turchina, ma in realtà sborsa liquidità alle sue ancelle. Si salva la finanza, affonda l’economia reale.

L’Italia non può sottrarsi ai suoi debiti con l’Europa. L’Italia deve sottostare e noi dovremmo stare a guardare mentre lo stato sociale viene smantellato progressivamente, mentre ci raccontano un sacco di frottole sulla prosperità chele grandi opere dovrebbero dare, mentre le pensioni si abbassano sempre di più e i giovani non hanno letteralmente la possibilità di costruirsi un futuro, che sia la famiglia o la carriera o un progetto di vita.

Il 14 Novembre l’Italia ha deciso di non stare a guardare, ha deciso di reclamare la riappropriazione di quel reddito rubato, il 14, il futuro del paese, gli studenti, sono scesi in piazza determinati a esprimere il dissenso e il malcontento di una popolazione in ginocchio.

Questo però non poteva essere accettato.

Un governo tecnico incaricato di seguire alla lettera i dettami della finanza non può tollerare un clima di protesta.

Ed ecco gli uomini e le donne della pacificazione sociale.

La cura per  arrivarci si chiama repressione, o meglio, prima si reprime, poi si seda.

Le immagini, i video e gli articoli che arrivano da tutta Italia mostrano un governo incapace di riconoscere l’importanza del benessere sociale, di dare spazio alle voci, di costruire un paese.

Non c’è piazza dove non si veda una violenza esagerata da parte delle forze dell’ordine, un atteggiamento persino condannato da Amnesty International, che chiede una verifica e indagine di quanto avvenuto.

Botte, fermi, arresti. Volti sfigurati dal sangue, persone portate in questura o in galera, come a Roma, avvisi di garanzia … Giustizia che tale non è.

Le immagini di mercoledì hanno mostrato che chi ci dirige deve andare a lezione di civiltà.

Non si può pensare di continuare a battere cassa sempre dai soliti noti e dall’altra parte impugnare il manganello. Non si può pensare di arrestarci perché abbiamo ragione.

Arrestateci tutti e tutte allora, perché lottiamo per cose REALI, per la possibilità di vivere e non dover salvare qualcosa che nemmeno capiamo.

Le piazze hanno chiesto qualcosa di VERO. Vogliono parlare di come risollevare le esistenze, di come mangiare, avere un lavoro, una casa, avere le possibilità di contribuire dalla base alla collettività e al suo benessere.

Spread, bond, borsa, interessi … che lingua è?

Casa, lavoro, cibo, solidarietà, libertà. Più comprensibile no?

Se i governi credono di contenere la forza di una lingua semplice, immediata e viva con le intimidazioni e la repressione … si sbagliano di grosso. Se i governi credono che a tavola si mangi uno spread al pomodoro, si sbagliano ancora di più.

Vogliono il deserto delle menti, vogliono stare lì finché le banche si gonfiano e le loro pance ingrassano.

Ma l’illusione non dura.

Lanciate pure lacrimogeni, anzi lanciateli direttamente dai Palazzi come avete fatto.

La realtà prima o poi presenta il conto.

E l’antipasto sembra aver proprio già spaventato … come si spiegherebbero altrimenti le immagini di folli cariche contro i manifestanti, contro i passanti, contro tutto e tutti, che si sono susseguite a Roma, poi Palermo, poi Milano, Padova e tutte le piazze italiane?

Come si spiegano le dichiarazioni a livello internazionale di Monti che parla di un “dissenso minore rispetto alle altre piazze europee”?

Sui quotidiani internazionali impera la preoccupazione circa la gestione delle piazze da parte del Governo italiano e  delle sue forze dell’ordine.

La pacificazione sociale sarà ancora obiettivo dell’agenda governativa, un obiettivo che devono e vogliono raggiungere, per continuare indisturbati a rapinare.

La repressione e la pacificazione sociale fanno paura, ma la voce di chi si sta sollevando ne fa molta di più.

 

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