Boe per riflettere su Charlie Hebdo

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In questi giorni, immediatamente dopo la strage alla redazione di Charlie Hebdo a Parigi, sono fioriti commenti, analisi e, soprattutto, strumentalizzazioni. Il dibattito pubblico sembra essersi assestato su una condanna e una solidarietà generalizzate, che nascondono, e a volte esaltano, l’idea che ci sia la necessità di difendere un presunto “noi” da un altrettanto presunto “loro”: il tono predominante sembra essere quello dell’unità nazionale, ormai assunta ad unità di una non meglio delineata civiltà occidentale.

In questo mare di parole abbiamo cercato delle boe per leggere delle riflessioni che non semplificassero, ma al contrario provassero a restituire complessità, e che assumessero il più possibile un punto di vista laico, l’unico, crediamo, in grado di disinnescare molte delle micce di un conflitto di civiltà costruito ad arte nel quale non vogliamo entrare.

Non condividiamo tutto di tutti gli articoli che proponiamo, ma in ognuno di essi abbiamo trovato spunti per metterci in discussione e scavare in profondità.

Il primo testo che vi suggeriamo si intitola Io non mi dissocio da niente, ed è la risposta di Karim Metref ad una lettera apparsa su Internazionale: ci offre l’opportunità di ribaltare la prospettiva e di uscire dalla retorica per la quale i musulmani dovrebbero, in un unico blocco compatto, chiedere scusa.

Il secondo mette in discussione il concetto stesso di un Occidente uniforme da un punto di vista non occidentale. Lo scrittore e fotografo Teju Cole ci offre Unmournable Bodies, chiedendosi quali corpi trovino lo spazio per essere pianti.

Rossana Rossanda, in L’ambiguità delle piazze francesi, ci ricorda che l’Islam non è fondamentalista per natura: ha una “chiesa” senza gerarchia e nella sua storia c’è l’Impero Ottomano, più aperto e tollerante della Chiesa Cattolica. Inoltre, Rossanda ci mette davanti all’inadeguatezza dei discorsi della sinistra.

Il disegnatore Umberto Massa ci dice, provocatoriamente: io, oggi, non sono Charlie, per non rischiare di essere mischiato con chi usa il nome di Charlie Hebdo in maniera strumentale, per difendere se stesso e le proprie convinzioni. Così come fa ancora Karim Metref dal blog Divag-Azioni, inserendo la vicenda nel panorama più ampio del colonialismo francese e della storia del Medio-Oriente. E infine, a non essere Charlie, è la redazione di SenzaSoste che ci offre lo spunto di riflettere sui rapporti di potere, anche nella satira.

La nostra ricerca di boe per aiutarci a riflettere continua, man mano che ne troveremo altre aggiorneremo questa rassegna.

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