Cosa ci dicono i mille di Città Studi

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A volte Milano sa sorprenderti.
E ieri sera è stata decisamente una di quelle volte.
Che la fiaccolata contro lo spostamento calato dall’alto di Città Studi verso l’ex-Area Expo sarebbe stato qualcosa di forte lo si è capito subito.
Già alle 19,31…
Ovvero un minuto dopo l’orario ufficiale di concentramento in Piazza Leonardo Da Vinci.
Già a quell’ora centinaia di persone stazionavano nel parco passandosi di mano in mano le candele per la manifestazione.
Il primo miracolo della giornata lo aveva invece fatto il meteo facendo cessare la pioggia dopo due giorni piuttosto bagnati.

La fiaccolata si è dunque mossa abbastanza velocemente.
E da lì ci si è resi conto delle dimensioni veramente sorprendenti della partecipazione.
“Siamo in 300”. “No guarda…in 500”. “Ma…secondo me anche in 800!”.
I numeri sono andati rapidamente aumentando sia in strada che nelle chiacchiere entusiaste delle persone che sfilavano.
Bello vedere tanta gente affacciarsi alle finestre e sostenere applaudendo i cittadini in corteo.
E suggestivo vedere centinaia di candele accese passare davanti al Politecnico per poi dirigersi verso il Municipio 3 di Via Sansovino.
Lo slogan più gettonato era l’ormai famoso “Giù le mani da Città Studi” mentre il grande striscione d’apertura della fiaccolata recitava: “Lo spazio per il grande campus scientifico di Milano esiste già. Il suo nome è Città Studi!”.
Giunto in Via Sansovino il lungo serpentone è entrato in Municipio 3 per tenere un’assemblea.

Oggi il Corriere, che ieri annunciava l’indisponibilità della Cassa Depositi e Prestiti a finanziare il progetto di spostamento dell’Università, cerca di depotenziare la partecipazione parlando di “trecento in piazza contro il trasloco” (e irritando non poco i tanti cittadini scesi in piazza ieri sera). Repubblica, più prudentemente parla di centinaia di persone che hanno partecipato al corteo.

Nei giorni scorsi qualche esponente dell’amministrazione comunale aveva dichiarato con ottimismo che la protesta era rientrata.
Ieri ha reso evidente a tutti che così non è.
Dopo le iniziative dello scorso anno la prova della piazza è stata affrontata con successo e permette di accumulare forze per un rilancio nelle prossime settimane e mesi.

Per chiudere ci sembra sensato riprendere un comunicato degli studenti che aveva introdotto l’assemblea alla Facoltà di Fisica (anch’essa molto partecipata) del Marzo scorso contro lo spostamento di Città Studi nell’ex-Area Expo e che spiega in modo dettagliato e chiaro i motivi dell’opposizione e le controproposte:

NO ALLO SPOSTAMENTO DI CITTASTUDI
PERCHE’ NO?
Questa vicenda comincia con le aste sui terreni di Expo andate deserte e con la necessità del governo di coprire il buco di Expo. Nonostante le critiche e le pressioni ricevute dai cittadini, ad oggi non esiste nessun piano su cosa diventerà Città Studi dopo lo spostamento. Anche per quanto riguarda l’area di Rho emergono tante contraddizioni: non è chiaro in che modo potranno interagire università, aziende e IIT che si spartiranno la zona, non esiste un progetto per le persone che lavorano e studiano in università. Trasferire la Statale non è solo questione di spazi! Le principali motivazioni che ci portano a dire di no:
– Mancato coinvolgimento: Quella che inizialmente era una proposta è diventata decisione inamovibile senza nessun tipo di coinvolgimento di studenti, lavoratori dell’università e abitanti del quartiere.
– Assenza di visione: Dopo mesi che se ne parla non sono ancora uscite proposte credibili e concrete che tengono in conto le esigenze dell’università. – Soldi sottratti alla ricerca: La Statale riceverà un decimo dei fondi rispetto all’IIT. Parte di questi soldi verranno sottratti dal fondo per la ricerca e utilizzati per edilizia.
– Manca spazio: Lo spazio dedicato alla Statale a Rho conta 100000 mq a fronte dei 250000 mq presenti a Città Studi. Già è stato anticipato che i laboratori andranno condivisi fra i diversi gruppi di ricerca.
– Governo dei privati: Una sola cosa è certa: grandi multinazionali del farmaco e biomediche sono protagoniste. Ci aspettiamo che tutta la ricerca che non ha direttamente a che fare con gli interessi di queste grandi aziende sarà fortemente penalizzata considerando il fatto che Unimi si dovrà indebitare per lo spostamento.
– Desertificazione: La presenza dei poli universitari nella città genera dinamismo nei quartieri, con lo sposamento delle facoltà scientifiche della statale verrà desertificato uno dei quartieri più giovani e vitali.
LE NOSTRE PROPOSTE
– CittàStudi: Annullare il progetto di Human Technopole e spostare tutti gli investimenti per rinnovare CittàStudi per trasformarla in un polo scientifico d’avanguardia. Non vogliamo solo che si ristrutturino gli edifici e i laboratori, ma un piano di rilancio dei dipartimenti scientifici che pongano la didattica e la ricerca in Unimi al centro.
– Città e quartiere: Sogniamo un campus aperto che interagisce con la città e le dà vita. Ci proponiamo di costruire un progetto su CittàStudi che non coinvolga soltanto gli studenti e i lavoratori dell’università, ma che sia rivolto a tutto il quartiere di Lambrate-CittàStudi.
– Diritti: Nessuna riqualificazione e rinnovamento dell’università può prescindere dal garantire una serie di diritti a partire dall’accessibilità del polo (mobilità per i pendolari e diritto allo studio), passando dalla calmierazione degli affitti per gli studenti, fino al diritto a non spendere le proprie giornate sotto la tangenziale Ovest nei terreni di Expo.
– Apertura serale dell’università: E’ inconcepibile che uno dei poli universitari più grandi d’Europa rimanga chiuso alla sera. L’università dovrebbe aprirsi sia a chi ha necessità di spazi per studiare sia per ospitare eventi culturali che interessano anche alla cittadinanza. Ovviamente ciò non sarebbe possibile a Rho.
– Lavoro: Per rilanciare i dipartimenti di Unimi servono nuove assunzioni di ricercatori e borse di dottorato e postdoc. In questo modo si riuscirebbe anche a sfruttare meglio i fondi europei per la ricerca. Tutto ciò lo possiamo riassumere nel diritto all’università. Costruiamo fin da subito un fronte comune per rilanciare CittàStudi e costruire un’università diversa!
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