Da Milano, capitale europea dello sciopero, alla manifestazione nazionale del 23 marzo a Roma

Nelle settimane di costruzione della manifestazione del 15 marzo, che ha visto milioni di manifestanti in tutto il mondo, nessuno si sarebbe aspettato che la città di Milano avrebbe giocato un ruolo così centrale all’interno del primo grande sciopero per il clima lanciato questo inverno dagli studenti australiani di “School Strike 4 Climate” e poi rilanciato dall’attivista Svedese Greta Thumberg. Se è vero che il capoluogo lombardo sta vivendo un periodo particolare che ha visto grandi manifestazioni antigovernative attraversare la città, ciò non può bastare a spiegare la marea di giovani e adulti che, in 100.000 la mattina e in 40.000 la sera, si è riversata nelle strade di Milano. Non solo, lo sciopero del 15 marzo allontana con forza due spettri grotteschi che avevano adombrato la nostra città nell’ultimo periodo. Da una parte, la natura globale e internazionalista della mobilitazione rappresenta una risposta semplice ma chiara a chi ha cercato di descrivere Milano come un’isola “ricca e felice” incapace di relazionarsi con il resto del Paese e del mondo. Il ruolo di questo movimento è proprio quello di far comprendere che i cambiamenti climatici non sono un tema da “gente che ha tempo da perdere” o che “può permetterselo” e in questo senso assumono fondamentale importanza le mobilitazioni per il clima in Sud America, Africa e Asia. Dall’altra, se il 2 marzo centinaia di migliaia di persone erano scese in piazza contro le politiche del Governo venendo poi strumentalizzate dal PD appena uscito dalle primarie, la piazza del 15 marzo non lasca spazio a operazioni di campagna elettorale verso le europee da parte di nessun partito. Ne è testimonianza il palco vuoto da cui ha parlato il sindaco Beppe Sala e il ministro dell’ambiente Costa mentre decine di migliaia di giovani si prendevano e riempivano piazza Duomo lontano dai politici e dalle televisioni.

Ma non è stata solo Milano a dare un segnale di forza all’interno dello sciopero per il clima. L’Italia, infatti, con 400.000 persone è stato il primo paese in Europa per numero di manifestanti: 50.000 a Napoli, 30.000 a Roma, 20.000 a Padova e Torino, 15.000 a Brescia, 10.000 a Genova e ancora numeri altissimi in tutte le oltre 200 città che hanno aderito in tutta la penisola. Le imponenti manifestazioni italiane hanno attirato l’attenzione anche di Greta Thumberg, uno dei simboli di questo movimento, che riferendosi agli studenti italiani ha dichiarato “State facendo la storia, non mollate”. Nessuno dei politici italiani, d’altra parte, è stato in grado di cogliere il dato politico delle piazze. Dichiarazioni di una banalità allarmante e prive di contenuti o addirittura il silenzio di chi come Salvini evidentemente questa volta si è trovato in difficoltà di fronte a un movimento che, come lui, si è dimostrato capace di comunicare in maniera comprensibile ed efficace. Alla faccia di chi in queste settimane ha accusato Greta Thumberg di avere una comunicazione spiccia e semplicistica. Addirittura, il ministro dell’Ambiente ha avuto l’ardire di affermare che avrebbe “preso appunti” dagli studenti, dichiarazione che si commenta da sola.

La spontaneità è stata sicuramente uno degli elementi di forza degli scioperi in tutto il mondo: solo a Milano sono state decine le scuole senza un collettivo studentesco che si sono autorganizzate per scendere in piazza a mattina. Fondamentale è stato ovviamente anche il ruolo dei militanti già attivi da anni in Italia e in tutto il mondo, che sono riusciti a dare prospettiva, ricchezza di contenuti e di analisi a questo movimento spontaneo. A Milano gli attivisti dei collettivi universitari, come il mio, e quelli delle associazioni come GreenPeace, Legambiente, Mani Tese, ecc. hanno avuto un ruolo fondamentale durante tutta la giornata nel rendere chiaro cosa significa “Giustizia Climatica”, lo slogan chiave delle manifestazioni per il clima in tutto il mondo. Il tema delle disuguaglianze, della ridistribuzione delle ricchezze e della giustizia sociale è il nodo fondamentale per risolvere il problema del cambiamento climatico ed è proprio in questo che si marcherà una distanza netta con chi vuole solo sfruttare questo movimento per fini elettorali.

Il movimento ambientalista che sta nascendo non deve assolutamente perdere la sua spinta globale e internazionalista. Le fondamenta di questo movimento sono infatti la trasversalità e la capacità di porsi obiettivi su larga scala: primo tra tutti “Obiettivo 1.5C”, ovvero mantenere la temperatura media terrestre sotto un aumento di 1.5 gradi centigradi dalla seconda rivoluzione industriale a oggi. Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo ripensare radicalmente il nostro modello di sviluppo, fermare subito tutti gli investimenti legati ai combustibili fossili e trovare le risorse per finanziare una rivoluzione energetica.

Al nostro livello risulta fondamentale, quindi, riuscire a entrare con forza del dibattito pubblico nazionale e prendere parola anche sulle singole questioni che nel locale rappresentano una devastazione del territorio e una minaccia per la vita sulla Terra. La lotta all’interramento dei rifiuti, la lotta contro la TAP (gasdotto che porterà il gas dal Caucaso in Italia), la battaglia contro la TAV e le trivellazioni su terra e in mare sono centrali in questo Paese e se questo nuovo movimento non le contaminasse sarebbe quanto meno incoerente con la storia ambientalista nostrana. Per questo e per tanti altri motivi saremo a Roma il 23 marzo per la Marcia per il Clima contro le grandi Opere Inutili, porteremo da Milano tutta la nostra gioia e la nostra rabbia, perché un altro mondo è ancora possibile. Non solo, ci vedremo tutti i venerdì in piazza a Milano finché la crisi climatica non sarà risolta.

#siamoancoraintempo

TempoZero – Cambiamenti Climatici

 

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