“L’ultimo giorno di occupazione sarà il primo giorno di pace”

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29 e 30 Gennaio, “L’ultimo giorno di occupazione sarà il primo giorno di pace”: due giorni a Milano per riportare la Palestina e l’occupazione israeliana al centro del dibattito. Sala Alessi del Comune di Milano e Camera del Lavoro. A concludere, sabato pomeriggio parole e immagini in piazza Duomo.

La Palestina è scomparsa dalla cronaca, dalle narrazioni ufficiali e, forse, anche dall’animo di chi si fa carico delle cause perse.
Le ragioni sono molte: esaurita la spinta propulsiva che, per decenni, ha agitato gli immaginari di -quasi- tutti i militanti e simpatizzanti della sinistra, la “questione palestinese” è stata inesorabilmente risucchiata nel buco nero dello scontro di civiltà. Da una parte noi, la civiltà occidentale giudaico-cristiana, dall’altra la barbarie oscurantista dell’Islam.
Bisogna riconoscere che la macchina della propaganda israeliana è forse più formidabile della sua gemella militare. Con scienza e metodo, nel corso degli ultimi vent’anni, si è applicata per riuscire a presentare al mondo la più spregevole e depravata versione dei fatti: gli oppressi che opprimono gli oppressori, gli occupanti attaccati dagli occupati.
In questo ribaltamento, sia chiaro, ha avuto gioco facile. Ci vuole poco a sguazzare dentro la miseria e la piaggeria di gran parte della stampa occidentale. Di cui l’Italia, forse, rappresenta il punto più basso e meschino.
A riguardo, ci concediamo l’ironia di citare D’Alema in una sua recente replica alle accuse che l’ambasciatore israeliano gli ha rivolto dalle pagine del Corriere: è quantomeno inusuale che un ambasciatore di uno stato straniero si occupi di stigmatizzare le parole di un politico del paese di cui è ospite quando non ne gradisce le opinioni. E, soprattutto, che lo faccia dalle pagine del maggiore quotidiano nazionale. Se tutti gli ambasciatori facessero alla stessa maniera, ha ricordato sempre l’ex onorevole, non ci sarebbero più pagine dei quotidiani disponibili.
Ma questo è solo un piccolo esempio.
Non possiamo, però, neanche omettere la responsabilità di alcune tendenze dei movimenti di solidarietà al popolo palestinese, stiamo parlando dell’Italia, nel facilitare questa caduta nel baratro dell’incomprensibilità. Trascinare la Palestina dentro le microscopiche geometrie politiche di movimento, sovrapporne i piani o usare la causa palestinese per legittimare posizioni indifendibili hanno contribuito pesantemente all’oblio di questi anni.
Noi vogliamo sgomberare il campo da tutto questo.
Vogliamo tornare a parlare di Palestina e dell’occupazione israeliana.
Tornare a dare i nomi alle cose e legare le parole ai fatti, perché dentro ci sono corpi e macerie, sangue e oppressione.
Coltiviamo l’ambizione di riportare nel dibattito politico pubblico la Palestina e la violenza dell’occupazione israeliana.
Perchè solamente così si può riconquistare il terreno perduto in questi anni.

Per questo facciamo nostre le parole di Marwan Barghouti, seppellito nelle carceri israeliane, che intitolano il convegno di Milano in programma venerdì 29 e sabato 30 Gennaio: “l’ultimo giorno di occupazione sarà il primo giorno di pace”.

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