Milano dichiara l’emergenza climatica

Appunti verso e oltre il 24 Maggio.

Il movimento ambientalista globale esploso il 15 Marzo, primo sciopero globale per la giustizia climatica, ( FridaysForFuture ) e il 10 Aprile, giornata di inizio della ribellione all’estinzione, ( ExtinctionRebellion ) ha visto manifestare più di 2 milioni di persone in tutti i continenti del pianeta scuotendo tutto l’occidente e travolgendo la politica istituzionale e il tradizionale ambientalismo europeo. Sulla spinta di queste grandi mobilitazioni il Regno Unito, Irlanda e oltre 500 consigli comunali soprattutto in Australia, Canada, Stati Uniti, Svizzera e Gran Bretagna hanno già dichiarato lo stato di emergenza climatica e ambientale, impegnandosi davanti ai cittadini a ridurre le emissioni di gas climalteranti, a volte anche in tempi più brevi rispetto ai termini previsti negli Accordi di Parigi.

La nostra città, Milano, sulla spinta dell’enorme manifestazione del 15 marzo che ha visto scendere nelle strade oltre 140.000 persone, è stata la prima grande metropoli italiana a dichiarare lo stato di emergenza climatica e ambientale. Venerdì scorso gli attivisti di FridaysForFuture Milano hanno consegnato una richiesta ufficiale a comune e regione che lunedì si è concretizzata attraverso una votazione in consiglio comunale. Questa può essere considerata un prima piccola vittoria del nostro movimento ma ciò che farà davvero la differenza è quello che succederà da qui in avanti. Alle dichiarazioni dovranno seguire misure concrete: la Lombardia è una delle zone più inquinate in Europa e una delle regioni italiane che produce più emissioni.

La richiesta di emergenza climatica protocollata dagli attivisti milanesi indica chiaramente anche quali sono i principi che le istituzioni devono seguire per far fronte all’emergenza climatica:

“● Giustizia Climatica: i costi della transizione non devono gravare sulle fasce più deboli della popolazione. Il costo della transizione deve gravare soprattutto su chi ha causato maggiormente i danni ambientali; le istituzioni sono chiamate a promuovere azioni per la riqualificazione dei lavoratori attualmente impegnati in settori incompatibili con la transizione

● Democrazia Reale: Le istituzioni si impegnino a riconoscere alle assemblee cittadine un ruolo nel processo di individuazione delle misure per il contrasto dell’emergenza climatica. Le assemblee cittadine compieranno un’azione di monitoraggio sulle istituzioni per garantire che alle dichiarazioni di emergenza seguano misure concrete e adeguate alla gravità della crisi

● Trasparenza: le istituzioni si impegnano a pubblicare rapporti periodici sui progressi fatti nella riduzione delle emissioni e nella risoluzione delle criticità ambientali”

Ciò che appare sempre più chiaro è il ruolo storico di questo movimento globale.
La grande esposizione mediatica a cui sono state sottoposte queste mobilitazioni è un chiaro indice che una parte consistente del capitalismo globale vede nella riconversione energetica e ecologica l’ ennesima occasione per accumulare enormi profitti nelle mani di pochi.
La grande forza di questo movimento è stata la capacità di imporre il tema della Giustizia Climatica nel dibatto pubblico mostrando come le crescenti diseguaglianze e la crisi ambientale e climatica siano due facce della stessa medaglia. Il mondo che vogliamo costruire non è solo un mondo senza carbone e petrolio ma un mondo in cui i poveri sono meno poveri e i ricchi sono meno ricchi e non sono gli ultimi a dover pagare il tragico prezzo di un modello di sviluppo insostenibile per l uomo e per il nostro pianeta. Non esiste giustizia climatica senza giustizia sociale. Per questo la ridistribuzione delle ricchezze è il nodo centrale per uscire dalla crisi climatica e ambientale.

Un’altra considerazione da fare riguarda invece le pratiche del movimento e il rapporto con le istituzioni. Con la dichiarazione di emergenza climatica Fridays for Future ha dimostrato di saper essere un interlocutore della politica istituzionale, riuscendo a influenzarne le decisioni e ribadendo al contempo la propria indipendenza e la natura di movimento dal basso. Anche in vista delle elezioni europee, che saranno uno snodo cruciale per le politiche ambientali, energetiche e sociali dei prossimi anni, non c’è nessun partito che rappresenti gli attivisti di Fridays for Future, come questi ultimi ricordano in ogni occasione. La sfida che ci si pone è quella di ragionare a prescindere dalle scadenze elettorali e dai risultati delle urne, quanto piuttosto su una visione concreta di come dovrà essere la nostra società nei prossimi decenni e per fare questo è necessario che si mantenga la più totale autonomia, rilanciando invece su mobilitazioni costanti e sui momenti di confronto e di formazione.

Un appuntamento chiave sarà quello del prossimo 24 Maggio, data del secondo sciopero globale per il clima. La sfida per il movimento è quella di riuscire a dare continuità alla propria azione di pressione dal basso e di riuscire a mantenere l’attenzione su un tema politico che per sua natura richiede molto tempo per essere affrontato a dovere. Milano vedrà sfilare due grandi manifestazioni: quella studentesca della mattina, che partirà alle 9.30 da largo Cairoli, e quella serale cittadina che partirà sempre dalla stessa piazza alle ore 18.00. Il nostro invito è quello di lavorare il più possibile in questi giorni per dare partecipazione e forza alla giornata.

Incidentalmente il 24 Maggio sarà anche il giorno di chiusura della campagna elettorale per le Europee e ci sembra già di ascoltare le dichiarazioni dei politici di questa o quella fazione che tentano di appropriarsi politicamente dello spirito delle manifestazioni. In questi anni non hanno fatto nulla per affrontare di disastro climatico e ambientale; nessuno di loro si deve azzardare ad avvicinarsi ai nostri cortei e a provare a utilizzarli come spazi per la campagna elettorale. Ciò che ci interessa non è il risultato del 26 Maggio, ma i risultati concreti che si otterranno nei mesi successivi. La battaglia per la Giustizia Climatica richiede una visione della società a lungo termine, che abbia davvero l’ottica delle prossime generazioni: proprio per questo l’unico interesse che abbiamo come attivisti per il clima è che si attuino i provvedimenti che gli scienziati stessi consigliano alla politica, indipendentemente da chi li farà e dalla composizione del prossimo parlamento europeo. Tanto che è già stata lanciata la prossima data dello sciopero globale, che sarà il 27 Settembre. Sarà un momento molto importante per riaffermare la forza e la radicalità del movimento, che dopo essere riuscito a far parlare di se in tutto il mondo deve continuare a essere un pungolo impellente per coloro che dovranno prendere le decisioni. L’obiettivo che vogliamo porci per il 27 Settembre è quello di lanciare un segnale ancora più forte di quelli lanciati finora: bloccare completamente il sistema produttivo del paese, attraverso uno sciopero generale, per ribadire che questo modello di sviluppo è insostenibile, dannoso e va radicalmente cambiato il prima possibile. Per una giornata che sia realmente ad emissioni zero.

Ci vediamo questo venerdì nelle strade di Milano.

TempoZero – Cambiamenti Climatici
CittàStudi, Milano, 21/05/2019

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Una replica a “Milano dichiara l’emergenza climatica”

  1. Sono sceso in piazza per i FFF da febbraio dopo aver saputo da Sarah Murder della sua iniziativa. Concordo si molte cose dette in questo articolo che avete postato.
    Mi permetto di fare una osservazione.
    La sfida è molto grande, ci saranno mille ostacoli, dovuti anche solo alla complessità del problema da risolvere ed ai fenomeni sociali che si innescheranno nel percorso di cambiamento. Abbiamo bisogno di una partecipazione la più ampia possibile. Non escludiamo a priori ipotesi di collaborazione con altri movimenti o partiti, l’idea di fare tutto da soli rischia di essere illusoria. Per me FFF è un grande motore che può dare un contributo al cambiamento ma, per realizzarlo, dobbiamo avere il coraggio di parlare con tutti coloro che dichiarano una intenzione favorevole al cambiamento, chiedendo e misurando il loro impegno concretamente su determinati obiettivi ed escludendoli, non a priori ma, solo se li disattendono.
    Ho due figlie di 25 e 29 anni e, anche per questo, sono con voi !!

    Antonello Giannangeli

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