Monti, l’articolo 18, lo sciopero generale.

Ieri l’ennesima fabbrica è stata occupata grazie alla determinazione dei lavoratori RSI addetti alla manutenzione dei treni notte…

L’abolizione dei famigerati treni notte, quelli presi da intere famiglie che da nord si spostano e spostavano a sud, quelli scelti da chi aveva bisogno di cure specialistiche in ospedali lontani, quelli che hanno cullato il sonno di vecchi e nuovi migranti, di giovani viaggiatori squattrinati.

Prima è toccato ai lavoratori della Wagon Lits, oggi tocca agli operai dell’ RSI Italia SpA (Rail Service Italia,  che altro non è che l’ex Wagons Lits).

Gli operai della Jabil sono in lotta da mesi e da mesi aspettano risposte più che legittime, ballando tra amministratori delegati fantasma con passati loschi, a rivendite di terreni in nome dell’accumulazione di denaro a vantaggio di pochi, da inviti disattesi in prefettura, a interminabili presidi, dall’occupazione di una fabbrica che può lavorare, allo sguardo sul futuro.

A Pioltello, invece, reclamare giusti diritti in cambio di duro lavoro pare sia uno slogan senza significato per il padrone Caprotti. Loro, quelli che l’Esselunga la fanno vivere e la “tengono su”, non demordono, e proseguono convinti.

I precari di tutti i settori continuano a non avere tregua e si muovono nell’incertezza di una casa che non possono comprare (ricordiamo che il mutuo non è una possibilità prevista per gli sfigati precari), di una casa che forse non possono nemmeno affittare, di malattie che non possono curare a casa, e quindi che non possono curare, di figli che non possono avere, di un lavoro che forse non può continuare…e davvero, questa volta chi più ne ha più ne metta, sono infinite le normalissime attività vitali che un precario o una precaria non si può permettere di avere.

In tutto questo caotico susseguirsi di tragedie (iniziamo a chiamare le cose con il loro nome), ieri il nostro Primo Ministro ha dichiarato senza battere ciglio che la riforma del lavoro si farà, con o senza l’assenso delle parti sociali.

Parole che pesano come un macigno e che speriamo non passino così facilmente.
Questa riforma deve avere e avrà vita dura. Non deve passare.

Il 9 marzo la FIOM ha lanciato lo sciopero generale. Una giornata che sarà attraversata da importanti parole d’ordine.

Si parte dall’articolo 18 per parlare di riduzione della precarietà, di estensione dei diritti, di tutela del reddito, dell’ ampliamento degli ammortizzatori sociali a tutte le imprese e a tutte le forme di lavoro.

L’articolo 18 non si tocca, quindi, ma non solo. Con questa manifestazione si cercherà di ribaltare significato alla formula “basta apartheid” tra chi ha diritti e chi non ne ha: allarghiamo i diritti di pochi a tutti e tutte, invece di fare come i gamberi e camminare all’indietro, togliendo tutto a tutti.

Generalizzare questo sciopero significa andare oltre la discussione sull’articolo 18 e puntare alla ricomposizione tra gli individui precarizzati e coloro a cui verrà imposto di rinunciare alle proprie sicurezze.

Generalizzare questo sciopero significa riportare al centro della questione i beni comuni: così come l’acqua, il territorio e il lavoro.

Generalizzare lo sciopero si traduce nel trovare quel filo che lega la lotta sul lavoro di vecchi operai, dei lavoratori “fissi”e dei precari, con la lotta di chi non vuole perdere la terra come in Val di Susa o nelle pianure del bergamasco, del milanese e del lodigiano, o da chi, come spesso accade per i migranti, è colpito da un sistema che prevede esattamente la sua non regolarizzazione e quindi il suo sfruttamento.

Generalizzare questo sciopero significa chiedere un cambiamento nella scuola, perché non diventi realmente un’azienda su cui possono mettere mano i privati.

Generalizzare questo sciopero significa essere protagonisti, ciascuno con le proprie rivendicazioni, ciascuno insieme agli altri.

Generalizziamo questo sciopero, perché sia lo sciopero di tutti.

Sono numerosissime le lotte e le manifestazioni di malcontento in Italia.

Vorrebbero soffocarci.

Noi usciamo fuori e facciamo vedere che dietro ad una lotta ci sono tutte le altre e viceversa.

Il 9 marzo è la giornata di: Fiom, lavoratori in generale, precari del lavoro, migranti sfruttati, scuola, no tav, studenti no tav,  no tem si metro, e l’elenco infinito che continueremo a stilare.

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