The Show Must Go Off

 

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Il 5 Marzo del 2012 moriva Matteo Armellini durante il montaggio del palco per il concerto di Laura Pausini.

Il processo è ancora aperto ma è a rischio prescrizione.

La mamma di Matteo continua con coraggio (ha rifiutato un risarcimento di 350mila euro) la sua battaglia solitaria per avere giustizia e, in sostanza, delle regolamentazioni chiare e diritti elementari per tutti quelli che, come me, lavorano nei backstages del mondo dello spettacolo.

Si tratta di una delle frontiere del nuovo precariato.

Categorie non riconosciute professionalmente, contratti poco chiari, intermediazioni fittizie, Voucher, Cooperative che all’iscrizione fanno firmare dimissioni in bianco. Pagamenti spesso a 90 giorni che a volte si allungano a cinque o sei mesi.
Ma non puoi troppo rompere i coglioni. chi rompe i coglioni poi magari al lavoro dopo non viene convocato.

Si comincia spesso presto, verso le 6 del mattino e spesso si corre fino a notte.
Mi è capitato di fare “serenamente” 24 ore di lavoro consecutive.
Si corre perché i tempi sono stretti, lo spettacolo deve iniziare puntualmente e iniziare il montaggio un giorno prima non è possibile o costa troppo alla produzione. I più fortunati prendono qualcosa dopo le 8/10 ore. Altri hanno un fisso al giorno, indipendentemente dalle ore di lavoro.

Si scaricano bilici e furgoni anche in luoghi spesso difficili da raggiungere e dove non si usano (anche quando sarebbe possibile) montacarichi, elevatori, sponde mobili. Spesso gli elevatori e i montacarichi ci sono, ma non è stato richiesto il permesso di utilizzo, o si cerca di risparmiare il costo di noleggio. Tanto “scaricano i ragazzi e portano su per le scale”.

E poi si sale. Si sale in alto. Da lassù tutto lo spazio intorno diventa piccolo, i lavoratori formiche operose. Per fortuna ultimamente vedo più spesso gli imbraghi di sicurezza.
Tuoi ovviamente, mica forniti.

“ormai siete come liberi professionisti ragazzi. L’attrezzatura è a carico vostro”.

“E attenti a non farvi male”.

Ché mica ci sono infortunio o malattia. E se ti lussi una spalla non lavori e se non lavori niente soldi.
Mica sei assicurato.
Se poi ti fai male seriamente rischi pure di perdere il giro dei committenti.
lo Showbusiness mica aspetta: La tournée parte, la squadra è già fatta, sarà per la prossima volta. Forse.

Sia chiaro, a me piace il mio lavoro. Quello che ti fa imparare, Le persone che ti fa incontrare, la soddisfazione di vedere il prodotto dei tuoi sforzi finito e funzionante come una macchina perfettamente oliata.
Ordine dal disordine.
Dare forma, luce e suono dove poco prima non c’era nulla.
E poi riportare tutto al nulla precedente.

Quello che vorrei è vedere delle prospettive.
Vorrei potermi prendere cura di quel che faccio sapendo che intanto sto prendendomi cura di me stesso.
Vorrei essere sicuro che, farsi male, sia una drammatica fatalità e non un rischio costante. E se capita, vorrei poter sapere che la mia compagna e mia figlia potranno stare tranquille.
Vorrei che il rapporto di lavoro fosse un rapporto tra persone competenti e non un ricatto tra chi ha potere e chi non conta un cazzo.

Qui sotto sono elencate alcune delle criticità e delle richieste più comuni che altri colleghi hanno già provato a definire. Spero che tutto questo possa venire alla luce e che si possa intraprendere un cammino per ottenere diritti che dovrebbero essere considerati elementari.

Lo spero perché è giusto.
E’ giusto per Matteo, per Francesco, per Khaled le cui morti chiedono giustizia ma lo spero anche per la dignità di tutti noi”.

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PROBLEMI CONTRATTUALI:
Inesistenza di figure professionali che attualmente già operano nel settore live.
Inesistenza di contratti adeguati per assunzione temporanea che rispetti tutele previdenziali e inail.
Mancata definizione del rapporto tra committente e realizzatore del lavoro a causa di meccanismi di interposizione fittizia di manodopera o catene di subappalti.
L’inesistenza di regole sulla giornata lavorativa, e le dilatazioni dei pagamenti anche oltre i novanta giorni, derivano dal rapporto di lavoro che figura come fornitura di servizi da parte della cooperativa la quale poi a sua volta stabilisce un rapporto di lavoro dipendente con i lavoratori che nei fatti si comportano da free lance, procurandosi quindi i lavori per conto proprio. Questo crea ambiguità su chi tra service, produzioni e coop, sia l’effettivo datore di lavoro
Esistenza di cooperative fittizie gestite dai service per non assumere direttamente il personale e quindi non farsi carico dei corretti costi previdenziali e assicurativi dei propri dipendenti.
Caporalato e lavoro nero, soprattutto per quanto riguarda cooperative di facchinaggio.
Contratti di lavoro fittizi per quanto riguarda i pochi assunti dai service (contratto metalmeccanici).
Assenza della definizione oraria certa della giornata lavorativa.
Adeguamento dei minimi sindacali al reale costo della vita (paghe ferme agli anni ’90).
Assenza di reddito in caso di malattia o maternità.

DEFINIZIONE GIORNATA LAVORATIVA
8 ore + 1 di pausa
Ore straordinarie e relative maggiorazioni per notturni e festivi.
Maggiorazione paga giornaliera per notturni e festivi.
Definizione dei turni di riposo minimo tra un turno e l’altro nell’arco di 48 ore.
Indennità di reperibilità per i lavori a cui si è data disponibilità che vengono annullati.
Svolgimento della sola mansione per cui si è stati assunti.
Abolizione della paga a ore.

SICUREZZA
Maggiore serietà in fase di progettazione.
Turni di lavoro nei limiti della norma.
Numero di personale adeguato.
Tempi previsti per montaggio e smontaggio non ridotti al minimo.
Utilizzo di strutture e location adeguate.
Utilizzo di macchinari e strumentazioni idonei.
Revisione reale delle americane, delle coperture, dei ground support, dei ponteggi multidirezionali, dei motori, di tutto il materiale di rigging.
Corsi di formazione adeguati e gratuiti.
Informazione di tutto il personale del piano e dei tempi di produzione del cantiere.
Nelle tourneè abolizione delle date back to back per un’unica squadra e divieto di guida per i tecnici durante gli spostamenti.

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Purtroppo però non è facile organizzare qualcosa. Non esiste un’organizzazione vera e propria di categoria. Slc, che fa capo alla Cgil (http://www.cgil.milano.it/categoria/slc-comunicazione/) non sembra in grado di stare al passo con le rivendicazioni e le esigenze di un lavoro in continua evoluzione nelle forme di precariato e sfruttamento mentre lodevoli tentativi come quello del collettivo romano https://mercenarishowbizroma.noblogs.org/tag/artisti/ inizialmente molto attivi, sembrano essere passati un po’ in sordina nel lungo periodo. Il tempo a disposizione fuori dal lavoro è poco, Non c’è un luogo di lavoro fisso, non si è mai o quasi mai gli stessi e questo rende difficile organizzarsi. Spero e credo si possa fare qualcosa iniziando a incontrarsi e confrontarsi partendo dai luoghi di lavoro. e pensando a punti di riferimento. La strada è lunga e in salita ma siamo in tanti e dobbiamo iniziare a costruire luoghi di confronto. Qualcosa comunque piano piano si muove.

Daniele Colombari

 

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