Caro amico ti scrivo – lettera dal carcere di Opera

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Questo è un episodio di una lunga corrispondenza con un amico conosciuto in carcere che deve scontare ancora una lunga pena.

Pubblichiamo questa lettera ovviamente con il permesso dell’autore, pur nascondendo il nome, ma mantenendone intatta la forma e il contenuto. Lasciando, cioè, la sponteneità e la fluidità quasi colloquiale del racconto di giornate vissute in una galera italiana. La sua quotidianità, i suoi codici, le sue gabbie.

Spesso quando si parla di carcere si citano numeri e statistiche. Dietro ai quei numeri, è bene ricordarlo, ci sono delle persone. Per una volta proviamo a dar voce a uno di loro.

Non c’è bisogno di aggiungere altro a ciò che l’autore già decrive con cristallina e poetica efficacia.

Buona lettura

Niccolò

 

Caro Nico, come stai amico mio?

Con grande gioia ho ricevuto il tuo scritto e come sempre mi ha fatto un sacco di piacere, le tue parole mi infondono serenità e mi proiettano al di fuori di ‘ste quattro mura e di questo ti sono grato.

Spero che questo mio scritto ti venga a trovare in ottima forma, come posso dirti di me nonostante il posto e il risultato della cassazione che, come previsto, hanno confermato tutto. La cassazione l’ho fatta il 4 giugno ma comunque mi aspettavo un esito simile, quindi non l’ho presa male..

Per quanto mi dici che hai visto Maurizio sono contento se lo vedi ancora dagli un abbraccio da parte mia e salutamelo tanto, digli che da quando sono qua non ho più ricevuto sue lettere che comunque gli sono sempre vicino con il cuore a lui e a tutti..

E’ vero: ho avuto un po’ di casino qui, mi hanno dato quindici giorni di isolamento e un rapporto disciplinare, così mi hanno rimandato al reparto chiuso, mentre prima ero nel reparto attenuato, dove si è aperti tutto il giorno con però svariate regole da seguire tipo che non puoi fumare in corridoio, devi farti trovare pronto agli orari previsti se ha colloqui e devi, in poche parole, fare il lecchino. A me contestano che ho avuto un atteggiamento omertoso verso le autorità, perchè all’aria c’è stata una rissa e quando mi hanno chiamato non ho accusato chi è stato e ho solo detto che li ho visti camminare assieme i due che hanno litigato.. e quindi ora devo rifare l’osservazione per ritornare di là; mi hanno detto che ci vogliono almeno sei mesi.. comunque dopo ti metto dentro la copia del rapporto, poi la prossima volta che scrivi rimandamela per favore..

Però apparte questo incidente di percorso tutto bene, mi sono iscritto a ragioneria e ho già compilato alcuni moduli, a settembre dovrei iniziare. Poi mi sono iscritto a un corso di scrittura e poesia, anche se ora che sono definitivo penso di andarmene da qui e di andare in un carcere meno duro e che mi dà più possibilità di usare i benefici che mi spettano, tipo i permessi, semi libertà, eccetera, che invece qui è un po’ più difficile sbloccarli. Anche perchè io tra due o tre anni sono nei termini per sbloccarli..

Io comunque tutto sommato le giornate le sto cercando di passare il meglio possibile, faccio sport all’aria, leggo molto e mi diletto a scrivere. Pensa che avevo iniziato a scrivere tipo un libretto con dei miei pensieri, alcuni racconti brevi sulla vita qui e alcune poesie; solo che quando mi hanno mandato in isolamento e poi sballato nell’altro reparto mi è sparito insieme a tante altre cose. Ma questi sono i loro giochetti del cazzo. Tu pensa che mi hanno mandato un sacchetto con i miei vestiti con dentro la bottiglia d’olio aperta, si sono rovinati tutti.. si vede che hanno la mente limitata e si divertono così, sti porci.. però, sai, sono tante piccole cose che a lungo andare e stando in un contesto di privazione delle libertà, degli affetti, della tua privacy, se non sei forte le accusi e a lungo andare incidono sulla tua persona. Per questo molti si lasciano andare, sbottano o addirittura arrivano a farsi del male da soli, soprattutto in un contesto di regime carcerario abbastanza duro dove, se vogliono, non fanno sentire le tue lamentele con la censura e altro.

Anche la struttura incide molto, o meglio, ti scalfisce dentro se non sei abbastanza forte: cancelli elettrici, lunghe attese per andare da qualsiasi parte, telecamere dappertutto, oltre alla presenza costante delle guardie in ogni tuo spostamento.

Gli spazi dove si fa l’aria tutte in cemento con muri che se non alzi la testa non vedi neanche il cielo.. va beh, mi sono dilungato troppo.. stavo dicendo, sono tutte cose, tipo il dispetto dell’olio nei vestiti, che mettono a dura prova la tua pazienza.

Io per fortuna, e di questo mi stupisco da solo perchè non l’avrei mai pensato, sono abbastanza forte e non mi lascio intimidire da tutto questo, anche se non ti nascondo che al momento mi ero incazzato e un po’ me l’ero presa, però mi ripeto che da persone che hanno una mente limitata non si può pretendere tanto.

Io qui uso, se si può dire, un metodo “gandhiano”: alle loro provocazioni rispondo con educazione e soprattutto sempre con il sorriso in bocca. Questo ho notato che li fa abbastanza incazzare, perchè loro vogliono che uno sbotta così ti possono ricattare, con la cagata che ti fanno un rapporto così ti tolgono i giorni, il lavoro e tutte le loro schifezze.

Io non dandogli modo non faccio il loro gioco, anche perchè ho notato che in galera usare come metodo di lotta la violenza non serve ad altro che a fare il loro gioco, visto che la maggior parte dei detenuti non ti seguirebbe mai per via dei loro ricatti.. invece con l’indifferenza verso le loro provocazioni e il sorriso sempre in bocca li fa incazzare, perchè loro vogliono il casino, le persone che sbottano, che si fanno male da sole.

Questo è un mio modo di pensarla, magari per molti non è condivisibile però come aveva detto qualcuno, “sarà un risata ad ammazzarli”, mi sembra che fosse così, ora non ricordo di preciso..

Comunque ora ho ripreso a scrivere quel libretto che ti avevo citato prima di dilungarmi. ho scritto sul carcere e sul mio modo di pensarla, anche di questo avevo scritto ora lo sto rifacendo ma molte cose che avevo scritto ora mi sono sfuggite o non sono propriamente uguali a prima.

Ho scritto anche altre poesie oltre a quella chi ti ho mandato, poi quando penso che il libricino sia finito te lo spedisco così mi dai un tuo parere, che per me conta molto visto che ti reputo una grande persona e ti stimo molto nonostante purtroppo ci siamo dovuti conoscere in galera e di questo mi rammarico perchè avrei voluto conoscerti prima e non in galera, ma la cosa non importa perchè tanto ci sarà tempo per coltivare la nostra amicizia visto che prima o poi dovrò pure uscire da qui! E poi anche per posta un minimo l’abbiamo anche rafforzata e ti posso dire che hai fatto molte cose per me più di quanto hanno fatto molte persone che fuori si reputavano amici. Di questo ti sono grato e ti fa onore..

Qui si vive di piccole cose: un buon libro, una bella canzone, una bella lettera, un colloquio, un buon piatto da mangiare e, come mi hai scritto anche tu, anche osservando la campagna. Adesso che è rinata è stupenda! Io a volte, quando vado in saletta o sono in corridoio, mi perdo a guardarla, a guardare gli uccelli, qui ci sono gli aironi che si posano sui campi e poi volano. Poi sotto la mia finestra sul prato ci sono le margherite e sto a guardarle, sai che verso sera si chiudono e poi durante la mattinata si riaprono?

Pensa che sulle scale che facciamo per andare all’aria, sopra un finestrone c’era un nido con gli uccellini e tu vedevi che quando la madre non c’era tu fischiavi e i piccolini aprivano il becco. Pensa che li abbiamo visti che non avevano ancora le piume e ogni giorno che passava li abbiamo visti crescere fino a quando hanno spiccato il volo!

Quando hanno preso il volo è stata quasi una festa, come un segnale di libertà, pensa che per una settimana quasi l’argomento principale era che gli uccellini avevano preso il volo! Perchè dopo un po’ in galera essendo sempre le giornate tutte uguali e monotone anche i discorsi sono sempre gli stessi, soprattutto in una casa di reclusione dove ci sono per la maggior parte persone con condanne lunghe e persone da svariati anni dentro.

Quindi ogni minima cosa è una novità e linfa nuova per discutere di qualcosa che non si è sentito svariate volte.

Pensa che basta che andiamo all’aria e si trova un grillo, una mantide, un bruco, diventa subito una novità e iniziamo a giocare a guardarlo e fare commenti (io per primo, visto che gli argomenti e le chiacchiere di galera mi hanno stufato subito..).

Ma la vuoi sapere una cosa che mi ha lasciato perplesso ma nello stesso modo mi ha incuriosito? Uun giorno siamo all’aria e c’è una mantide religiosa, va beh, ci giocano e se la mettevano addosso a chi aveva paura, si facevano gli scherzi, insomma. Poi uno che gli avevano messo sul coppino la mantide se la leva e la schiaccia. Cazzo.. non lo avesse mai fatto! In sezione c’è un ergastolano che è una vita che è dentro e gli portano tre o quattro omicidi. Si è incazzato come pochi ed è andato là e ha iniziato ad abbuffarlo di parole e minacce dicendo: “che cazzo ti hai fatto! Sei una merda! Ti dovresti vergognare uomo di merda!”.. va beh, io capisco che a uno può dispiacergli, ma cazzo, a me è sembrato il colmo! A questo gli portano tre o quattro omicidi e a momenti fa il quinto con quello che ha schiacciato la mantide, se non si mettevano in mezzo altri detenuti a calmarlo..

sta cosa, credimi, mi ha lasciato perplesso. Cioè la mente umana è strana, voglio dire, uno pensa, questo ammazza come se niente fosse e poi ha fatto un casino per un insetto, con tutto il rispetto per questa mantide.. però questo spiega quanto contano tanto qui dentro le piccole cose..

Io avevo in cella due ragni per le zanzare, solo che ‘sti due pirla al posto di allearsi contro le zanzare si facevano la guerra tra loro, così uno l’ho dovuto sfrattare! Ahahah!

Amico mio sono contento che hai letto Sepùlveda, è un grande! Mi piace molto la letteratura sudamericana, ultimamente ho letto “il profumo delle foglie di limone”, pensavo fosse una cagata invece è proprio un bel libro. Poi ora sto leggendo “uno psicologo nei lager” di Viktor E. Frankl, un bel libro e poi ho letto “l’amore per la vita” di Erich Fromm, che è un maestro della Psicanalisi.

Mi ero intrippato con dei libri di psicologia, mi piace sapere cosa scatta nella mente umana. Nico se riesci mandami i libri io li accetto volentieri che leggere mi fa evadere e stare anche in un qualche modo solo con le emozioni che la lettura mi dà.

Leggere ti fa stare da solo e anche la solitudine quando intorno a te c’è solo rumore è una forma di libertà.. ora ti saluto con un forte abbraccio sei una grande persona

con stima e affetto

P.

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2 risposte a “Caro amico ti scrivo – lettera dal carcere di Opera”

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