” Dateci 100 maschere antigas e libereremo Istanbul”_ Racconto da Gezy Park

 

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Sono partito per la  Turchia avendo la necessità di vedere che cosa stava realmente accadendo e perchè sono sempre più convinto che le informazioni che i media ci danno di queste situazioni in genere siano manipolate.

Ho la fortuna di avere un amico che abita ad Istanbul e che ci ha consegnato le chiavi di un appartamento proprio dietro piazza Taksim.
Appena arrivati ci siamo subiti diretti verso Gezy Park e lì abbiamo trovato una situazione di calma totale: c’erano feste, c’erano concerti, si mangiava e si beveva e il parco era pieno di persone.
L ‘atmosfera era decisamente “particolare”,  tutto era organizzatissimo tanto che i giardini non sembravano occupati, ma semplicemente vissuti dai cittadini in quel modo: tende, tavoli, stand, dibattiti ovunque.

La piattaforma di associazioni e partiti che gli ha dato vita ha dei numeri altissimi: si parla di 116 realtà diverse che vanno dalle associazioni ai partiti politici.
Gezy park era completamente circondato da barricate costruite con pullman e con le attrezzature trovate nei cantieri vicini, erano barricate altissime e davano un senso di protezione incredibile alla piazza .. segnavano il confine con il “fuori”.

Dentro il parco abbiamo avuto l’opportunità di incontrare molti esponenti delle realtà presenti : dagli organizzatori del campo medico a quelli della mensa e stando li qualche giorno abbiamo avuto anche l’opportunità di osservare come le cose evolvessero sempre meglio dal punto di vista dell’organizzazione e della partecipazione, era un crescendo continuo grazie alla gente di Istanbul che portava cibo e medicine.

Una delle regole del parco era che tutto  fosse gratis e così sono stati allontanati tutti i venditori che hanno cercato di speculare sulla zona,
ogni tenda aveva a disposizione sacchi dell’immondizia e salviette umidificate, tutte le sere partiva una catena umana per l’immondizia che veniva portata ai camion che passavano a ritirarla, la mensa era in grado di servire 15.000 pasti gratis al giorno, c’erano moltissimi medici con attrezzature da primo soccorso, era nata anche una radio interna per facilitare il passaggio delle informazioni nei momenti di maggiore tensione in cui le comunicazioni via cellulare erano impossibili, la conduceva  un ragazzo spagnolo.

Dato il grandissimo numero di persone presenti il parco è stato diviso in distretti che si riuniscono in assemblee i cui delegati partecipano poi all’assemblea generale.

Abbiamo preso parte ad un workshop tenuto da una ragazza tedesca che arrivava dalla Siria, Iulia, il cui tema era come muoversi in situazione di scontri come gestire la tensione e mostrava come muoversi e cosa fare nelle diverse situazioni che venivano prospettate.

Per noi è stato molto importante partecipare perchè ci ha mostrato come stare in piazza da “operatori video”, per cui l’importanza di avere una spalla ( qualcuno che ti eviti gli ostacoli e ti mostri la strada) e come gestire gli effetti dei lacrimogeni e dei gas.
io e miei compagni di viaggio abbiamo pensato di ricambiare organizzando un workshop sulla sicurezza in rete avendo notato una certa dose di ingenuità nell’utilizzo dei social da parte loro.
Il mio compagno di viaggio, Alberto, molto esperto di protezione nell’utilizzo dei social media e si è occupato di quello, mentre Accio ha preparato sia delle dispense tecniche che tenuto una lezione sull’utilizzo di torr e su tutte le sue versioni; la lezione era per  un numero ristretto di persone che si sarebbe poi preoccupato di passare la formazione a gruppi numerosi.

Una delle cose che mi ha colpito di più girando per Istanbul e nel quartiere vicino al parco era la “spentolata” delle nove di sera, ovvero pentole suonate dai balconi e dalle finestre in segno di protesta e accensione/spegnimento di luci delle case e più la polizia col trascorrere dei giorni agiva duramente più le persone dalle case ne segnalavano così l’arrivo ai manifestanti e richiamavano l’attenzione sugli episodi di pestaggio  nelle vie dietro la piazza..bè, devo dire che a quel punto succedeva di tutto: dalle pentole alle sedie gettate sui cordoni di polizia dai piani alti.

Inoltre, chi abitava al pian terreno, la mattina quando usciva, lasciava sui davanzali delle finestre prodotti vari: latte, acqua, medicine x chi manifestava e ne avesse avuto bisogno.
Chi era dentro il parco era cmq organizzatissimo e ogni spicchio del parco si autorganizzava per resistere e ogni realtà a modo suo: chi andava a mani alzate, chi nelle mani aveva di tutto, chi costruiva le barricate, chi si incordonava attorno al parco, le forme di espressione diciamo che erano molteplici.I più giovani erano sicuramente quelli che si esponevano di più, ma c’erano nelle prime file anche dei “veterani”.

Tra l’altro in piazza c’erano anche le tifoserie delle squadre di calcio più importanti del paese che hanno pubblicato un comunicato congiunto molto bello sulla protesta che esprimeva la loro unità in quella lotta e che intitolava “dateci 100 maschere anti gas e libereremo Istanbul”.

Noi abbiamo intervistato fianco a fianco i capi ultras con al collo le loro rispettive sciarpe, ma a parte loro coesistevano in piazza e a Gezy park i curdi e i kemalisthi, e persone di ogni età e origine tanto che quando Erdogan ha detto “aspettiamo la corte, ma facciamo cmq poi un referendum sul centro commerciale” le persone non se ne sono andate, ormai la protesta incarnava le esigenze di una generazione che vuole crescere in modo diverso, vivere in modo diverso.

In un manifesto di 5 punti sono state scritte le “richieste”: che il parco rimanesse, che il capo della polizia si dimettesse, che venisse proibito l’utilizzo dei gas durante le manifestazioni, che fossero permesse le manifestazioni di piazza e che venissero liberate tutte le persone arrestate, tra cui i medici e gli avvocati e gli avvocati che avevano manifestato contro l’arresto dei colleghi.

Inoltre, secondo gli occupanti del parco i numeri delle vittime è stato maggiore rispetto alla cifra ufficiale sostenuta dal governo.

Un mio amico ha assistito ad un pestaggio violentissimo con la persona in questione che alla fine sembrava morta e  trascinata via  dalla polizia per un piede.

Ho avuto l’opportunità di riprendere  anche dalla parte dei media durante gli scontri e la quantità di gas sparata dalla polizia lasciava l’aria irrespirabile per chiunque, era impossibile vedere a distanza e i poliziotti al nostro fianco sparavano all’impazzata, sempre ad altezza uomo, gas e acqua sui manifestanti.

I poliziotti in piazza erano giovanissimi, 20 anni e sembravano tutti giocare ai video giochi, ma ci sono stati sei poliziotti che si sono suicidati per protesta e 40 defezioni dal corpo di persone che si sono rifiutate di andare a reprimere la piazza e che sono state poi arrestate.

 

 

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