Vita in ringhiera

casa-da-ringhiera.10Quando ero una bambina osservavo sempre un quadro appeso a casa dei miei: raffigurava una tipica ringhiera delle vecchie case milanesi, lo aveva fatto una pittrice dei navigli. C’erano gatti, porte, bauli, panchine, panni stesi. C’era di tutto su quella ringhiera. Tante storie una accanto all’altra, la rappresentazione di una quotidianità individuale e collettiva.

Da allora, è maturata in me la voglia di vivere in una casa così, cosa che non ho mai fatto, fino ad adesso.

Da qualche settimana per caso infatti sono andata ad abitare in una casa di ringhiera.

Finalmente vivo e scopro cosa significhi veramente, al di là della fantasia romantica che mi porto appresso da molti anni.

E’ proprio vero che i luoghi in cui si vive e si abita condizionano fortemente il modo stesso di abitare e percepire l’abitare.

La casa di ringhiera è senza dubbio condivisione. Infatti la vicinanza delle case e l’esistenza di uno “spazio comune” (il ballatoio) crea spesso occasioni di incontro con i propri vicini. Rispetto al condominio “classico” in cui non ci si incontra quasi mai, se non al volo, per le scale o in ascensore, sul ballatoio molto spesso si ha maggiore occasione di vedersi, incrociarsi, magari mentre si stendono i panni o si esce e si entra in casa.

La privacy è un po’ diversa. I muri sono sottili, i rumori si sentono tutti, sia dal centro del palazzo, che da una casa all’altra  Conosco già le voci, sento alcune dinamiche. Posso già dire che musica ascoltino i vicini, chi ha il cane, chi ha bambini.

La ringhiera è un’esperienza profondamente sensoriale: mi ricordo la prima volta che sono entrata in casa mia. Era mattina e si sentiva forte l’odore del caffè. Il sabato o la domenica spesso si sente l’odore della pizza fatta in casa, che viene da qualche cucina. Tra odori e rumori, i sensi sono fortemente stimolati in una casa di ringhiera: anche questi, sono strumenti per conoscersi, avere un’idea di chi si ha accanto, condividere, anche, i propri spazi, abitudini, comportamenti.

Quando arriverà il caldo, voglio coronare il sogno della mia vita, appreso in Medio Oriente, e cioè quello di vivere con la porta aperta, almeno per qualche ora del giorno e della sera (quando sarò in casa!). Penso che possa essere un esperimento interessante da fare. Quando ero in Medio Oriente ero stupita da questa “apertura” dello spazio privato della casa verso la strada: tipico dei paesi, ha causato in me due fasi diverse di reazione. La prima era di forte imbarazzo: non riuscivo, camminando in strada, a non guardare dentro (e questo mi causava imbarazzo, mi sentivo invadente). Nella seconda fase invece, passavo e da dentro mi chiamavano per nome, invitandomi ad entrare. Ho imparato a convivere con questo modo di vivere la casa, aperto, accogliente e non fanaticamente attaccato alla propria privacy. Mi piaceva. Ora sono pronta per sperimentarlo.

Nella casa di ringhiera posso fare una cosa che adoro e che mi è quasi sempre stata negata: stendere i panni all’aperto.  E’ un gesto liberatorio, che mi fa tornare indietro negli anni. Sì, mi fa proiettare nel passato, in un passato che non ho mai vissuto. Mi piace spargere l’odore dei panni puliti all’esterno  Mi piace vedere i colori dei miei vestiti sul mio balcone. Gioco con le mollette (che cadono immancabilmente), tocco le magliette, le lenzuola per sentire se sono ancora umide. Mi piace l’idea che i vestiti prendano aria (e sole, quando ci sarà), prima di essere indossati da me.

Infine, i tetti. La vista sui tetti dalla casa di ringhiera è qualche cosa che, qualcuno direbbe, toglie il fiato. In verità la sensazione è che permetta, finalmente, di respirare allargando il proprio orizzonte. La casa non è più solo dalla porta in poi, la casa si estende all’esterno  in un pezzo che è di tutti, e che è intriso degli odori, rumori, suoni di tanta gente. Rumori dal centro, dal basso e dall’alto  E la possibilità che lo sguardo si allarghi un po’, esperienza più unica che rara per chi è abituato a vivere in mezzo a muri di palazzi che impediscono di alzare lo sguardo.

 Quando farà caldo voglio mettere una sedia fuori dalla porta e stare a guardare la sera sui tetti.

Voglio vivere sul quel ballatoio. Proprio come uno dei gatti di quel quadro.

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