“In territorio nemico” – un libro da leggere assolutamente!

in territorio nemico
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“Alba la presero in duemila il 10 Ottobre e la persero in duecento il 2 Novembre dell’anno 1944”.

Così Giuseppe Fenoglio, con la sua scrittura asciutta, ironica e priva di retorica riassumeva in una frase l’epopea della liberazione dai fascisti della città di Alba nel durissimo autunno del 1944.
A tanti anni di distanza appare finalmente in libreria un libro capace di farci appassionare di nuovo alla Resistenza, proprio nel solco dei Fenoglio, dei Pavese, dei Calvino e dei Pesce.
Il titolo del romanzo edito dalla Minimum Fax è “In territorio nemico”.
L’opera è frutto del lavoro di 115 autori che hanno utilizzato il metodo della scrittura industriale collettiva.

“In territorio nemico” inizia l’8 Settembre 1943, il giorno dell’armistizio con cui l’Italia si arrende agli Alleati.
Quel giorno, il Re e Badoglio fuggono lasciando l’esercito senza ordini e lo Stato allo sfacelo.
I Tedeschi, inferociti dal voltafaccia italiano, occupano quasi tutto lo stivale disarmando e deportanto centinaia di migliaia di soldati lasciati allo sbando.
Le truppe italiane stanziate nei paesi occupati spesso, prendono le armi contro gli ex-alleati. Così succede nelle isole greche (vedi la strage di Cefalonia) ed in Yugoslvia dove migliaia di soldati italiani passano nelle formazioni partigiane locali.
Il 12 Settembre 1943, Mussolini viene liberato e pochi giorni dopo, fonda al Nord la Repubblica Sociale Italiana, crepuscolare stato vassallo dei nazisti.
In quei giorni, iniziano a costituirsi le prime formazioni partigiane che daranno vita alla lotta di liberazione. Piccoli nuclei di uomini liberi che, via via, si ingrosseranno dando filo da torcere alle truppe d’occupazione naziste ed alle formazioni fasciste appositamente costituite per condurre la feroce repressione anti-partigiana.
Del 19 Settembre è l’eccidio di Boves, uno dei primissimi episodi di rappresaglia e strage perpetrati dai nazisti contro i civili in risposta alle azioni dei partigiani. I morti sono 59. Nel giro dei due anni successivi i massacri saranno centinaia: Fosse Ardeatine, Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Piazzale Loreto, Benedicta, Montefiorino, ghetto di Roma e l’elenco potrebbe andare avanti all’infinito…
Nel Settembre del ’43, con il collasso dello Stato, ogni uomo può scegliere per se stesso e decidere che fare e con chi stare.

Questo lo scenario storico che fa da sfondo al nostro romanzo ed alle gesta dei tre protagonisti: Matteo, Adele ed Aldo.
Tra personaggi legati da rapporti di stretta parentela.
Matteo, ufficiale di Marina e disertore è fratello di Adele, giovane e bella donna borghese, moglie di Aldo, promettente ingegnere aeronautico.
Matteo abbandonerà l’uniforme per risalire la penisola devastata dalla guerra nel tentativo di raggiungere Adele a Milano.
Adele, abituata alla “vita agita” da borghese dovrà rimettersi in gioco conoscendo prima il calore della comunità e della lotta operaia e poi, l’esperienza durissima, eroica e disperata dei GAP a Milano.
Aldo, nel tentativo di sfuggire all’arruolamento ed alla deportazione si imboscherà in campagna scivolando velocemente nella follia.

Notevole il racconto della risalita di Matteo, in compagnia di un contrabbandiere, da Gaeta a Roma in uno scanario apocalittico fatto di miseria e devastazione.
Da un lato gli eccidi perpetrati con ferocia dai Tedeschi. Dall’altro le stragi causate dai bombardamenti americani.
Interessante anche la veloce politicizzazione dell’ex-ufficiale ed il suo passaggio alle formazioni partigiane.
Altrettanto bella la descrizione della comunità operai femminile di Milano e degli scioperi del Marzo ’44 a cui Adele parteciperà.
Angoscianti invece sia la cruda descrizione della vita in clandestinità dei partigiani dei GAP a Milano che quella del progressivo impazzimento dell’imboscato Aldo travolto dalla sua stessa ignavia.

Bello ed azzeccato l’utilizzo del dialetto, capace di far emergere le mille anime dell’Italia degli anni Quaranta passando dal napoletano al milanese.
Ed altrettanto ben riuscita la descrizione dei piccoli ed asciutti gesti di solidarietà umana di cui sono capaci gli umili che punteggiano il romanzo.

Un’opera utile ed importante, dopo vent’anni di revisionismo alla Pansa capace di pareggiare torti e ragioni e di mettere tutti su un unico piano.
Coloro che combattevano per la libertà di tutti messi nello stesso calderone con chi combatteve sotto i simboli dell’ordine nazista.
Un romanzo finalmente capace di mettere ognuno al posto che la storia gli ha assegnato: partigiani, fascisti, nazisti e zona grigia dell’Italia che sta sempre a guardare.

Amaro il finale. Ma forse è questo paese a prescrivere finali del genere.
“…E pensò a Nardo, che se ne andava in Spagna a metter bombe, e a Ignigo. Se lo immaginò che tirava fuori una sigaretta già girata e gli sorrideva beffardo, come a dire: ‘Ma che ti aspettavi?’…”.

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