L’italia che uccide

Ogni giorno un disoccupato si suicida, ogni tre una donna viene uccisa dal proprio partner, l’attenuazione della pena per stupro, le contestazioni dei lavoratori, degli studenti e la rivendicazione degli spazi e dei diritti sul loro uso, l’accusa di aver violato i diritti umani ritraggono un quadro agghiacciante della situazione sociale. È la coesione sociale che viene a mancare piano piano in questo momento di crisi, a causa della debole se non assente attenzione del nostro governo verso le tematiche sociali. Siamo tutti consapevoli della situazione finanziaria italiana, dei sacrifici che bisogna fare per salvarsi, ma soffocare definitivamente chi sta già annegando non è una soluzione ragionevole. Ignorare le proteste non è una soluzione. Ignorare fatti agghiaccianti come la strage dei senegalesi o l’uccisione di un cileno da parte di un agente della polizia locale non è una soluzione. Le uniche “soluzioni” prese in campo sociale sono state messe in atto dalla giustizia italiana arrestando contestatori del tav, manifestanti del 15 Ottobre a Roma e attenuando la pena per chi commette uno stupro. Il primo provvedimento, gli arresti, è un tentativo di “mantenere l’ordine pubblico”, dividere il movimento, creare una divisione fra buoni e cattivi, dissuadere dal continuare le proteste, semplicemente spaventare e reprimere. Il secondo permette la pulizia delle coscienze e la visione dello stupro come un atto quasi accettabile.

In questa situazione, più che mai, sentiamo di essere il motore della società, che decide di controllarsi dall’interno, di proteggersi dall’interno, le manifestazioni continueranno, la val susa continuerà ad essere difesa, continuerà ad esser fatta informazione e cultura. Perché siamo la parte autonoma, non siamo influenzati da poteri politici e cerchiamo con tutte le nostre forze di non essere influenzati dal sistema.

Noi una coscienza l’abbiamo e non abbiamo certo bisogno di pulirla, gli arresti hanno solo unito di più il movimento, ci hanno dato un motivo in più per continuare a sostenere le nostre ragioni e se non la salvano loro l’italia che muore, la salviamo noi, da loro.

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Una replica a “L’italia che uccide”

  1. maria cristina pavani ha detto:

    basta distruggere , quel poco di buono che è rimasto lo dobbiamo conservare

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