Lo scontro in atto

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“Cazzo…in un paese di ladri, di gente che evade, di corruzione…se la vengono a prendere con gli unici onesti!?”.

Così si esprimeva il leader della Fiom Maurizio Landini il 29 Ottobre dopo le improvvide manganellate della celere romana agli operai delle acciaierie di Terni.
Una notevole ed efficace sintesi dello stato del paese di un Landini sicuramente più lucido rispetto a quello sentito a Torino qualche giorno prima…

Checché se ne voglia dire è evidente che è in corso nel paese uno scontro di notevole rilevanza.
Le manganellate agli operai delle Ast hanno in qualche modo espresso in modo evidente la ferocia dell’attacco in atto contro il mondo del lavoro.

Per Renzi si è trattato di un gigantesco tonfo d’immagine.
Per un personaggio così glamour le vecchie care botte agli operai sono state un drammatico scivolone (e non a caso, nei giorni successivi, il nostro ha tentato di correre ai ripari).
Ma si è trattato anche di un grosso errore politico. Un errore che ha portato ad un improvviso riavvicinamento tra Susanna Camusso (segretario generale della CGIL) e Maurizio Landini (leader indiscusso della FIOM) fino a quel punto su posizioni molto diverse.

Appare chiaro che lo scontro in corso tra il Partito Democratico ed il più importante sindacato italiano può avere diverse chiavi di lettura.

Il PD del 40,8% delle ultime europee punta a diventare un partito centrista pigliatutto e non può permettersi di venire “frenato” nella sua corsa dalla forza di interdizione della CGIL (i cui iscritti sono, spesso e volentieri, quadri e militanti del partito di Renzi).
Per Renzi il peso del sindacato all’interno del partito e nella società deve assolutamente essere ridotto.

Ma chi si limitasse a leggere nell’attuale situazione un semplice scontro di potere si sbaglierebbe.

E’ in corso anche un gigantesco conflitto sulla visione della società futura.
E’ evidente che, al di là della retorica nuovista, lo scopo di Renzi (su mandato dell’Europa e di Berlino in particolare) è rendere facili i licenziamenti ed abbassare ulteriormente il costo del lavoro.
Un nuovismo, quello renziano, che puzza terribilmente di 19esimo secolo…

Si vuole devastare definitivamente la contrattazione nazionale e atomizzare il mondo del lavoro in ogni suo settore cercando di arrivare al tanto agognato (dai padroni) rapporto 1 ad 1 tra datore di lavoro e lavoratore.
E’ evidente che in una tale situazione di debolezza, senza potere contrattuale e forza organizzata alle spalle, il lavoratore sarà indifeso di fronte a qualsiasi forma di ricatto e disposto, pur di non perdere il proprio lavoro in una situazione di crisi, ad accettare l’inaccettabile.

Questo, in poche parole, il disegno finale.
Bisogna diventare competitivi con la Cina!
Spremere gli Europei per “salvare” l’Europa e “spremere” i lavoratori per salvare l’Italia…
E per questo vanno bastonati i lavoratori.

Molti pensano che la battaglia in corso sia una battaglia di retroguardia e fuori dal tempo.
E’ invece una delle battaglie del XXI secolo…
Giova ricordare che quando i settori più “garantiti” del mondo del lavoro perdono diritti, le conseguenze negative ricadono “a cascata” su tutti gli altri.
Questo ci insegnano le lotte degli ultimi 35 anni: dalla FIAT dell’Autunno ‘80 in Italia, ai controllori di volo sotto Reagan negli States, per finire coi minatori inglesi di metà anni ‘80 con la Thatcher.
Le sconfitte subite dal mondo del lavoro hanno causato un generalizzato peggioramento delle condizioni di vita in seno a tutta la società.

Quando il mondo del lavoro irrompe sulla scena e nelle piazze, i rapporti di forza cambiano immediatamente.
L’irruzione sulla scena di forze sociali fresche (non tanto il sindacato, ma i lavoratori in carne ed ossa) potrebbe contribuire a mettere in difficoltà il “riformismo” renziano.

Uno dei problemi immediati con cui deve fare i conti chi frequenta le piazze quotidianamente è la distanza siderale che intercorre tra le nuove generazioni precarie (“Articolo 18? E cos’è!?”) ed il vecchio mondo del lavoro dipendente.
In realtà si tratta di una distanza più apparente che reale perché le condizioni di sfruttamento e precarietà sono ormai assolutamente trasversali ad entrambi i mondi.

Ed in questo ci viene in aiuto l’importante data dello sciopero sociale del 14 Novembre (a due anni, non dimentichiamolo mai, dal primo vero abbozzo di sciopero europeo del 2012 e dalla giornata di manganellate ed arresti in Italia).

Quel giorno ha le potenzialità per diventare un interessante laboratorio capace di mettere in sinergia fasce sociali e generazionali diverse che fino ad oggi hanno faticato a parlarsi.
Del resto i dati appena pubblicati ad Ottobre sulle condizioni del mondo del lavoro italiano sono sconfortanti: 1 milione di lavoratori in cassa integrazione di cui una percentuale elevatissima in cassa a zero ore (anticamera della chiusura dell’azienda e della disoccupazione).

Lo sciopero generale sembra ormai una prospettiva imminente. E per la prima volta da 12 anni (16 Aprile 2002, il gigantesco sciopero generale contro il Governo Berlusconi sempre sul tema dell’Articolo 18), potrebbe essere un momento socialmente significativo.

Ai movimenti fare la loro parte perché lo sia.

T_B

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Una replica a “Lo scontro in atto”

  1. […] Nel settantesimo della Resistenza il governo Renzi offre un gratuito ripasso di storia ai metalmeccanici, un corso di aggiornamento avanzato si è tenuto pochi mesi dopo per gli insegnanti.Immagine tratta il 28.6.2015 dal sito https://milanoinmovimento.com/rubriche/riflessioni/lo-scontro-in-atto […]

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