Roberto “Freak” Antoni – “Con questi applausi voi mi confondete…”

 

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“Con questi applausi voi mi confondete…. con un altro sicuramente” Era il 2006, era Arezzo Wave lui era Roberto “Freak” Antoni sul palco con i Pay.

Il leggio sul palco come sempre, lui chiudeva gli occhi, stringeva i pugni e faceva smorfie con la bocca. Lo faceva spesso non solo sul palco, anche nelle chiacchiere e nelle discussioni. Chissà se lo fece anche prima di dire “questa è avanguardia, pubblico di merda” in quel 1979 mentre sul palco con gli Skiantos invece di suonare si erano messi a preparare un piatto di spaghetti.

Bologna, Italia, anni ’70 , Radio Alice prima dello sgombero e dell’uccisione di Lorusso, era un posto da cui Freak passava.

Artista visionario, folle, geniale, dirompente, e ribelle non sono a livello artistico.

Il linguaggio ironico e dissacrante faceva affrontare ogni argomento con un sorriso amaro. Quanta intelligenza e visione prospettica ci vuole per definire gli spettatori pubblico di merda o “non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti” oppure “mi sento un po’ scomodo perché sono un autonomo”?

Cantare il lato nascosto della società o quello che si vorrebbe tenere nascosto, quello dei disagiati, quello della droga, dell’irriverenza, delle cantine, del punk, della demenza intelligente e cantarlo nel periodo storico del cantautorato di sinistra!

La differenza tra ribellismo e ribellione sta tutto nella profondità di “Sono un ribelle mamma”. Lui era un ribelle, senza dubbio.

Ha rotto gli schemi, ha cambiato le regole ha aiutato a costruire un clima diverso in un paese bigotto e devastato dai dispositivi di controllo sociale. Cantava e scriveva come viveva, sorrisi agro-dolci sempre e comunque. Raccontava delle sue esperienze con l’eroina e di come avesse già rischiato più volte di morire di vita, ma poi è morto di tumore, ed il tumore colpisce non chi si droga ma può colpire qualsiasi bipede umano.

Roberto Freak Antoni è stato uno dei più importanti ed influenti uomini di cultura del ’900 nel nostro paese, come Jannacci, come Dario Fo, come Lelio Luttazzi.

L’incredibile però è che la sua grandezza sembra essergli stata riconosciuta solo adesso, adesso che è morto. In vita no! In vita ha lottato, occupato spazi, imposto e creato musica, tensione culturale, in vita due volte gli Skiantos erano prossimi ad andare a Sanremo due volte non ci sono andati, facevano paura, erano avanguardia ed in Italia c’è un pubblico di merda!

Roberto lo conoscevo. Mi ha dato consigli, mi ha preso in giro, mi diceva sempre che la vita non è quella che vogliono gli altri sia, è quella che uno vuole che sia, che non esistono altri filosofi che a stessi, che il bello sta dentro di noi ma è solo stando bene con gli altri che il bello sarà anche buono. Dall’altra parte l’aveva anche scritto “Se uno si impegna, può stare male ovunque” cazzo quanto aveva ragione.

La prima volta ci siamo conosciuti in autogrill, l’ultima volta ci siamo visti nella tua Bologna qualche mese fa, il sorriso agro dolce in quella faccia arrogante, disponibile e piena di smorfie era sempre lo stesso.

Sul palco il 1 maggio del 2013 all’internazionale del trash ribelle è stato meraviglioso vederti conquistare il pubblico che voleva i dj e non il tuo show.

Sul palco ricordo le magliette, i cartelli, e poi pugni e occhi chiusi e quindi una frase fulminante, spesso intelligente, mai banale.

Maestro era impossibile parlare di te in maniera esaustiva, rulla di cartoni tutti quelli che se lo meritano anche dove sei ora. Io me ne prendo un’altra rullata in testa!

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