Zenith: migranti a Milano

 

Fruttivendoli, badanti, operai, commercianti, migliaia gli immigrati che a Milano vivono e lavorano per costruirsi una vita diversa. Egiziani che scavalcano i cancelli dell’ortomercato per andare al lavoro, filippini in fila agli sportelli della Questura, cinesi che caricano e scaricano in Paolo Sarpi, senegalesi, marocchini, indiani tra i banchi delle scuole serali, mediatori culturali agli sportelli immigrazione, caposquadra albanesi sulle impalcature dei cantieri.. sono solo alcune delle innumerevoli fotografie che si possono scattare nella nostra città, un mosaico di storie di vite passate, abbandonate e ricominciate, che scivolano silenziose tra i palazzi e le strade, sempre troppo a margine,  troppo di rado avvicinate e raccontate. Eppure ci sono, approdano in stazione con un numero di telefono in mano e si addentrano nei meandri dei sotterfugi di sopravvivenza: cugini alla lontana che rimediano un lavoro, transazioni western union per sentirsi vicini a casa, appartamenti sovraffollati per dividersi l’affitto, dentro e fuori i quartieri popolari, nella precarietà esistenziale che la nostra città offre loro, sono un pezzo di Milano, un pezzo in movimento, che sfugge ai più e ai meno accorti e a cui da oggi vogliamo dedicare uno spazio e dare una voce. Nel vasto e complicato orizzonte di esperienze e situazioni che il tema immigrazione può comprendere e racchiudere, Zenith è un punto di osservazione che nasce dall’intersezione del particolare, del singolo caso fotografato e raccontato nella contingenza del quotidiano, con la generale e più ampia volta (non proprio così celeste) di politiche migratorie, gestione dei flussi, sequele burocratiche e provvedimenti repressivi con cui ogni immigrato si trova ad avere a che fare ogni volta che decide di lasciare il suo paese per ricominciare altrove. Vogliamo indagare e analizzare la gestione politica e legale del fenomeno immigrazione dal punto di vista reale delle persone, dei migranti che sulla loro pelle e dentro le loro vite subiscono giorno per giorno le decisioni asettiche e impersonali calate dall’alto nell’ottica razzista e squisitamente economica del nostro governo. Il nostro Zenith si sposterà dai cortili ai mercati, dagli angoli delle strade agli sportelli degli uffici, dal silenzio della quotidianità al rumore delle lotte, per dipingere ogni settimana un particolare diverso di un grande quadro incorniciato dal titolo migrare, una rappresentazione critica e analitica dei meccanismi amministrativi, legislativi e politici italiani a partire dal racconto di chi ne è soggetto in prima persona. Zenith registrerà quello che non viene raccontato. Zenith andrà a toccare il percepibile che non vuole essere percepito, ascoltato, raccontato. Zenith sarà lo specchio che nessuno vuole guardare nel tentativo di nasconderne l’immagine riflessa. L’immigrazione non è qualcosa di riducibile a pratiche e numeri, non è un andamento di mercato da controllare e normare, ma una mescolanza di sguardi e di mani, di nomi e speranze che abitano, vivono e colorano Milano. Ogni settimana Zenith sarà uno di loro e almeno per un giorno, ogni volta, uno di loro sarà Milano.


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