Cosa succede al Manzoni?

Sono diversi anni che si assiste al progressivo restringimento degli ambiti di agibilità politica nelle scuole milanesi. Il semplice gesto di occupare è diventato negli anni quasi impossibile, avversato com’è sia dal corpo docenti, che dai genitori che da una parte degli studenti stessi come se si trattasse di “lesa maestà”. Anche le scuole con maggiore storia di politicizzazione subiscono questa deriva di “tolleranza zero”. Oggi raccontiamo la vicenda del classico Manzoni che dopo aver visto un suo ex-studente portato in tribunale per un’iniziativa autorganizzata di febbraio 2019, nelle ultime settimane ha visto una recrudescenza di provvedimenti disciplinare contro gli studenti e le studentesse.

La protesta di questa mattina al classico Manzoni

Questo il comunicato del collettivo:

Venerdì 8: una cinquantina di studenti vengono minacciati ripetutamente da alcuni professori perché si sono radunati in un punto del cortile e sono coperti da alcuni ombrelli (data la pioggia). Successivamente vengono portati in presidenza 13 alunni scelti casualmente tra i duecento che si erano radunati in corridoio per protestare contro questi atteggiamenti. In presidenza viene limitata la possibilità degli studenti di esprimersi: è quindi negato qualunque tipo di confronto produttivo. I genitori di questi alunni vengono chiamati dalla Dirigente e informati dell’accaduto, con una versione deformata dei fatti.

Sabato 9: uno studente, a seguito di vari cori cantati insieme ad alcuni compagni, viene portato in vicepresidenza e minacciato di denuncia. Viene effettuata la richiesta di un consiglio disciplinare da parte del vicepreside.

Lunedì 18: si svolge il consiglio disciplinare, dove si decide di sospendere lo studente per tre giorni; motivazioni: i contenuti del coro (inneggianti alla violenza, secondo il consiglio di classe) e i fatti di venerdì, poiché l’alunno si era espresso contrario alla metodologia adottata dalla dirigenza.

Martedì 19: il padre di un rappresentante d’istituto del CPM è in presidenza. L’argomento della convocazione è il comunicato pubblicato sulla pagina Instagram per raccontare i fatti di venerdì: è così minata la libertà di espressione degli studenti. Il genitore, smontate dal punto di vista legale tutte le accuse della preside, annulla dunque qualsiasi possibilità di censura verso il testo.

Giovedì 21: un ragazzo viene portato in presidenza per aver chiesto ad un membro del personale ATA, entrato in spogliatoio credendo erroneamente che qualcuno stesse fumando, di chiudere la porta, dato che si stava cambiando dopo l’ora di educazione fisica. Gli viene risposto con commenti sessisti come “Cosa sei, una ragazza che vuoi che si chiuda la porta?” e i suoi genitori vengono chiamati dalla Dirigente. Prima di portare in presidenza lo studente, quest’ultima entra nella sua classe e gli fa mettere una nota disciplinare.

Tutti questi avvenimenti fanno da parte di un processo in atto ormai da un paio di anni, per cancellare gli spazi di espressione degli alunni e le loro libertà, rendendo il nostro liceo un ambiente chiuso, sorvegliato e grigio. In quanto studenti di questa scuola, riteniamo inaccettabile tutto questo e siamo fermamente decisi ad opporci con qualunque mezzo necessario alle trasformazioni che sta subendo il nostro istituto. Per questo, oggi siamo scesi in cortile, radunati nel luogo simbolo che ha rappresentato la prima di queste ultime vicende. Siamo uniti, determinati e non disposti ad accettare simili atteggiamenti intimidatori. Dal momento che ormai non ci è data la possibilità di dialogare con la dirigenza scolastica, ci troviamo costretti a trovare nuovi modi per far sentire la nostra voce. Siamo qui per questo. Siamo qui per gridare che nessuno sarà lasciato solo di fronte alla repressione. Siamo qui per mostrare che il Manzoni non resterà zitto di fronte a tutto ciò. Siamo qui per ribadire che la scuola è degli studenti e che questi sono pronti a tutto per difendere i propri diritti.

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Collettivo Politico Manzoni

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Una replica a “Cosa succede al Manzoni?”

  1. Gli studenti hanno fatto bene a costruire la protesta, e ad organizzarsi come autorità popolare e come organizzazione POPOLARE!!
    Il prossimo passo dovrà essere quello di organizzare la lotta insieme ad altri collettivi studenteschi per non trovarsi impreparati davanti alle invettive dei dirigenti e dei professori che si comportano come dirigenti di aziende.
    Quando arrivano a punire gli studenti, minacciandoli di espellerli o di riempirli di note disciplinari allora vuol dire che hanno paura di voi e temono che prendiate il controllo a scuola!!!

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