You will come with us – Cronaca di un arresto a Berlino

Le maglie della repressione non hanno limiti.
Il primo maggio del 2019 abbiamo osservato l’ennesima assurdità dell’apparato poliziesco tedesco. Questa volta direttamente sulla pelle di un nostro attivista presente a Berlino in questi giorni. Come ogni anno il “Corteo Rivoluzionario del 1 maggio” é partito numeroso nonostante i titoli sensazionalisti dei quotidiani berlinesi dei giorni precedenti, volti a minare la partecipazione.
É partito nonostante i divieti di attraversare determinate strade, ormai in mano alla speculazione edilizia e non più percorribili da chi vuole manifestare il proprio dissenso.
É partito nonostante gli agenti di polizia in tenuta antisommossa abbiano circondato e scortato l’intera testa del corteo e i seguenti blocchi strutturati. Quest’anno la lunga serpentina di compagni, a cui hanno partecipato 10mila persone, ha attraversato il quartiere di Friedrichshain, distretto sensibile alla gentrificazione della capitale tedesca, per arrivare al ponte della Warschauer Straße dove il corteo é stato bloccato prima di raggiungere Kreuzberg e caricato ripetutamente dalla polizia per più di due ore. In un delirio di onnipotenza l’apparato poliziesco in pompa magna ha deciso di disperdere la folla circondandola, per cui qualsiasi tentativo di allontanarsi dalla piazza era difficoltoso e le richieste degli agenti contraddittorie al punto che abbiamo potuto constatare diversi arresti e pestaggi repressivi esercitati completamente a caso. In questo ambito disordinato, mentre sostavamo nei pressi di un locale, una colonna di agenti che attraversava la strada ha ripetuto il folle meccanismo: ci ha puntati senza alcun motivo e ha spinto al muro due nostri compagni per perquisirli allontanando gli altri. Uno é stato presto lasciato andare. L’altro studente appena diciannovenne é stato scortato via.

“You will come with us”
Le grosse divise blu coprono la vista, tempo di fare un’occhiolino ad una compagna: “Sto bene, me la caverò”, mi fanno svoltare l’angolo e vengo inghiottito…
D’ora in avanti saranno solo le celle a scandire i miei pensieri, le braccia blu a comandare i miei passi ed una voce silenziosa dall’alto a decidere sulla mia vita…
Vengo prima privato dei/delle mie compagn*, poi dei miei averi, poi di ogni contatto con l’esterno e man mano che le ore passano le dita dello Stato penetrano sempre piu in profonditá
Vengo più e più volte: identificato, fotografato da qualsiasi angolazione, perquisito, spostato in diverse celle, denudato completamente, rivestito senza felpa né lacci delle scarpe, interrogato, memorizzate le impronti digitali di entrambe le mani…
Le prime 4 ore le trascorro tra file di arrestati da identificare, corse con i blindati da una parte all’altra di due centrali di polizia, ed in una grossa cella con altri detenuti
Il resto della giornata, dalle 4 del mattino in poi di giovedì 2 maggio, si consuma in una cella grigia con una grossa panca di legno ed un tavolino; a distogliermi dai pensieri, dalla noia, dalla pura solitudine e dai dubbi più terribili sono i rumori metallici della cella che viene aperta ogni qualche ora, pronta a farmi spostare per un altro controllo; non so quanto durerà, non so cosa accadrà, non so come stiano cari ed amici, non so che ore sono
Le ore sono interminabili e trovo le forze di non lasciarmi divorare dalla solitudine solo nella speranza di poter essere rilasciato a breve e di poter rivedere i/le compagn*.

Verso sera arriva invece la terribile verità: il giudice ha preso una decisione, sono ufficialmente un ricercato internazionale in arresto; vengo trasferito nel penitenziario giovanile, lo Stato prende ogni mio vestito e me ne dà di propri, dovrò vestirmi come gli altri detenuti.
Inaspettatamente, la detenzione dura fino al pomeriggio del giorno seguente, grazie alla solidarietà dei/delle compagn* italiani e tedeschi e l’aiuto dell’avvocato vengo rilasciato in “libertà provvisoria” fino al giorno del processo; se non avessi avuto loro mi troverei ancora lì.

Scrivo queste righe perché non bastano gli studi, le canzoni o i libri per renderci coscienti di ciò che voglia dire realmente essere privati della propria libertà personale.
Abbiamo un percorso prestabilito, esistono margini in cui non è legittimo vivere e marginalità da addomesticare o nascondere, vite che possono finire dentro una busta o dentro una cella
Ci sono mani più forti delle nostre che possono in qualsiasi momento ricordarcelo ed espropriarci del tempo, della fantasia, della scelta.
Sono stato arrestato senza motivo, ma a loro questo non interessa, non sono stato punito per qualcosa ma solo e unicamente per la mia decisione di combattere apertamente il programma dello Stato
In questa faccenda siamo tutti coinvolti, non sarà l’indifferenza o l’innocenza ad assolverci; ci sono ancora tante, troppe vite che subiscono e subiranno la repressione feroce dello Stato nel silenzio più assoluto e sono un problema di tutti.

Voglio cogliere l’occasione, dalla mia piccola esperienza di diciannovenne recluso nelle carceri tedesche per 36 ore, per lanciare un urlo di solidarietà a tutt* i/le detenut* nelle prigioni.
Il mio pensiero di libertà va specialmente a tutt* i/le giovani arrestati/e che hanno combattuto per la libertà durante i diversi cortei rivoluzionari degli ultimi anni nelle principali città europee e anche ai giovani detenuti che ho conosciuto negli ultimi giorni, i quali dovranno scontare pene inumane da soli.
Il carcere è un crimine contro l’umanità e le persone detenute lì dentro non possono e non devono essere dimenticate ma vendicate.
TUTTI LIBERI, TUTTE LIBERE

4 maggio h. 22 serata benefit a LUMe. C.so Vittorio Veneto

RSM- Rete Studenti Milano

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