Lavoro e Turismo: costruiamo una road map di lotte e vertenze diffuse in tutti i territori

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tratto da adlcobas.it

Durante il meeting “Piks vs Troika” tenutosi a Napoli1 nel primo week end di aprile ampio spazio è stata data alla discussione sul reddito, sulle riforme del mercato del lavoro (Fornero e jobsact) e sulle nuovLavoro e Turismo: costruiamo una road map di lotte e vertenze diffuse in tutti i territori e forme di auto-organizzazione sindacale.

Come ADL Cobas, oltre a rimarcare l’importanza delle lotte nel settore della logistica, abbiamo voluto sottolineare la necessità di confrontarci sempre più dentro una dimensione di coalizioni sociali intorno ai nodi che caratterizzano alcuni settori economici trainanti e strategici per il nostro paese e per l’Europa, come ad es. il Turismo, settore quest’ultimo che pone violentemente alcune questioni sulle quali costruire lotte e vertenze sovra-territoriali.

In primis la centralità della ridistribuzione della ricchezza, dell’introduzione del reddito di cittadinanza come ammortizzatore sociale universale e la lotta al Lavoro Gravemente Sfruttato inteso come la sistematica violazione dei diritti umani e sociali nel luogo di lavoro, qualunque esso sia. Per queste ragioni abbiamo pensato di lanciare due momenti organizzativi e comuni (web conference di discussione giovedì 12 giugno 2014 e incontro nazionale a Rimini per sabato 28 giugno) che mirino in questa direzione considerando anche l’importante scadenza dell’11 luglio a Torino.

Turismo in Italia e in Europa alcuni dati

La quantità e l’intensità della produzione nel settore Turistico sono andate aumentando progressivamente a dircelo non è solo la Banca Italia ma anche l’ultimo “Rapporto sul Turismo2 (edito da Mercury srl e IRAT) che ci svelano come il turismo e i viaggi, con un’incidenza sul PIL del 13,4% per l’anno 2013, rappresentano il comparto più rilevante dell’economia italiana.

Il rapporto ci informa che: “Dall’analisi dei dati turistici di lungo periodo (dal 1980 al 2012), con il supporto delle statistiche ISTAT, si desume che il movimento negli alberghi e nei villaggi turistici-campeggi è aumentato di circa il 57% con un tasso medio annuo del 1,4%. Nel 2011, nonostante la crisi economica, il movimento turistico complessivo ha raggiunto il suo massimo sviluppo con 386,9 milioni di presenze (+3% rispetto al 2010) per poi scendere a 380,7 milioni nel 2012 (-1,6%) e a 376 milioni (-1,2% rispetto al 2012) nel 2013. Per l’anno in corso si stima una ripresa del comparto che secondo le previsioni continuerà anche nel 2015.

Non da meno lo studio della Banca d’Italia attraverso le rilevazioni campionarie mensili sul turismo internazionale in Italia ci dice che “la bilancia turistica dei pagamenti ha fatto registrare, per il mese di dicembre 2013, un saldo netto positivo di 371 milioni di euro, in aumento del 47,8% rispetto al mese dell’anno precedente.”

Se consideriamo che nel turismo è diffusa l’evasione contributiva e fiscale e che molto del denaro si muove nel sommerso capiamo bene di quale e quanta ricchezza stiamo parlando. L’impatto economico del turismo si riflette, inoltre e conseguentemente, in maniera rilevante anche sul mondo del lavoro, con oltre 2,6 milioni di posti direttamente e indirettamente generati nel 2013, pari al’11,6% dell’occupazione totale del Paese.

A svelarcelo l’ultimo Report sull’impatto economico del settore viaggi e turismo3 nel mondo e nei singoli paesi, prodotto dal “World Travel and Tourism Council”, che ci dice anche come “il valore dell’industria turistica per l’economia italiana è superiore alla media mondiale ed europea”. Nel 2013, infatti, il contributo totale del turismo all’economia italiana è stato pari a 159,6 miliardi di euro e ha generato l’8,9% dei posti di lavoro a livello globale; nello stesso anno, in Europa, il turismo rappresentava l’8,7% del PIL e l’8,5% dei posti di lavoro.

Anche l’Europa ha iniziato ad investire sul settore e ad aprire alcune riflessioni introducendo per la prima volta nelle prospettive finanziarie 2014-2020 un capitolo di bilancio dedicato al turismo soprattutto considerando che con il 10% del PIL e il 12% dell’occupazione totale, il turismo rappresenta la terza maggiore attività socioeconomica dell’UE.

Si tratta pertanto di un dibattito attuale che deve riguardare tutti i soggetti conflittuali ed auto-organizzati che mirano alla necessità di costruire lotte e vertenze diffuse capaci di intervenire sui processi di accumulazione capitalistica che hanno caratterizzato la governance turistica di questo ultimo decennio e la capacità estrattiva della stessa.

In poche parole di costruire un’alternativa a questo stato di cose.

Il Turismo made in Rimini fa scuola ma si regge sulla povertà

L’appello e il lancio che intendiamo proporre di questo primo meeting sul Turismo e della web conference che lo precederà è partito da Rimini proprio per quello che questa città rappresenta nell’immaginario collettivo, la capitale europea del turismo per eccellenza. Città che durante i periodi estivi si trasforma in una vera e propria metropoli balneare (15.987.166 presenze a fronte di 3.198.906 arrivi registrati nell’anno 2012)4.

Il territorio romagnolo è stato capace in poco più di un sessantennio di declinare il turismo rivierasco all’impostazione post fordista dei consumi ovvero alla capacità imprenditoriale di offrire merce che si rivolga non a tutti in modo generico ma a segmenti identitari con un rimando simbolico a determinati immaginari creati o preesistenti che di volta in volta si rinnovano: dalla politica dei grandi eventi (Notte Rosa, Molostreet parade) ai grossi raduni religiosi (Meeting CL, Rinnovamento dello Spirito) alle fiere (Silb, Ecomondo, Sigep), fino alle vacanze per giovani discotecari (visti i numerosi club e discoteche concentrati in Provincia) o ai pacchetti per gli anziani e le famiglie agevolati dalla politica del “all-inclusive”, naturalmente a prezzi stracciati.

Un’idea di turismo insomma che non sia una cesura con la linearità della vita ma ne sfrutti i desideri e i bisogni oltre che le diverse identità attraverso la vendita di tipologie di merci: il territorio (per noi la spiaggia, altrove la montagna, le opere d’arte, i monumenti ecc..), immaginari e servizi a basso costo (naturalmente per reggere la competitività).

Da sempre la riviera romagnola è stata simbolo di un turismo a basso costo accessibile anche alle classi operaie che d’estate da sempre si sono riversate su queste coste. “Cinquantanni fa i prezzi bassi erano possibili grazie al denso tessuto sociale in grado di far funzionare un’economia informale estremamente competitiva e che permetteva un elevato grado di redistribuzione delle ricchezze anche se attraverso canali illegali (lavoro nero, evasione contributiva e fiscale ecc). Una statistica di qualche anno fa ci informava che oltre il 65% circa dei turisti italiani che scelgono Rimini come meta turistica ha un reddito inferiore ai 20.000 Euro5.

Nell’ultimo ventennio le cose sono andate peggiorando: mentre cresceva la ricchezza degli imprenditori turistici – oltre allo strapotere politico degli stessi (monopolio sulle spiagge, lotta alla vendita ambulante senza licenza e alla prostituzione in strada) – calava inesorabilmente quella dei lavoratori e delle lavoratrici stagionali; non solo precarietà in senso lato ma anche povertà come condizione materiale di vita.

Per questo negli anni abbiamo proposto in più documenti e occasioni di inserire un termine estraneo alla narrazione mainstream sulla metropoli balneare per eccellenza, la parola povertà6.  

Lavorare nel turismo richiede di esser impeccabili dal punto di vista estetico, ineccepibili nei comportamenti ma al medesimo tempo accettare di lavorare per 3 o 4 euro all’ora o 12 ore al giorno senza riposo. Questo è razionalmente possibile solo se si è poveri, e bisognosi di liquidità nel breve periodo. Per questo riteniamo necessario sostenere che il modello del turismo riminese – ma più in generale di quello italiano che ad esso si ispira – si regge sulla povertà, e sulla sua riproduzione attraverso elargizione di salari da fame, o con il mancato o parziale pagamento di essi.

A questo proposito – la sociologa americana Raschel Sherman7 – in un interessante ricerca sugli hotel di lusso negli USA, ci ha mostrato come all’interno degli hotel (che la sociologa definisce come un “complesso sistema di stratificazione sociale”) dove tutto e ordine e bellezza, si nascondono in realtà – in un rapporto di disuguaglianza enorme e di classe imbarazzanti – padroni, clienti e dipendenti.

La Sherman ci aiuta in tal senso a comprendere come la maggior parte dei lavoratori dei servizi e i dipendenti d’albergo siano sottomessi ad una doppia autorità: quella dei clienti e quella del padrone.

Le due autorità in questo rapporto di dominio si aiutano vicendevolmente, ad esempio con i responsabili che invitano gli ospiti a fare segnalazione sulla minima inadempienza occupandosi entrambi, in questo modo, alla valutazione e al controllo sul lavoratore stesso. Il cliente non paga solo il servizio ma anche il diritto di controllare le “donne ombra” che si occupano della loro stanza, della loro colazione e del loro benessere. Disponendo in qualche modo del loro corpo.

Ma la cosa più interessante di questa ricerca è che ci svela come i clienti degli hotel di rango inferiore sarebbero nettamente più difficili dei precedenti, perché più inclini e irrealistici nelle loro richieste/pretese e nel tentativo costante di assoggettare il dipendente dell’hotel. Nella maggior parte dei casi i lavoratori e le lavoratrici devono sempre obbedire al doppio giogo del comando padrone/cliente, raramente trasgrediscono a queste forme di assoggettamento/negoziazione.

Durante questi anni di intervento nel settore del Turismo abbiamo inoltre constatato l’esistenza di altri due strumenti di disciplinamento della manodopera stagionale che impongono un fermo controllo sulle vite dei lavoratori e delle lavoratrici.

Il primo è il ricorso sistematico alla violenza come strumento di coercizione e gestione volto a inibire qualsiasi forma di rimostranza e a piegare il lavoratore a ritmi e tempi di lavoro altrimenti non sostenibili. Non è un caso che negli ultimi anni sono stati denunciati numerosi episodi di maltrattamenti all’interno degli alberghi della riviera. Violenza che non si esperisce esclusivamente in forma fisica, ma che molto volte assume la forma della minaccia, del ricatto, dell’intimidazione, come testimoniano le stesse lavoratrici, troppo spesso soggette a crisi di panico, ansia e depressione.

Inoltre è stato riscontrato un sistema di controllo sulla manodopera che va ben oltre l’esercizio del potere disciplinare sul posto di lavoro.

Il legame padrone/cliente/lavoratore si prolunga molto spesso nell’arco dell’intera giornata dato che i lavoratori e le lavoratrici vivono per lo più all’interno degli stessi luoghi di lavoro. Questo produce un controllo costante di ogni aspetto della vita del lavoratore e, allo stesso tempo, una perenne reperibilità e disponibilità al lavoro di quest’ultimo, eliminando di fatto ogni distinzione fra tempo di lavoro e tempo di vita. Potremmo perciò pensare questa tipologia di aziende turistiche e di alberghi come istituzioni totali.

Questo passaggi ci hanno fatto riflettere su alcuni nessi con la nostra ricerca sul Lavoro Gravemente Sfruttato nel Turismo a Rimini8 soprattutto rispetto al tema della feminilizzazione del lavoro stagionale. Nella narrazione delle stagionali sfruttate siamo riusciti a “leggere/codificare” questo rapporto di dominio e di controllo sui corpi ma anche queste trasgressioni/tensioni di sottrarsi ai dispositivi del capitalismo turistico espressi nella doppia autorità padrone/cliente. Trasgressioni che si esprimono ancora in forma elementare/primitiva ma soprattutto individuale esonerandosi così dalla costruzione di una vertenza e “resistenza” collettiva che chiami in causa l’intero ordine sociale poiché “mai come nelle sale di un grand hotel la dominazione del padrone sul lavoratore/trice è così manifesta”.9 Questa pensiamo sia la strada da percorrere.

Sopratutto perché sappiamo (grazie alle analisi che abbiamo avanzato in tanti e diversi in questi anni) che la crisi è ristrutturazione dei profitti, e spostamenti di denaro/ricchezza. I dati che abbiamo volutamente inserito e che abbiamo sopraccitato stanno ad indicare proprio questo: che vi è una grande contraddizione rispetto alle tesi delle associazioni di categoria del settore: «c’è la crisi ti taglio il salario» oppure «nel turismo il problema è il costo del lavoro».

La crisi è globale e strutturale, ma le categorie imprenditoriali del turismo (nelle loro mille articolazioni) stanno avendo risultati in controtendenza rispetto ad altri settori dell’economia, per cui la crisi così come la disoccupazione sono spesso utilizzate per accrescere il ricatto verso i lavoratori e le lavoratrici del comparto ed abbassare le loro retribuzioni (mercanteggiandole come avviene da sempre nelle Riviera Romagnola).

Imprenditori turistici ricchi, lavoratori e lavoratrici poveri, territori svenduti

Turismo ricco quindi, mentre i Lavoratori/trici sono sempre più poveri/e e mentre i territori vengono svenduti grazie alla continua espropriazione dei beni comuni, siano essi le spiagge (pensiamo ad esempio alla battaglia del comitato riminese di salvaguardia della spiaggia libera o alla vertenza del lido ostiense con “Riprendiamoci le spiagge”) oppure la laguna di Venezia (battaglia contro le grandi Navi) o il costone di una montagna destinato a divenire una nuova pista di sci.

Questi temi potrebbero essere il primo punto di denuncia per una campagna finalizzata all’auto-organizzazione delle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici del settore turistico e delle comunità attraversate da questi meccanismi che unite e in coalizione fra fra loro, seppur differenti per la specificità dell’offerta turistica, sono accomunate dal medesimo meccanismo di accumulazione capitalistica basato appunto sulla vendita di tre tipologie di merci: territori/città (che diventano brand), servizi, immaginario.

I profitti e la competitività del turismo riminese e più in generale di quello italiano a partire da tutte le sue varie specificità e settori di sviluppo (turismo estivo/balneare, invernale, termale, città d’arte, città fieristiche, agriturismo, ecc) si sono mantenute relativamente alte, anche negli anni di crisi, grazie proprio ai bassi costi della manodopera e alla condizione di povertà sempre più generalizzata e sotto scacco dello spettro della disoccupazione e di una cultura lavorista tipica dei sindacati confederali, oltre naturalmente all’estrema creatività degli imprenditori turistici nel utilizzare la miriade di contratti precari esistenti oggi in Italia.

Manodopera che ad esempio nel territorio riminese prima era garantita dai lavoratori italiani provenienti particolarmente dalla Puglia e dalla Campania e poi dal massiccio impiego (a partire dal 2002/3) di donne migranti oggi comunitarie provenienti dall’est Europa ed in particolare da Romania, Polonia, Bulgaria. Perlopiù donne giovani reclutate con un meccanismo di tratta transnazionale attraverso agenzie di intermediazione e reclutamento (illegali) nelle due province più povere della Romania, a nord Cluj a Sud Giurgiu.

Parallelamente a ciò gli amministratori locali e le associazioni imprenditoriali – favoriti anche da una progettualità condivisa su scala nazionale ed europea incapace di valorizzare un turismo dei beni comuni e delle ridistribuzione della ricchezza – hanno permesso attraverso le politiche dei grandi eventi/opere e della sistematica messa a valore del patrimonio paesaggistico, di spingere la riappropriazione capitalistica oltre una linea di non ritorno.

Per questo pensiamo che difendere e rivendicare un turismo dei beni comuni significhi difendere e rivendicare non solo il diritto di usufruire liberamente e senza mettere a profitto i territori, le spiagge, le montagne e le città d’arte, ma anche i diritti del lavoro che troppo spesso in questo settore vengono accantonati.

La difesa dei territori come beni comuni da salvaguardare non può quindi in alcun modo prescindere dalla lotta per maggiori diritti nel settore turistico così come alle reti di socialità e di vita che in quel dato territorio vi sono inscritte. Ogni piano di riqualificazione dei territori non è infatti disgiunto dalla conformazione sociale del tessuto economico locale a cui partecipiamo non solo nel momento della produzione, come camerieri, cuochi, bagnini, receptionist, animatori etc., ma anche in quello del consumo, come turisti.

Come mandare in cortocircuito il sistema?

Per tanti anni ci siamo posti questa domanda. L’inchiesta militante portata avanti dal 2008 da Rumori sinistri, gli sportelli in strada e l’assistenza informativa non ci hanno permesso solo di incontrare circa 1000 lavoratrici stagionali ma anche di riflettere sulla necessità di darci una forma organizzativa e sindacale auto-organizzata capace di mettersi al servizio di quei (ancora pochi) lavoratori/trici che, in una fabbrica diffusa come quella romagnola (2500 alberghi perlopiù di piccole dimensioni nella Provincia di Rimini solo per fare un esempio), hanno deciso di alzare la testa e bloccare la produzione e gli ingranaggi di questo sistema. Quindi al lavoro informativo di orientamento e inchiesta di Rumori sinistri che ha portato alle cronache il tema del Lavoro Gravemente Sfruttato nella costa romagnola (numerosi i servizi televisivi e gli articoli di giornali nazionali) si è poi inserito il lavoro di ADL Cobas, che nonostante le tante difficoltà di incontrare e promuovere conflittualità diffuse in un settore così frammentato dal punto di vista della forza lavoro, ha già raggiunto alcuni importanti obiettivi con scioperi, vertenze e cause legali.

Crediamo che se l’accoglienza made in Romagna rappresenti oggi per l’attuale Ministro del Turismo, Dario Franceschini10, e per gli imprenditori italiani del turismo un modello a cui mirare proprio da qui si debba partire per sferrare un attacco alla governance turistica che si muove sempre più dentro un quadro europeo.

L’accoglienza turistica in Italia sconta lo scotto di un “nuovo tipo di sfruttamento” dei lavoratori e delle lavoratrici del settore, feroce e scarsamente redistributivo.

Si tratta spesso di lavoro in nero, grigio, sfruttato e sottopagato, reclutato just-in-time, dietro cui prospera ad es. in Romagna e nel ricco Trentino Alto Adige una tratta transnazionale di forza lavoro tra l’Italia e i Paesi dell’Est Europa gestita dagli albergatori e da mediatori, per lo più italiani.

In altri casi si tratta spesso di esternalizzazioni e contratti d’appalto di segmenti specifici della produzione come avviene ad es. nelle grosse catene alberghiere che vivono attraverso il turismo fieristico e culturale (Roma e Bologna ad es.) un meccanismo che utilizzando la forma delle cooperative sociali ricorda molto il sistema della logistica.

Tutto questo favorito da un mercato del lavoro sempre più precario e flessibile modificato da riforme che con la Fornero prima e il Jobsact dopo hanno modificato radicalmente il sistema degli ammortizzatori sociali (che rendono ancora più poveri i lavoratori si veda ad es. la Mini aspi) e disciplinato formazione e contratti in funzione di un meccanismo di flessibilità che aiuta più gli imprenditori e la loro “creatività” che non le condizioni materiali dei lavoratori e delle lavoratrici del settore.

Per questo la battaglia per un reddito di cittadinanza universale, per una riforma sostanziale delle Direzioni Territoriali del Lavoro sempre più funzionali a favorire lo Stato che non l’emersione e sradicamento delle condizioni di grave sfruttamento lavorativo (i lavoratori migranti irregolari dal punto di vista delle norme sull’immigrazione vengono automaticamente e sistematicamente segnalati dagli ispettori alle questure per procedere con espulsione e accompagnamento nei CIE), per una piena applicazione dei CCNL e contro la svendita e riduzione di territori e città a brand commerciabili possono essere il terreno su cui produrre azioni che mirano ad una cambiamento radicale dell’esistente, senza trascurare il tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che oggi più che mai producono nocività e quindi malattia.

Proponiamo pertanto di discuterne insieme in prima battuta attraverso una web conference Giovedì 12 giugno alle ore 20.00 (ospitata dalla piattaforma www.globalproject.info) che avrà come finalità quella di permettere un primo confronto fra realtà diverse che intendono opporsi ai meccanismi di sfruttamento e devastazione che caratterizzano questo settore produttivo. Sarà l’occasione per iniziare a mettere in comune diverse esperienze e iniziare a ragionare su possibili percorsi e pratiche di lotta.

A questa web conference preliminare seguirà il meeting nazionale sul turismo aperto a tutte le realtà autorganizzate e conflittuali che si occupano del tema che si terrà a RiminiSabato 28 giugnodurante il quale proveremo a costruire una piattaforma programmatica comune che esprima, al di là dei differenti contesti, dei punti di rivendicazione e delle pratiche di lotta condivisi.

Per adesioni e informazioni:

adlcobas.rimini@gmail.com – Tel. 339 7688990

www.adlcobas.it

Media Partener:

www.globalproject.info

NOTE:

1Per approfondire si veda: http://www.globalproject.info/it/in_movimento/pigsvstroika-si-conclude-il-meeting-transnazionale/16878

2http://www.turistica.it/news/article/save-the-date-presentazione-del-xix-rapporto-sul-turismo-italiano

3http://www.ontit.it/opencms/opencms/ont/it/stampa/in_evidenza/Contributo_economico_turismo_PIL_2013

4Dati Osservatorio Nazionale Turismo: http://www.ontit.it

5Tratto dal documento “Notte Rosa: oltre i confini”: http://www.globalproject.info/it/in_movimento/rimini-notte-rosa-oltre-i-confini/5336

6Ibidem

7In un articolo pubblicato su Le Monde Diplomatique nel luglio 2011 http://www.monde-diplomatique.fr/2011/07/SHERMAN/20758

8Si veda a tal proposito “Città migranti 2.0. Il lavoro migrante al tempo della crisi”. Un’inchiesta nelle città di Rimini e Reggio Emilia curata da Ass. Cttà Migrante e Ass. Rumori sinistri e l’introduzione curata da Sandro Mezzadra http://www.meltingpot.org/Ricerca-inchiesta-Citta-migranti-2-0-Il-lavoro-migrante-al.html

9Sempre dal’articolo pubblicato su Le Monde Diplomatique nel luglio 2011 http://www.monde-diplomatique.fr/2011/07/SHERMAN/20758

10Dichiarazioni del Ministro ai Beni culturali e Turismo alle Giornate del Lavoro promosse dalla CGIL il 3.4.5 maggio a Rimini http://www.newsrimini.it//news/2014/maggio/05/rimini/biennale_del_disegno._in_tre_settimane_30mila_visitatori.html

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