Papaveri Rossi, fiori che partecipano…

L’ORTO-GIARDINO COMUNITARIO DI PRECOTTO

Riflessioni e idee attorno ad una proposta

Una società che perde o che non riconosce i propri legami comunitari è come una pianta separata dalle proprie radici. Può mantenere per un po’ di tempo la lucentezza delle sue foglie, ma è destinata in poco tempo a perdere il proprio vigore e deperire.
Milano: una città che appare sempre meno destinata all’abitare e sempre più allo sfruttamento delle sue direttrici di attraversamento. Una città da usare più che da vivere. Il rischio è che i cittadini si abiutino all’anomia e si rassegnino ad essere trattati come fruitori di un posto anonimo, privo di identità. E allora Precotto val bene Gorla o Turro, nonluoghi che coincidono semplicemente con le fermate della metropolitana in un continuum di alternarsi di zone residenziali e commerciali fino a Monza, poi oltre chissà…
La festa inaugurale dell’orto giardino comunitario, il 2 ottobre, in una splendida giornata di sole, è stata un piccolo shock: una sferzata decisa a questo sentimento di rassegnazione e passività.
L’orto-giardino comunitario rappresenta il tentativo inedito e originale di prendere il testimone dalle mani di quei cittadini che in questi anni hanno visto la città trasformarsi e che hanno fortemente voluto, con la propria partecipazione ed il proprio presidio democratico associativo, che il quartiere mantenesse una forte e chiara riconoscibilità e identità. La parola identità, riferita al territorio, non deve far pensare al campanilismo o a quella forma di localismo che parla di separazione tra “noi e loro” (che spesso diventa “noi o loro”). Crediamo che questo rappresenti una degenerazione del concetto, una perdita del suo senso profondo. Anzi, l’identità di un posto è data dalla sua capacità di interagire in modo fecondo con le altre identità, poggiando su una base sicura che non è data dalla mortifera assenza di relazioni di scambio ma sulla sicurezza di sé, della propria storia e dal coraggio di intraprendere strade nuove. Ma soprattutto della volontà di rivisitare i luoghi vivi del territorio per ri-conoscersi.
Un altro punto importante del nostro percorso è l’intenzione di essere cittadini che tornano ad avere un rapporto attivo con le istituzioni: veniamo da una fase molto lunga di distacco tra il Comune e i cittadini, il primo sempre più arroccato a Palazzo Marino ad inseguire emergenze, distante da ogni forma di confronto, i secondi in una posizione di passività e pretesa. Oggi siamo qui a proporre un modello di progettazione e gestione partecipata di un bene comune, una via nuova che vogliamo osare.
Stiamo parlando di un processo, non già di un prodotto: questo è un concetto chiave della nostra azione. Pensare all’orto o al giardino rimanda subito ai prodotti dell’orto: le domande spesso riguardano chi raccoglierà l’insalata, quale effetto farà un’aiuola piuttosto che una siepe … il nostro sguardo si sposta invece sul processo. Un processo di cura: lavorare insieme la terra (ma soprattutto partecipare alle assemblee di gestione, confrontarsi, decidere cosa e come coltivare …) in cui l’importante è generare e far circolare benessere sociale curando i legami comunitari.
Chi siamo?
Il nostro gruppo, che abbiamo chiamato Papaveri Rossi Precotto a rappresentare la bellissima fioritura spontanea di papaveri che ogni primavera erompe sulla distesa di sassi e terra dura tra via Bigiogera e Tremelloni, è composto di persone che mettono il proprio nome e la propria storia a sostegno del progetto.
Si è già citata la passione che ci accomuna per la cura dell’ambiente e la coltivazione di piante e ortaggi. Abitiamo il quartiere – chi da sempre, chi da qualche anno – a poche decine di metri dallo spazio adibito ad orto-giardino. Abbiamo professioni diverse (agronoma, educatori professionali, avvocato, architetto, ingegnere forestale, insegnante, artisti, … )
Come intendiamo procedere?
La fase iniziale è basata sull’aggregazione e l’impegno spontanei da parte di un gruppo di cittadini che si frequentano perché vicini di casa, genitori di bambini nelle scuole, aderenti ad un gruppo d’acquisto solidale.
Nel corso di tre iniziative pubbliche abbiamo fatto: una prima lavorazione del suolo, invero poverissimo e inadatto a qualsiasi scopo e perciò arricchito di circa tre tonnellate di terra; auto-costruzione di cassoni in legno ricavati da pallets di pioppo in cui coltivare ortaggi e verdure; piantumazione di alberelli e piante decorative; realizzazione di un’istallazione artistica con rami intrecciati; nel corso dei lavori ci hanno accompagnato numerosi bambini che hanno dipinto i cartelli con i nomi delle piante, acciottolato il vialetto, piantato alcuni bulbi, ecc. I bambini non sono semplici destinatari di spazi e risorse specifici: non releghiamoli nei baby-space; essi crescono in un ambiente stimolante se percepiscono uno spazio amato e voluto bene. I bambini apprendono molto facendo le cose insieme ai genitori, guardano alle nostre scelte, hanno bisogno di modelli cui ispirarsi essendo in interazione con gli adulti. Scegliamo di proporre attività a cui i bambini possano partecipare, mettendosi in gioco e imparando a conoscere tempi e regole delle piante. Questi sono i ponti di significato, vere e proprie traiettorie di senso verso il futuro, che proponiamo loro. Abbiamo la disponibilità di una pittrice per fare dei laboratori di acquerello, in primavera. Pensiamo di proporre attraverso Genitori Attivi una forma di collaborazione con le scuole della zona. Alla fine di ottobre una mamma ha voluto organizzare proprio all’orto-giardino la festa di compleanno per sua figlia: hanno giocato a piantare i bulbi ed è stata una bellissima sorpresa …
Spontaneità, non spontaneismo: riconosciamo che la continuità necessaria per portare avanti il progetto si deve strutturare attorno ad un progetto chiaro e condiviso con le istituzioni. Sottolineiamo il fatto che il nostro progetto è provvisorio: nel momento in cui il Comune disporrà la realizzazione di quanto approvato e deliberato a suo tempo, cioè la chiusura della via Tremelloni verso via Cislaghi per trasformare in parco pubblico l’intera area, saremo i primi ad accogliere l’evento smantellando l’orto-giardino con una bella festa. Contiamo semplicemente di arrivare a quel giorno avendo curato e amato l’area anziché averla sotto gli occhi ogni giorno in stato di penosa incuria. E in ogni caso ci sentiremo di chiedere al Comune di poter partecipare attivamente alla cura del parco.
La seconda fase del processo, quella che stiamo attraversando, prevede il rapporto di collaborazione con il consiglio di zona per procedere insieme. Noi garantiamo un’assemblea pubblica ogni mese, con carattere consultivo e decisionale, e di firmare il contratto elaborato già sottoposto all’attenzione degli assessori Maran e Benelli il giorno 9 novembre a Milano.
Un bisogno urgente che abbiamo è l’allacciamento dell’acqua. Soprattutto in primavera diventa necessario innaffiare ogni due giorni l’area: una cosa pensabile e già sperimentata nelle tre settimane di ottobre organizzando turni ma che non ci sentiamo più di fare utilizzando le taniche. Il secondo bisogno riguarda il terreno: sarebbe necessario portare della terra buona, pulita.
La terza fase è tutta da scrivere, e dipenderà da molte cose. Si ribadisce la nostra disponibilità, in nome del processo virtuoso che abbiamo avviato e che coinvolge finora circa cinquanta abitanti del quartiere e circa cento persone della rete Libere Rape Metropolitane, a lavorare attivamente con il Comune nella gestione di quella porzione di terra che per qualcuno è solo un problema di arredo urbano. Per noi rappresenta una meravigliosa, unica opportunità per sperimentare forme nuove di partecipazione ed un capitolo nuovo della storia del quartiere.

Papaveri Rossi di Precotto
Annachiara Fumagalli, Marta Fumagalli, Luigi Nardin, Marta Pelazza, Laura Sala, Benedetto Selleri, Chiara Tacconi, Emanuela Tacconi, Andrea Tosini, Fabio Ulivi, Marco Ulivi, Graziano Valera, Laura Vergani

Riferimenti internet e bibliografici:
http://papaverirossiprecotto.blogspot.com/
http://ortodiffuso.noblogs.org/post/2011/10/10/la-proposta-dei-community-garden-a-milano/
http://ortodiffuso.noblogs.org/
Ostrom E. Governing the Commons, Cambridge University Press, Cambridge, 1990
Minora F., Proprietà collettive, nuova mission e ambiti di impiego, Communitas maggio 2011

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Una replica a “Papaveri Rossi, fiori che partecipano…”

  1. blanca ha detto:

    bello,bellissimo !mi piace molto questa idea.Nel mio piccolo ho fatto una cosa analoga ,quando lavoravo in un posto circondato da un giardino completamente lasciato a sè,senza cura.Con una collega l’abbiamo fatto rivivire,con fiori,pianticelle,ricevute in regalo o trapiantate.L’abbiamo curato,innaffiato ,è diventato bello.Abbiamo anche fatto un piccolo orto che ha prodotto pomodori,peperoncini,erbe aromatiche.Questa idea va diffusa.Bravi !

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