Ancora abusi: uomo aggredito e fermato dalla Polizia perché nero

Sabato 9 maggio, alcuni agenti di Polizia hanno effettuato dei controlli davanti al ristorante Baobab di Milano, in zona Porta Venezia. Un agente in borghese – presumibilmente il responsabile dell’operazione – ha rivolto insulti razzisti a una delle persone controllate, uomo nero presente con i propri figli.

L’uomo ha collaborato, ha esibito i documenti, poi ha semplicemente chiesto spiegazioni per quelle parole. Risultato: l’uomo è stato circondato, immobilizzato a terra, sbattuto con violenza contro l’automobile di polizia, dunque portato in questura con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e trattenuto per 12 ore. Tra le lacrime dei parenti e le proteste dei testimoni.

Il video — circolato rapidamente sui social — non mostra nessuna aggressione, nessuna minaccia. Mostra una persona che con calma prova a capire cosa stia succedendo, mentre intorno si stringe la morsa. Il meccanismo è fin troppo familiare: controllo mirato su persone razzializzate, escalation prodotta dagli stessi agenti, criminalizzazione di chi denuncia l’abuso.

I casi che raggiungono l’attenzione pubblica sono solo purtroppo la punta di un iceberg: pensiamo a Ramy Elgaml e Fares Bouzidi, a Mahmoud Mohamed, a Abderrahim Mansouri, per citare quelli finiti in tragedia.

La violenza – che emerge molto raramente perché ostacolata dall’opacità di un’istituzione gerarchica – è però sistemica, alimentata da una visione securitaria e muscolare dell’ordine pubblico, in un clima nazionale chiaramente orientato dai Decreti Sicurezza.

Se dovesse essere confermata la presenza di un noto dirigente della Polizia, è d’obbligo la richiesta delle sue dimissioni.

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