Ancora repressione, ancora sul 22 settembre. Nessunə sarà solə! | CSA Lambretta

Avevamo appena finito di scrivere il comunicato con cui avremmo dato una buona notizia: la Giudice ha infatti accettato la richiesta di revoca delle misure cautelari nei confronti dei/delle compagnə denunciatə dalla Questura di Milano per lo sciopero generale del 22 settembre, al fianco della Global Sumud Flotilla e contro il genocidio del popolo palestinese.

Ma l’operazione repressiva che stringe Milano – e la nostra collettività – in una subdola morsa non è ancora finita. Oggi si conclude una seconda ondata di denunce: altre 20 persone, di cui diversi nostri compagni, sono state denunciate per il corteo del 22 settembre, aggiungendosi così alle 5 di settimana scorsa, alle 27 del 18 marzo e alla decina fermata il giorno stesso.

Sono state richieste 10 nuove misure cautelari: l’obbligo di firma quotidiano, l’obbligo di dimora – ovvero il divieto di allontanamento dal comune di residenza e il coprifuoco –, la prescrizione aggiuntiva della doppia firma durante le manifestazioni organizzate, ma soprattutto 7 arresti domiciliari.

Sono misure che, con l’obiettivo ufficiale di impedire la reiterazione del reato (protestare contro il crimine dei crimini, a quanto pare, è considerato un reato) e di evitare il presunto inquinamento delle prove, puntano in realtà a frammentare una rivolta sociale inedita, a individualizzare una protesta collettiva, a isolare le persone, colpevolizzare pochə per educarne moltə, a creare il nemico pubblico.

Ma non è finita qui: a queste denunce se ne aggiungono altre 4, 3 a nostrə compagnə, per il 16 settembre, quando siamo scesə in piazza in migliaia contro il genocidio del popolo palestinese e a sostegno della missione della Flotilla. Riuscendo, per la prima volta, a bloccare tutto: da Piazza Gaza (ex Piazza alla Scala), per Buenos Aires, fino a Piazzale Loreto.

In questo ultimo giro di procedimenti, troppə sono ragazzə delle seconde generazioni, che rischiano molto di più. Il loro protagonismo – espresso anche in questo autunno di lotte – ha alimentato le retoriche e le pratiche securitarie anti-“maranza” del governo: l’ennesimo tentativo di criminalizzare non solo il dissenso, ma l’esistenza stessa di chi è cresciutə in questo paese con un background migratorio. In Italia, avere origini straniere significa essere, immediatamente, colpiti da discriminazione, dunque da profilazione razziale da parte delle Forze di Polizia: i provvedimenti sono più pesanti, più difficili da sopportare.

Quello che sta accadendo alle nostre realtà è solo una parte di un quadro molto più grande. In tutta Italia, migliaia di persone sono state raggiunte da denunce, misure cautelari, arresti – compresi gli attivisti palestinesi ancora in carcere senza accuse solide. La repressione colpisce selettivamente, ma l’obiettivo è collettivo: isolare, intimidire, disperdere un movimento che ha dimostrato di saper bloccare le città, che ha saputo costruire solidarietà dal basso.

Tutto questo accade mentre in Palestina il progetto coloniale sionista avanza, nella totale complicità dei governi occidentali – compreso il governo Meloni, che non ha mai interrotto rapporti diplomatici ed economici con Israele nonostante le violazioni del diritto internazionale. DASPO, fogli di via, denunce e misure cautelari sono le loro armi contro chi ha avuto il coraggio di alzare la voce contro l’impensabile che continua a realizzarsi, ancora oggi, sotto gli occhi di tuttə.

Sono i loro strumenti per svuotare le piazze, per difendere lo stato delle cose. Ma la solidarietà internazionale non può aspettare. Continueremo a esserci, sempre, per la Palestina. Continueremo a rispondere alla repressione. Continueremo a supportare la missione della Flotilla.

Nessunə sarà solə.
Palestina libera, liberə tuttə!

di CSA Lambretta e Gaza FREEstyle

Foto di copertina di Margherita Dametti

16 settembre 2025 – Foto di Gianfranco Candida

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *