Decreto Sicurezza: il nuovo reato di blocco stradale usato a Milano contro manifestanti per la Palestina
La Procura di Milano ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 13 manifestanti fermati la sera del 3 ottobre 2025, al termine della giornata di sciopero generale unitario (CGIL e sindacati di base) per la Palestina e per la Global Sumud Flotilla.
Quel venerdì di straordinaria convergenza, centomila persone hanno attraversato Milano da Porta Venezia a piazza Leonardo Da Vinci, esondando dunque per bloccare per diverse ore la Tangenziale Est. Lì, le Forze di Polizia in antisommossa hanno prima colpito il corteo con idranti e lacrimogeni, poi atteso che il corteo defluisse. Non si aspettavano, però, che la frammentazione della mobilitazione producesse altre manifestazioni. Risultato? Bloccata via Padova, viale Monza e piazzale Loreto fino a tarda sera. Da lì, un ulteriore corteo spontaneo, dirigendosi verso piazza Duomo, è stato fermato e disperso con manganelli, lacrimogeni e idranti.
Le indagini, di cui hanno parlato il Corriere della Sera e l’Indipendente, riguardano dunque quest’ultimo episodio. Il pm Paolo Mazza non contesta però resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, manifestazione non autorizzata, ovvero i reati con cui le stesse persone erano state denunciate in Questura quella notte. Contesta esclusivamente il nuovo reato di blocco stradale, introdotto dal decreto legge n. 48 dell’11 aprile 2025, noto come Decreto Sicurezza, che ha modificato l’articolo 1-bis del decreto legislativo n. 66 del 1948.
La norma era stata depenalizzata nel 1999. Il Decreto Sicurezza la reintroduce come illecito penale con una distinzione che la rende uno strumento specificamente pensato per i cortei: chi agisce da solo rischia fino a un mese di reclusione; chi lo fa in gruppo (come accade per definizione in ogni manifestazione) rischia da 6 mesi a 2 anni di carcere.
Prima di questo caso, il reato era stato contestato solo a tre sindacaliste e sindacalisti del corteo dei metalmeccanici di Bologna del 20 giugno 2025.
La scelta della Procura di togliere dal tavolo i reati più gravi e tenere solo il blocco stradale costruisce un precedente che non richiede di provare violenza né intenzione aggressiva: basta camminare insieme senza autorizzazione e non disperdersi quando lo chiedono. Una criminalizzazione, in tutto e per tutto, del conflitto sociale.
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