Il Csa Vittoria si trasferisce dopo 31 anni
il comunicato delle compagne e dei compagni del Csa Vittoria
Dall’11 giugno il Csa Vittoria si trasferisce dalla sua sede “storica” di via Muratori. Molt@ erano al corrente della nostra ricerca di un nuovo spazio e sono stati complici e testimoni del racconto della difficoltà di questa caccia alla nuova sede a causa dei costi e dell’ovvia diffidenza e chiusura politica “a prescindere” di numerosi affittuari. Abbiamo potuto toccare con mano quanto tutte e tutti noi ben conosciamo e cioè la preclusione, il muro, l’ostracismo dichiarato davanti alle parole “politica, cultura, sociale” come dna costitutivo delle realtà che a Milano si sono opposte ai diversi governi della città a partire dalla gentrificazione, dall’esclusione e dall’espulsione verso le periferie “ghetto-dormitorio” ma ora siamo arrivati finalmente alla fine di questa ricerca.
Dopo 31 anni lasciamo casa nostra, la nostra bellissima sede di via Muratori dove è passato e si è confrontato un intero movimento e un pezzo di storia milanese. Non nascondiamo il nostro forte disagio nell’abbandonare quelle mura piene di murales e di slogan di contenuto ma il Vittoria siamo noi. Le compagne e compagni che dal 1995 a Milano hanno provato ad assumersi la responsabilità di tenere la “barra a dritta”, ideologicamente e politicamente, con scelte che ci hanno fatto dividere e poi riavvicinare, separarci e poi riabbracciarci, con le altre realtà in un rapporto di confronto dialettico sempre trasparente ma anche sempre rigoroso.
La nostra storia militante in via Muratori, da collettivo comunista, è sempre stata declinata nel cercare il rapporto dialettico e la massima internità alla classe e alle diverse lotte (e vertenze sociali e/o politiche) agite tra le contraddizioni del capitale con il fine non solo di sostenerle ma soprattutto di svilupparle, farle sedimentare e ed estenderle nella direzione di una trasformazione rivoluzionaria del presente. Senza mai però porre questa direzione come discriminante al confronto ma come contributo per una consapevolezza collettiva che il “gradualismo parlamentare” non fosse e non sia assolutamente ancora oggi una soluzione nelle condizioni date. Se questa nostra coerente posizione politica da una parte non ci ha certamente portato a contiguità e “amicizie istituzionali”, dall’altra ha certamente prodotto una forma di rispetto politico del quale, nel rispetto delle differenze, siamo consapevoli e orgogliosi.
Non è intimismo da lacrimuccia, ma i muri della nostra bellissima sede hanno assistito, con rabbia e odio, ad arresti e perquisizioni, provocazioni fasciste sioniste. Hanno visto l’incendio e la devastazione fascista del 2005 (pochi anni dopo l’assassinio di Dax) dalla quale ci siamo rialzati con l’aiuto di centinaia di compagne e compagni di altre situazioni che ancora oggi ringraziamo. La stessa sera della devastazione fascista, grazie a quell’aiuto abbiamo potuto tenere con un orgoglio collettivo indescrivibile, uno spettacolo teatrale illuminato da candele …. una perfetta raffigurazione di quanto la cultura sia l’antidoto migliore contro fascismo e razzismo.
Quelle mura hanno visto le minacce di qualche bastardo sionista, ci hanno anche visto “controllare” i danni fisici dopo le cariche dei solerti difensori dell’ordine costituito davanti alle fabbriche della logistica, in piazza per la Palestina o in altre numerose occasioni condivise con lavoratrici e lavoratori e tantissim@ altre compagne e compagni. I muri e i manifesti hanno probabilmente sentito e condiviso le nostre risate davanti ai bernoccoli, ai numerosi ematomi e agli sgradevoli punti di sutura sulle nostre teste. Ci hanno anche visto, ancora più determinati, uscire da quella porta per cortei e volantinaggi.
Ci hanno visto, con altre compagne e compagni in tutta Italia, mettere in piedi una raccolta fondi per l’Associazione Ghassan Kanafani che gestiva l’asilo a Gaza intestato a Vittorio Arrigoni (ricosruiamoasilovik.it) e che. con la sua distruzione per mano dell’Idf, ora lavora per la distribuzione di aiuti alimentari. Solo una piccola utile goccia nel mare che sarebbe necessario per supportare la sopravvivenza del popolo palestinese. Ci hanno visto negli ultimi 30 mesi, fino a sabato scorso passare la porta con striscioni e megafoni per partecipare attivamente ai cortei del sabato contro imperialismo e la barbarie del genocidio a fianco del popolo palestinese e della sua Resistenza.
Queste parole scritte non sono però certo un troppo breve bilancio di 32 anni di lotta politica anticapitalista ma un saluto a uno spazio fisico che in moltissim@ hanno attraversato e che crediamo abbia rappresentato un pezzo importante della storia politica dell’anticapitalismo milanese declinato a 360°, con l’antifascismo, l’antirazzismo, l’antisessismo (sempre pronto a riprendersi spazio anche in ambiti dove dovrebbe invece essere espulso), la difesa dell’ambiente e nel rispetto della natura. Con una fortissima carica di empatia, caratteristica che rivendichiamo congiunta, per quanto possibile, al rigore e alla lucidità di un’interpretazione dialettica e materialistica della fase da un punto di vista di classe che ci porteremo nella nuova sede.
Ce ne andiamo, con ovvio rammarico, perchè nel 1995 siamo entrati occupanti in quello stabile di proprietà di un’impresa sociale impegnata tuttora in progetti di supporto a persone con disabilità, al disagio psichico giovanile. Il luogo era in uno stato di abbandono che noi ci siamo offerti di recuperare per la nostra attività trovando un accordo che è durato fino ad oggi. Ci hanno chiesto di rientrare in possesso di “casa nostra”, dopo aver venduto a un’altra realtà del no-profit, a loro volta sfrattata, e abbiamo ritenuto non fosse il caso di andare alla rottura con persone che hanno resistito a fortissime pressioni politiche e poliziesche negli anni scorsi per il nostro sgombero violento. Abbiamo dunque deciso di dare la priorità alla continuità del nostro percorso politico senza chiedere niente a nessuno. C’è voluto molto tempo, ma alla fine siamo entrati in un nuovo posto più piccolo che purtroppo, in attesa di nuove soluzioni, è e sarà unicamente la sede del nostro collettivo politico per l’impossibilità fisica di ospitare iniziative più di massa come eravamo abituati a fare nella vecchia nostra casa di via Muratori. Naturalmente non ci fermeremo e le nostre iniziative politiche, incontri di confronto e le presentazioni di libri le terremo in spazi pubblici più grandi che ci ospiteranno di volta in volta.
Certamente non dimenticheremo mai tutte le bellissime iniziative che siamo riusciti a organizzare tra quelle mura che fanno parte della nostra storia. Ci ricordiamo la prima iniziativa pubblica della primavera 1996 (dopo mesi di un immane lavoro di autoristrutturazione) con la mostra fotografica “Macaroni vu cumprà” sul razzismo e poi “Italiani brava gente” sulle stragi del colonialismo italiano.
Non ci lascerà mai il ricordo dei compagni partigiani Giovanni Pesce e Onorina Brambilla che hanno parlato da quel palco tenuto insieme da vecchi bancali usati. Non dimenticheremo Hebe de Bonafini delle Madres di Plaza de Mayo, le numerose affollatissime presentazioni dei libri del nostro carissimo amico Renato Curcio e la sua profondità di analisi, e poi Halima e Ismail Abusalama prigionieri politici palestinesi, la grandissima Samah Jabr e Paco Ignacio Taibo II autore del libro sul Che “Senza perdere la tenerezza” da cui abbiamo tanto imparato quando si è trattato di gettare il cuore oltre la ragione. E ancora la campagna nazionale per Mumia Abu Jamal delle Black Panthers, le numerose assemblee con i lavoratori della logistica e di confronto con la famiglia litigiosa del sindacalismo conflittuale in occasione di scioperi generali. Gli incontri con la sinistra rivoluzionaria basca, le iniziative a fianco dei popoli sulla via della rivoluzione bolivariana e costantemente con determinazione, con amore, orrore e rabbia a fianco del popolo palestinese e della sua Resistenza, consapevoli che non fosse sufficiente piangere per la sua sofferenza ma supportare con la solidarietà internazionalista militante il diritto alla propria Autodeterminazione. E poi il murales dedicato a Claudio Varalli e Giannino Zibecchi assassinati nel 1975 da fascisti e carabinieri, gli Stormy Six di “Stalingrado” e “La Fabbrica”, la canzone su Saltarelli e i canti di lotta e … e tutto quello che è passato tra quelle mura senza voler fare torto a nessuno nel non poter fare un elenco completo.
Ma le cose cambiano. Un nuovo capitolo della nostra storia dunque, ma il Vittoria siamo noi e quindi muta lo spazio ma non la nostra dimensione politica comunista e la nuova sede sarà un nuovo stimolo per ragionare, valutare, confrontarci tra di noi e proporre all’esterno e alle compagne e compagni che saranno al nostro fianco, analisi e pratiche sul come incidere sul presente di guerra e sfruttamento per ribaltare il tavolo di comando della classe al potere.
Ci vediamo nei prossimi cortei e nelle piazze!
Le compagne e i compagni del Csa Vittoria
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