Aggiornamenti da Gaza dove Israele sta erigendo un nuovo muro

Riprendiamo un pezzo del Gaza Freestyle sull’evoluzione della situazione a Gaza sulla quale è calato un terrificante silenzio con la mattanza che, pur rallentata, va avanti.

Torniamo ad aggiornarvi sulla situazione a Gaza e sulle attività che stiamo facendo.
Questo week siamo in Val di Susa al Festival dell’Alta Felicità, se siete da queste parti venite a trovarci al banchetto.

Avrete già letto sui giornali di questo nuovo ”muro” che l’occupante sta costruendo da mesi, ma che è venuto ”alle cronache” solo in seguito alla richiesta fatta da Associated Press dopo aver visionato le immagini satellitari.
Il muro al momento misura 23 km ed è costruito ”oltre la linea gialla”, la stessa del famoso ”cessate il fuoco” che non c’è mai stato. Non dimentichiamoci che il ”confine” della striscia è lungo 59km.
La popolazione palestinese verrà schiacciata ancora di più verso il mare.
Il ritorno alle proprie case sarà impossibile.
Parliamo di “una trincea di sabbia alta 5 metri che ci condanna definitivamente”, ci scrive il nostro Sami dalla clinica di Emergency a Khan Younis. Nelle altre zone ci sono cumuli di macerie ammassati e cecchini appostati ad ogni varco.
Spesso i bambini che vengono ammazzati dai famosi ”proiettili vaganti” sono su quelle montagne di macerie in cerca di qualcosa di utile per la propria famiglia. Vengono centrati dai tiratori scelti dell’IDF, proprio come in un videogioco. ”Sparano appena si muove una foglia” ci scrive Hasem, dopo la nostra domanda ” vi avvicinate alla zona gialla?”.

In queste settimane ci sono stati bombardamenti in tutte le aree di Gaza, Zaitun è stata una delle zone più colpite, Mohammed ci ha scritto più volte nel mezzo dei bombardamenti, ”colpiscono solo zone affollate”. Le immagini che ci mandano sono sempre terribili, bombe che cadono in mezzo alla gente e morti che aumentano, ogni giorno da anni. Tutti e tutte a Gaza hanno perso casa, e almeno un parente. Le tragedie che ascoltiamo tutti i giorni sono moltiplicate per milioni di persone che essendo un piccolo collettivo non riusciamo a raggiungere. La rabbia che abbiamo è la certezza che questo mondo si è ”abituato” a tutto questo. Non voi cari donatori e donatrici, ma tutta la comunità internazionale è ormai ”satura” di immagini, racconti e delle atrocità che subiscono tutti i giorni i le palestinesi.

I nostri progetti continuano in mezzo a tantissime difficoltà, nello scorso aggiornamento ci siamo dimenticati di citare il progetto della tenda di breakdance, animata dai ragazzi del camp breakers, che abbiamo conosciuto tanti anni fa durante una delle tante carovane che organizzavamo.
La tenda del progetto è aperta tutti i giorni, i bambini e le bambine partecipano regolarmente a diverse attività:

* laboratori di breakdance e danza creativa;
* giochi ritmici e attività musicali;
* laboratori di disegno ed espressione artistica;
* giochi motori individuali e di gruppo;
* momenti conclusivi di rilassamento con respirazione, stretching, musica e pratiche di radicamento.

Le attività sono organizzate due o tre volte alla settimana, in gruppi suddivisi per fascia d’età, all’interno di incontri della durata di circa un’ora o un’ora e mezza.
L’obiettivo di Gaza Pulse and Strings School non è soltanto aprire uno spazio dedicato ai bambini, ma costruire un progetto capace di crescere nel tempo.

Le attività vengono portate anche nei campi per sfollati attraverso interventi mobili, raggiungendo i bambini che hanno ancora meno possibilità di accedere a spazi educativi e ricreativi.
Il progetto punta inoltre a creare una rete di collaborazioni con organizzazioni locali e internazionali e a formare un gruppo di giovani artisti e performer che possa rappresentare la Palestina attraverso il linguaggio universale dell’arte, del movimento e della pace.

I prezzi a Gaza rimangono molto alti, 15nis un kg di verdura e 9nis un kg di sale. Il carburante rimane ”oro” e costa sempre sui 20 dollari al litro, quando si trova.
Le difficoltà di queste settimane sono legate alla mobilità di quello che resta di Gaza: spesso quando ci chiamano, ci chiedono aiuto perché non riescono a raggiungere i ”nostri servizi”, a causa delle bombe e delle operazioni militari.
Ibrahim, un amico di Jabalia è rimasto isolato per diverso tempo, senza poter raggiungere le cucine, le distribuzioni di acqua e tutti i servizi che abbiamo, a causa delle bombe che lo intrappolavano in una zona piccolissima.

Nelle prossime settimane alcuni nostre compagne andranno in Giordania ed in Egitto, per registrare la nostra associazione anche in quei paesi, che al momento sono gli ”hub degli aiuti umanitari”, spesso bloccati per mesi, ma i container partono principalmente da li. Facciamo decine di tentativi ogni settimana per cercare strade sicure per l’invio di container, o per fare arrivare studenti e studentesse che hanno vinto le borse di studio. Spesso sbattiamo contro muri insormontabili, giorni e settimane di lavoro senza arrivare a nessun risultato. Più cala l’attenzione internazionale, più è difficile trovare aperture che diano un minimo di sollievo alla popolazione.

Cari compagni e care compagne, l’aggiornamento è finito, se seguite la nostra pagina IG potete trovare tutte le immagini e le descrizioni del lavoro dei nostri compagni e compagne. Purtroppo la pagina FB è ancora nella morsa delle ”restrizioni”, per questo vi chiediamo pazienza quando scrivete dei messaggi.
Le foto che vedete sono della tenda breck dance, nei prossimi giorni manderemo altre foto delle attività che stiamo organizzando sulle spiagge: li chiamiamo ”summer camp”, sono attività per bambine e bambini di tutti i campi. Cerchiamo di dare sollievo e sorrisi, dove scorre il sangue e si consumano stragi tutti i giorni. Continueremo a farlo, con ogni mezzo a nostra disposizione: cene sociali, serate, iniziative, vendita di magliette e bandiere. Compleanni, lauree e iniziative di ogni tipo.
Vi chiediamo uno sforzo per questa estate torrida, sosteneteci! Sostenete il lavoro dei nostri compagni e compagne che sono a Gaza e non hanno mai ceduto un minuto. Sostenete il loro lavoro e la loro determinazione a ”restare nella loro terra” a tutti i costi, anche se ormai è diventata un cumulo di macerie.

Sventolate la bandiera della Palestina dove potete, al mare, in montagna, nelle passeggiate e nelle regate. Non lasciamo che questo genocidio diventi un buco nero nel nostro cuore. Agiamo ancora e ancora. Se siete stanchi e stanche, prendetevi il tempo per ricaricarvi, ma non mollate e rimettetevi a lottare.

Un abbraccio grande a tutte e tutti voi, al prossimo aggiornamento.

Palestina libera!!!

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