L’esercito non caccia i coloni ma svuota le case palestinesi
Li hanno lasciati liberi di fare ciò che volevano. Hanno accelerato la nascita di nuove colonie e l’espansione di quelle esistenti attraverso finanziamenti e piani edilizi da milioni di dollari. Sono stati definiti «eroi» da ministri, politici e influencer. Hanno ricevuto in regalo armi, veicoli, droni, telecamere e un’immunità pressoché totale anche per i crimini più infami e spregevoli.
Eppure oggi il governo israeliano tace e l’esercito balbetta dinanzi all’assedio delle case palestinesi di Qusra, nella Cisgiordania occupata. Questi sono «gli eroici uomini delle fattorie e i pionieri degli insediamenti» che il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha definito «il muro di protezione dello stato di Israele»: uomini che scendono da avamposti costruiti illegalmente su terra occupata palestinese per minacciare e assediare famiglie con bambini, tagliando viveri, acqua ed elettricità. E lo stesso esercito che è capace in poche ore di invadere campi profughi e città palestinesi da decine di migliaia di abitanti, da sei giorni non riesce a sgomberare qualche dozzina di cittadini israeliani.
Gli ordini di evacuazione, a Qusra, sono infine arrivati. Ma riguardavano quindici case palestinesi. Ieri i militari hanno presentato lo sfollamento degli abitanti e la chiusura di strade e negozi come una surreale misura di «protezione» dai «gravi incidenti» in corso. Ad alcune famiglie hanno concesso appena mezz’ora per lasciare tutto. Il provvedimento è stato poi esteso anche alle due famiglie circondate dai coloni. Ma è proprio questo l’obiettivo dell’assedio: non tanto uccidere, quanto costringere, con la fame, la sete e la violenza, ad abbandonare le proprie case per impadronirsene. Esattamente come già accaduto a Jalud, a pochi passi da Qusra e in altre centinaia di villaggi.
Per questo le due famiglie si sono rifiutate di obbedire all’ordine, temendo che non sarebbe stato più consentito loro di tornare. È così che si «incoraggia l’emigrazione» dei palestinesi, per usare le parole con cui Smotrich, davanti ai leader degli insediamenti, ha di fatto affidato la missione ai coloni.
Di storie come quella di Qusra se ne contano a centinaia in Cisgiordania. La maggior parte dei 6.200 palestinesi cacciati dai coloni tra il 2023 e il 2026 – di cui più di 3mila bambini, dati Onu – non ha trovato posto sulla stampa internazionale, ma stavolta il mondo intero parla di Qusra. Forse per i video dei soldati seduti con i coloni, prova brutale della complicità dell’esercito. O perché una delle case appartiene a un palestinese con cittadinanza statunitense. O perché nelle ultime settimane Tel Aviv ha irritato Washington, che ora prova ad alzare leggermente i toni. L’ambasciatore Usa Mike Huckabee ha definito i coloni «terroristi» e le loro azioni «disgustose», attribuendo alle pressioni dell’ambasciata l’invio dell’esercito.
Nonostante le parole di Huckabee, i palestinesi statunitensi denunciano che i loro appelli all’ambasciata contro le violenze dei coloni sono sempre caduti nel vuoto. Lo stesso Presidente Trump ha offerto agli israeliani una copertura politica, revocando le sanzioni imposte contro alcuni coloni dal predecessore Joe Biden. Secondo i media israeliani, gli americani pensano che il governo non stia prendendo sul serio la situazione in Cisgiordania e che dovrebbe fermare «l’anarchia». Ma per il momento i soldati si muovono in maniera caotica, storditi dagli ordini confusi dei vertici. Dopo aver tentato, senza successo, mercoledì di allontanare i coloni, i militari si sono ritirati. All’alba di ieri sono tornati, intimando ai palestinesi di andarsene per almeno tre giorni, in vista di un’operazione militare.
L’esercito ha costretto famiglie intere a sfollare, prendendo possesso di tetti e abitazioni, mentre i coloni rimanevano negli insediamenti illegali. Dopo alcune ore, l’ordine di sfollamento è stato revocato, ma secondo i testimoni non tutte le famiglie allontanate sono state autorizzate a rientrare. Diversi filmati mostravano ieri i coloni aggirarsi liberamente intorno alle case. In cinque giorni di assedio, le forze israeliane hanno riferito di aver fermato un solo israeliano, senza chiarire se sia stato arrestato. Secondo i dati della Società dei prigionieri palestinesi, solo a luglio l’esercito ha fermato o arrestato 630 persone nella Cisgiordania occupata.
Intanto a est di Jenin, Tel Aviv prova a ricostruire l’insediamento illegale di Ganim, evacuato nel 2005. Ventuno anni dopo, sono comparse una ventina di case prefabbricate. A celebrare la nuova occupazione sono arrivati il ministro della difesa Israel Katz e l’onnipresente Smotrich. «Qui resteremo per sempre», ha promesso Katz. Nei giorni precedenti l’esercito aveva demolito negozi palestinesi lungo la strada che conduce all’insediamento e sbarrato con cumuli di terra alcuni collegamenti delle comunità palestinesi. Ganim è il terzo dei quattro insediamenti illegali della Cisgiordania settentrionale smantellati nel 2005 a essere ripristinato.
di Eliana Riva
da il Manifesto del 14 agosto 2026
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