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Riprendiamoci il futuro! Milano contro il carovita

Redazione_Mim

Milano

Ieri settantamila persone o forse più, impossibile contarle, hanno partecipato al corteo nel quadro dello sciopero indetto dai sindacati di base. Una piazza attraversata da migliaia di studenti, lavoratrici e lavoratori, con grande protagonismo degli istituti tecnici e professionali, dei ragazzi e delle ragazze di seconda generazione, delle lavoratrici e dei lavoratori del mondo della scuola.

Dopo la strumentalizzazione mediatica e di governo delle manifestazioni che si sono svolte gli scorsi weekend a Milano, e la conseguente militarizzazione della città combattuta dal basso da chi con coraggio è sceso in piazza sabato 24, la marea umana che ieri ha manifestato contro il carovita non era scontata.

Sono centinaia, infatti, le persone, anche minorenni, che in questo momento stanno affrontando lo scotto che deve pagare chi alza la testa per primo.

Nessun investimento è stato sbloccato con urgenza per migliorare le condizioni della scuola pubblica, né ci sono stati incontri d’emergenza per la situazione ormai fuori controllo dei prezzi di case, cibo e trasporti.

E sono proprio questi i temi portati in piazza attraverso cartelli, interventi dai camion e striscioni dei collettivi e dei lavoratori; tra questi ultimi, altissima partecipazione di bibliotecari/e, librai/e, insegnanti, educatori ed educatrici.

Oggi sono scesi in piazza i figli e le figlie della classe operaia di questo Paese, oggi sempre più precaria, impoverita e privata di prospettive. Una generazione di giovani che sanno con certezza che vivranno peggio dei propri genitori e che crescono in quartieri dove mancano spazi, servizi e opportunità, mentre aumentano i controlli, le ordinanze e le misure repressive.

E se da una parte c’è la criminalizzazione dei giovani, dall’altra c’è l’impoverimento di chi lavora ma non riesce a uscire da un loop di precarietà quotidiana.

La violenza di una città contro i suoi abitanti si manifesta nell’esclusione quotidiana, nella disparità di trattamento e nelle opportunità negate. La politica istituzionale ha da tempo normalizzato discussioni che stabiliscono chi può sentirsi a casa, chi deve continuamente dimostrare di meritare il proprio posto e chi, invece, non ha modo di scrollarsi un’etichetta di dosso.

In Italia gli studenti con cittadinanza non italiana sono circa 931.000, pari all’11,6% della popolazione scolastica. Le nuove leggi razziali introducono criteri di distribuzione che si basano su un principio di italianità legato al colore della pelle.

Cos’è questa se non propaganda?

Insomma, nonostante i decreti sicurezza, il decreto anti maranza e la repressione giovanile, la piazza di oggi non ha ceduto di un centimetro alla propaganda di governo e ha rimesso il punto sugli obiettivi: bisogna parlare di lavoro, casa, scuola e condizioni materiali di vita.

Bisogna sostenere le famiglie, fermare gli sfratti, garantire un sostegno economico a chi non riesce ad arrivare a fine mese. Bisogna aumentare gli stipendi, contrastare la precarietà e garantire sicurezza sul lavoro. Bisogna disinvestire nelle guerre, abbassare le armi e reindirizzare quei soldi verso le fasce più povere e in difficoltà.

Nei fatti, la piazza di ieri a Milano ha fatto eco a istanze ormai internazionali, mentre i venti di destra e di guerra continuano a soffiare e mentre l’unica alternativa al governo in corso continua a rimanere la gente nelle piazze che da ormai più di un anno e mezzo dimostra di essere molto più radicale e determinata delle “offerte politiche” che le vengono presentate.

Ora i riflettori vanno tenuti puntati sul mondo delle scuole che hanno mostrato fino ad ora un protagonismo eccezionale e sui prossimi weekend perché la militarizzazione e la repressione non l’abbiano vinta sulla voglia di partecipazione che si sta respirando nelle strade del paese. Sperando poi che lo sciopero del 20 novembre della CGIL diventi un’altra occasione di generalizzazione e convergenza evitando scelte e slogan al ribasso e incomprensibili ai più.

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