Piero, ci manchi

Ci sono scomparse che ti scuotono di più di altre, questa è un’ovvietà, ma la morte di Piero Scaramucci è una di quelle che ti toglie il fiato, come una botta fortissima al petto. Perché Piero era un pezzo importante della storia civile di questo Paese, della sua storia bella. Una di quelle persone che vorresti avere conosciuto prima perché avresti imparato di più, ti avrebbe dato tanto. Soprattutto con l’esempio.
Potrebbe servire una parola sola: rigore. Un giornalista di altissimo livello, con un istinto innato che lo collocava sempre perfettamente al centro della notizia, che sapeva raccontare con parole semplici e sempre efficaci, un caparbio analista capace di indagare, approfondire e restituire in modo che chiunque potesse comprendere. Raffinato e colto ma assolutamente popolare. Che fosse inviato sul campo di un evento, che indagasse un fenomeno complesso, che raccontasse una storia, aveva la dote di proporre agli occhi del lettore (o ascoltatore o spettatore) il cuore del problema con immediatezza. E con una serietà e onestà intellettuale che nel mondo del giornalismo è ormai merce rara.
Una persona netta, senza mezzi termini e anche pacata, con una bella dose di ironia che ti raggiungeva lieve ma che comprendevi quanto fosse anche severa: gli occhi avevano un certo bagliore che ti comunicava la ferrea convinzione che prendersi troppo sul serio fosse un grave errore.
Piero Scaramucci è stato un pezzo fondamentale del giornalismo a Milano e in Italia. Dal Gazzettino Padano in Rai – era il notiziario regionale – alla televisione, per poi inventarsi e dirigere a lungo Radio Popolare: l’emittente senza la quale le nostre vite sarebbero diverse.
Abbiamo detto rigore professionale, che coniugava con un credo politico profondo sempre dalla parte giusta – quella degli umili, degli oppressi – e sempre con la stella polare dell’antifascismo. È grazie a quelli come Piero se nel 1969 si costruì un fronte di informazione capace di smascherare le trame golpiste che presero le mosse dalla strage di Piazza Fontana. Dal bollettino di controinformazione bcd al libro La strage di Stato il suo contributo è stato fondamentale, anche per costruire coesione tra i giornalisti che avevano deciso di tenere la schiena dritta, rifiutare le veline delle questure – guidate da rottami del regime fascista – e contribuire in modo fondamentale al disvelamento della realtà delle trame fasciste e di stato.
Piero Scaramucci non ha mai smesso di portare il suo contributo alla battaglia antifascista, sia nell’Anpi che nelle mille occasioni di iniziative politiche e di confronto a cui ha sempre partecipato.
Noi stessi, per l’ennesima volta, ci eravamo rivolti a lui poche settimane fa per un contributo alla costruzione del percorso di approfondimento politico e di mobilitazione che porterà al 12 dicembre. Contributo che puntualmente è arrivato, con la consueta lucidità e precisione. E avremo occasione di ricordarlo.
Dire che ci mancherà è quasi una banalità. Mancherà a tutti quanti hanno a cuore la civiltà, il senso di umanità, ma anche la bellezza delle cose dette chiare e semplici e in faccia, senza doppiezze.
Oggi siamo più poveri, perché ci mancherà il suo contributo, la sua arguzia, la sua lucidità e la sua voglia indefessa di non darla vinta a chi tifa per il sopruso e l’oppressione. Speriamo che si trovi il modo di raccontare a quanti più giovani possibile la sua figura e la sua storia. Sarebbe un bel modo per ricordarlo.

Un nostro abbraccio a Mimosa, alla figlia Marianna, alla famiglia Pinelli alla quale è stata molto vicina, ai lavoratori di Radio Popolare.

Memoria Antifascista

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Una replica a “Piero, ci manchi”

  1. Marco ha detto:

    Bellissima testimonianza su Piero Scaramucci. Grazie!

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