Censura Facebook – Quando il conflitto virtuale diventa reale

In occasione della conferenza stampa di oggi a Roma sugli ultimi episodi di censura da parte di Facebook abbiamo scritto un testo.

Quando qualche settimana fa il team dei censori italiani di Zuckerberg ha fatto piazza pulita delle pagine di alcune organizzazioni dell’estrema destra e dei profili di diversi elementi di spicco della scena neofascista non abbiamo gioito. Questo certamente non per pietà verso i nazi e neppure per la volontà di ergerci a paladini del troppo spesso citato (a sproposito) detto di Voltaire: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire”. Che poi, pare che Voltaire non abbia mai detto una cosa del genere… Sulla vicenda dei fascisti bannati scrivemmo un pezzo, un ragionamento politico che prevedeva che dopo di loro sarebbe toccato a noi. Bastava fare qualche calcolo e tirare le somme. Molti hanno storto il naso, ma a distanza di pochissimo tempo i fatti si sono incaricati di darci ragione.

Gli eventi delle ultime ore, con gli oscuramenti mirati dei profili Facebook di siti di informazione indipendente e soggetti politici, a nostro parere mettono in risalto in modo clamoroso alcuni punti:

-Facebook ha fatto la sua scelta. In modo chiaro ed esplicito. Una scelta di CENSURA. Pur di non perdere preziosi clienti in Turchia si piega ai diktat di un regime autoritario silenziando chi ha dato il sangue per combattere contro Isis. Quando si dice “pecunia non olet”

-La gestione autoritaria e assolutistica da parte di Facebook del suo spazio. Uno spazio che include 2 miliardi di esseri umani NON è uno spazio pubblico, un paradosso che è cruda realtà. Una “community” privata con propri standard, un regolamento formalmente ricosciuto dall’utente nel momento in cui vi si iscrive e ne diventa membro. Pertanto, nell’ottica del proprietario di questo portale, non c’è incoerenza nel decidere di chiudere un giorno i camerati e domani i solidali con il Rojava, chissà cosa potrebbe venire poi… In proposito ricordiamo la proposta d’oltreoceano di Trump di inserire il movimento antifa tra i gruppi terroristici e la mozione recentemente approvata dall’UE che equipara comunismo e nazismo vietando la falce e martello come simbolo elettorale. Facebook non offre il suo “spazio” caritatevolmente, incassa guadagni spropositati dai dati dei suoi miliardi di iscritti.

Il fatto che un’azienda privata si erga a giudice inappellabile della libertà d’espressione e dell’agibilità politica di gruppi indipendenti è un dato che deve far riflettere.

Noi riteniamo che sia giunto il momento di avviare un’ampia e condivisa battaglia politica per inchiodare questo colosso alle sua responsabilità. Per questo ci sentiamo di spingere per un’unione delle realtà che in Italia fanno informazione indipendente e controinformazione, allo scopo di intraprendere un percorso di rivalsa del diritto di parola in rete.

La realtà virtuale è realtà in carne e ossa.

La redazione di MilanoInMovimento

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