Covid – Lombardia. Ci risiamo.

Mentre in Lombardia si assiste al penoso balletto dell’ordinanza sul coprifuoco chiesta da Fontana e stoppata da Salvini per poi essere firmata poco fa, tutti gli indicatori segnalano che la situazione va rapidamente deteriorandosi. Mentre le strutture mediche lanciano l’allarme si rischia di ripetere gli errori della primavera in un drammatico deja-vu di impreparazione e improvvisazione.


Una Milano impaurita si prepara al coprifuoco

Lombardia. La regione arriva impreparata alla nuova emergenza. E tutti si chiedono perché il governatore Fontana per correggere gli errori fatti nel passato.

L’ordinanza Fontana-Speranza verrà firmata oggi e da domani la Lombardia sperimenterà il coprifuoco notturno di sei ore, dalle 23 alle 5, quando la stragrande maggioranza della popolazione dorme. Scienziati e medici del Cts lombardo chiedevano provvedimenti più severi, come il coprifuoco dalle 21 e la chiusura dei bar dalle 18 e per Milano, la grande malata lombarda, un mini-lockdown.

Come in un terribile film già visto la Lombardia è arrivata impreparata alla seconda ondata di Coronavirus e Fontana e Gallera, presidente e assessore alla sanità, sono nuovamente sotto accusa per la gestione della pandemia. Il sistema di tracciamento con i tamponi è in tilt, l’assistenza territoriale in affanno, i pronto soccorso intasati di malati Covid. Gli ospedali iniziano a rinviare le prestazioni non urgenti, ma complessivamente il sistema per ora regge, salterà se la curva dei ricoverati continuerà a salire alla velocità degli ultimi dieci giorni.

Dagli scienziati ai medici, alle categorie produttive, ai partiti d’opposizione, ma soprattutto dai lombardi in coda per un tampone o in attesa di una comunicazione dall’azienda sanitaria locale, l’appello è unanime: cosa sta facendo ora la giunta Fontana per correggere gli errori e rafforzare il sistema sanitario? Cosa sta facendo in più rispetto a settembre, quando la situazione era sotto controllo, per garantire assistenza a tutti i cittadini? «Se l’Ats di Milano non riesce a tracciare e dice a chi sa di essere un contatto stretto di un positivo di restare a casa si crea un problema» incalza il vicepresidente del consiglio regionale Carlo Borghetti, del Pd. «O la Regione e gli enti competenti trovano il modo di giustificare l’assenza sul lavoro di queste persone, o queste persone saranno punite con assenza ingiustificata dal lavoro, oppure andranno comunque al lavoro col rischio di contagiare i colleghi in caso fossero positive».

Sempre dal Pd regionale Pietro Bussolati e Paola Bocci dicono che «prevedere un coprifuoco non è una soluzione sufficiente, bisogna mettere in atto altri strumenti capaci di tenere insieme più fattori». Quali? «Destinare risorse al potenziamento delle infrastrutture digitali, sostenere lo smart workin riformulando gli orari, potenziare la medicina territoriale, introdurre e finanziare tracciamenti di facile accesso e con esito immediato».

La consigliera dei Lombardi Civici Elisabetta Strada si chiede che fine abbiano fatto i fondi raccolti a marzo e aprile. «Durante la prima ondata la regione e gli ospedali hanno ricevuto oltre 109 milioni di euro in donazioni. La regione sta investendo e utilizzando questi fondi per fare gli interventi strutturali e gli strumenti necessari per la riqualificazione delle strutture?». Michele Usuelli di +Europa, che di mestiere è medico, è molto netto: «La limitazione della nostra libertà personale in Lombardia è necessaria perché siamo governati da degli incompetenti. Non hanno capacità di prevenire, programmare, ascoltare. Male sui vaccini antinfluenzali, sbagliato il protocollo diagnostico nelle scuole, ultimi sui test rapidi, da terzo mondo il sistema con cui un medico deve cercare i posti letto per trasferire i pazienti quando il reparto è pieno, completamente sotto organico il numero di operatori dedicati al tracciamento». Persino una persona solitamente lontana dalle polemiche come il viceministro dell’economia Antonio Misiani ha detto sconsolato: «Come bergamasco e lombardo sono sconfortato della situazione in Lombardia. Anche la vicenda del vaccino antinfluenzale che non c’è, e quello che è stato preso è stato strapagato, è una vicenda che lascia sconcertati. È giusto dire che le terapie intensive in Lombardia erano 983 una settimana fa contro un obiettivo minimo di 1446. Chi deve spiegare, spiegasse ai cittadini lombardi perché sono 983 contro 1446».

C’è poi il caso Milano dove anche ieri i nuovi positivi sono stati 1.054 considerando tutta la provincia, 515 in città. Il coprifuoco «non è sufficiente per Milano« ha detto il virologo e membro del Cts lombardo Fabrizio Pregliasco. La città che non si ferma mai è incompatibile con questa velocità di diffusione del Coronavirus. «Per la densità di popolazione, gli interscambi lavorativi, i contatti legati alla tipologia abitativa, sicuramente Milano è un malato più grave» ha detto ancora Pregliasco intervistato a Radio Popolare. Ora si attenderanno gli effetti di questa ordinanza, anche se bisognerà aspettare una decina di giorni. La sensazione di molti è che Milano stia andando verso un lockdown della paura fatto dai cittadini prima ancora che imposto dalle autorità.

Chi ha girato ieri per Milano ha visto una città un po’ meno frequentata dei giorni scorsi. «A pranzo ho avuto la metà dei clienti» dice un barista di una zona di Milano molto frequentata dai 30/40enni. Anche l’aperitivo è stato meno frequentato del solito. Ma c’è anche un altro autoisolamento, quello prodotto dal Covid stesso: tutti conoscono almeno una persona in isolamento fiduciario perché contatto diretto di un positivo oppure a casa con la febbre senza sapere se ha il Covid o no. Anche questo un film che la Lombardia ha già visto.

di Roberto Maggioni

da il Manifesto del 21 ottobre 2020


Lombardia, al via la campagna vaccinale ma senza vaccini

Lunedì 19 ottobre, mentre i dati registravano 1.687 nuovi positivi al Covid in Lombardia, avrebbe dovuto iniziare la campagna vaccinale antinfluenzale in tutta la regione con la possibilità per i medici di base di ordinare le 30 dosi della prima tranche di vaccinazioni. Alle 19 dello stesso giorno la denuncia dei medici che non erano riusciti a effettuare la prenotazione: «La Regione non ci ancora comunicato nulla e domani saremo ancora senza vaccini».

Cresce la frustrazione tra medici e pazienti: i primi costretti a rimandare al mittente le richieste di informazioni, i secondi lasciati in balia degli eventi. «Sarei tentata di andare in Svizzera a comprarlo per farmelo», ha confessato una signora over 65 ieri mattina. Eppure, l’assessore al Welfare Gallera aveva assicurato, con il solito proclama a mezzo social: «Sono state distribuite 247 mila dosi. I medici di base stanno iniziando a ritirarle e somministrarle ai propri assistiti».

A ben guardare, però, le cose sembrano essere andate diversamente: stando ai dati di ieri, cioè 24 ore dopo rispetto a quanto annunciato, i medici hanno potuto solo prenotare le prime dosi, in tutto 50 ciascuno fino ai primi di novembre. Situazione ancora più critica negli centri vaccinali Ats, specie a Milano: «Provi a ripassare tra qualche settimana», si sentono dire quelli che si sono messi in coda davanti agli ambulatori di corso Lodi e via Pecchio.

Le altre criticità sui vaccini, comunque, erano già note da diverse settimane: oltre ai tempi dilatati – mentre altrove si è già iniziato – rimane l’indignazione sul numero di dosi messe a disposizione: circa 500.000. «Dei miei 1.600 pazienti – commenta un medico di base della provincia milanese che vuole restare anonimo – almeno 200 ne avrebbero necessità. Sono over 65, malati cronici, donne in gravidanza, soggetti fragili. Non basteranno neanche per la metà di loro». La Regione – come recita il calendario di Ats – ha infatti previsto che a ogni medico di base, vengano consegnate 30 dosi di Vaxigrip entro il 25 ottobre e altre 20 tra il 26 ottobre e il primo novembre. Dal 2 novembre al primo dicembre poi verranno fornite 20 dosi di Efluelda. Per un totale di 70 dosi, 100 nei casi migliori, per ciascun medico.

Il perché di questa penuria è presto detto: le undici gare indette dal Pirellone sono partite in ritardo e con offerte a prezzi bassi (sotto i 10 euro ciascuno). Troppo bassi se considerata la domanda di dosi in aumento in tutta Italia per il 2020.

di Francesca Del Vecchio 

da il Manifesto del 21 ottobre 2021

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