Covid19 – La crisi in mano alla finanza?

Con l’inizio della crisi sanitaria dovuta al Coronavirus e il successivo lockdown, una delle questioni che hanno più riempito il dibattito pubblico e che sarà certamente decisiva per il futuro dell’Italia e del’Europa dopo questa inedita crisi globale è quella che riguarda il sostegno alle imprese costrette a chiudere e ai cittadini che hanno perso e stanno perdendo reddito e casa. In molti hanno invocato un concreto sostegno pubblico ai lavoratori, proponendo strumenti come il reddito di quarantena e un reddito universale incondizionato, e più in generale si è puntato il dito contro i processi di privatizzazione di asset fondamentali quali la sanità.

Ciò che è stato evidente fin da subito è che né il settore privato né le istituzioni nella loro forma attuale sono state in grado di dare una risposta concreta alle milioni di persone travolte dalla crisi economica sociale, rendendo inevitabile l’adozione di misure economiche straordinarie per evitare il collasso completo della società. La discussione che ne è scaturita, soprattutto all’interno degli schieramenti politici, ha riguardato soprattutto l’entita economica degli strumenti di sostegno, ma ha avuto il limite fondamentale di trascurare le modalità di finanziamento.

In risposta a questo il governo Italiano ha infatti messo a disposizione una quantità di denaro senza precedenti, ben 750 miliardi per il sostegno alle imprese, zittendo facilmente le polemiche dell’opposizione.
Ciò che è passato in secondo piano però è che questi fondi sarebbero però veicolati a imprese e cittadini attraverso il sistema finanziario, in particolare tramite prestiti bancari. Vista la quantità di denaro a disposizione, è chiaro che questi finanziamenti saranno determinanti per formare la società postcoronavirus, e rendere la finanza decisiva nello scegliere come distribuire questa enorme massa di denaro e a quali condizioni significa metterla al centro della gestione politica della crisi economica e sociale.

Il problema della centralità politica della finanza si manifesta sotto molteplici aspetti: in primis la scelta delle imprese da finanziare è in capo alle banche, che naturalmente seguono logiche che non sono quelle dell’interesse collettivo ma le tutele dei propri interessi. E’ facile immaginare che quando si dovrà scegliere chi salvare dalla crisi, la priorità verrà data a quelle ditte e multinazionali verso cui le banche sono più esposte, in modo da poter rientrare dei loro crediti. In Italia queste ditte sono tra i principali attori anche della crisi climatica, come Eni, Enel e Snam. Questo si somma all’altro grande problema creato dalla mancanza totale di indirizzo pubblico, ovverosia l’assenza di vincoli nella scelta dei finanziamenti, men che meno vincoli di tipo climatico o ambientale. L’ingiustizia finale si concretizza quindi nel fatto che il più grande investimento pubblico della storia della repubblica sarà gestito da enti finanziari privati, sottratto da ogni tipo di controllo democratico.

Non è accettabile che un momento così decisivo per la storia europea e mondiale sia determinato totalmente dalle scelte del sistema finanziario, senza nessun vincolo per le imprese e le multinazionali che ne usufruiranno, delegando le gestione di risorse pubbliche ad enti che sono esterni a qualsiasi forma di controllo democratico dal basso.

A queste condizioni l’unico risultato sociale che si prospetta dalle misure di sostegno alle imprese è l’aumento delle disuguaglianze economiche e l’accumulo di ulteriore debito pubblico che sarà pagato dalle nuove generazioni nei prossimi decenni.

E’ fondamentale riportare questo tema al centro del dibattito pubblico e agire facendo pressione sia sullo stato sia sul sistema finanziario, con quest ultimo che si avvia a diventare completamente egemone di quelle che dovrebbero essere scelte politiche in un momento storico fondamentale

Per questo parleremo di tutto questo nel talk online di MilanoInMovimento, che si svolgerà alle 18 di mercoledì 27 maggio, insieme a due importantissimi ospiti come Andrea Di Stefano di Valori e Antonio Tricarico di Re:common!

Jacopo Ciccoianni_MiM

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