Moneta del Comune e pratiche di welfare metropolitano – di Andrea Fumagalli

1. Introduzione

La moneta è un’invenzione umana. La moneta non cresce sugli alberi. La moneta ci mostra che l’essere umano è un animale sociale. La moneta è sociale, è, più specificamente, un rapporto sociale, che oggi non è paritario, ma che potrebbe diventarlo. La moneta è la dimostrazione dell’esistenza di una comunità, perché la moneta è il risultato di un rapporto di fiducia. Ma la moneta è soprattutto potere: un potere decisionale, il potere del più forte. In una società capitalista, la moneta rappresenta il rapporto ineguale nella relazione lavoro-capitale. È l’espressione del potere capitalistico. Ecco perché la moneta non può essere un bene comune (lo stesso vale per il lavoro). È, o meglio potrebbe essere, dovrebbe essere, un’espressione del comune in un diverso tipo di società. Ma oggi più che mai, non lo è. Nel capitalismo bio-cognitivo e finanziarizzato, se ci deve essere una lotta, deve necessariamente essere una lotta per la moneta inteso come strumento del comune, una lotta per la riappropriazione della ricchezza comune, socialmente prodotta.

La moneta ha giocato un ruolo diverso nella storia dell’umanità. Nelle società preistoriche è un mezzo di scambio e unità di valore. Mezzo di pagamento per consentire le relazioni sociali dettate dall’attività di scambio per la sopravvivenza: il bisogno del negotium (la dannazione del lavoro), in contrapposizione all’otium (il piacere della creatività e della vita umana). E come tale,la moneta è unità di misura del valore delle merci. Allo stesso tempo, è espressione di potere in un momento in cui tale misura è stabilita sulla base di una gerarchia sociale. Chi decide la “forma” della moneta? Ma, soprattutto, ieri e oggi, chi decide il valore della moneta? E chi esercita il monopolio di emissione?

Nell’antichità, fino alla formazione degli Stati nazionali in Europa nel 1500, la forma di moneta più diffusa è la moneta-merce. Il valore della moneta è contenuto nel corpo della stessa moneta. La forma (peso) del metallo (cioè fisico, sia esso rame, bronzo, argento o oro) ne indica il valore. Si tratta di uno scambio di valore equivalente. Un metro di stoffa, per esempio, di un valore di 10 grammi d’oro viene scambiato direttamente con una moneta del peso di 10 grammi d’oro. Siamo in un sistema M-D-M (Merce-Denaro-Merce).

Dagli Stati-Nazioni del 1500 a oggi, il monopolio dell’emissione di moneta assume la forma di un diritto sovraindividuale ed extramercato: la moneta diventa variabile, controllata a livello istituzionale e non dalle dinamiche del mercato e diventa moneta legale o bancaria (banconota). Una volta garantita dal ruolo dello Stato, che non opera come agente del mercato privato, ma al vertice di esso, la moneta comincia a svolgere anche la funzione di riserva di valore e di misura della ricchezza.

Con l’avvento del sistema capitalistico di produzione e, nel XX secolo, con la Conferenza di Bretton Woods, si osserva il graduale abbandono del sistema monetario basato sui metalli preziosi e la convertibilità delle monete in metalli preziosi (Gold Standard System). Solo una valuta (il dollaro USA) è rimasta fissata all’oro, come unità convenzionale di misura del valore (Dollar Standard System). Oggi, dopo la fine di Bretton Woods, stiamo assistendo alla completa smaterializzazione della moneta.

Dalla “moneta-merce”, alla “moneta aurea convertibile”, e, ora, alla “moneta come puro-segno” (Marx): quest’ultimo passaggio, attraverso e grazie al processo di finanziarizzazione, ha ridotto il peso dei diritti di signoraggio e anche la capacità delle Banche Centrali di controllare in toto l’offerta di moneta e il moltiplicatore finanziario che ne deriva.

La moneta, in questo modo, diventa fuori controllo. Oggi la moneta non è più legato a una merce o a un bene materiale. Non esiste più un’unità di misura del valore della moneta, come il metro per la lunghezza o il chilogrammo per il peso. Con la fine del sistema di Bretton Woods, il valore della moneta non è più determinato esclusivamente dall’istituzione che lo emette. La sovranità monetaria (nazionale o sovranazionale), il cui governo è di competenza della Banca Centrale, tende a perdere sempre più significato.

2. La moneta del comune

Con l’avvento del sistema capitalistico di produzione, la moneta diventa espressione del capitale e del suo rapporto sociale di sfruttamento con il lavoro; con il passaggio dal capitalismo taylorista – fordista al capitalismo bio-cognitivo, la funzione principale della moneta si modifica. La funzione creditizia (moneta-credito), tipica di un sistema D-M-D’ (economia monetaria di produzione), dove l’attività di investimento nella produzione di beni richiede un’anticipazione monetaria e l’indebitamento degli attori economici (siano essi imprese private o lo Stato), lascia sempre più spazio alla moneta-finanza (economia finanziaria di produzione): D-D’.

Dicevamo che nel capitalismo bio-cognitivo, la moneta e la determinazione del suo valore non sono più sotto il diretto controllo della Banca Centrale. Nel momento stesso in cui la moneta diventa “puro-segno”, sfugge a qualsiasi controllo pubblico. Il suo valore è determinato di volta in volta dall’attività speculativa sui mercati finanziari. Nel momento in cui la sua quantità e le transazioni sono determinate dalle convenzioni che dominano mercati finanziari sempre più concentrati, la moneta è ostaggio delle aspettative che l’oligarchia (o meglio, la dittatura) dei mercati finanziari è in grado di esercitare.

Oggi possiamo dire che la creazione della moneta-finanza è l’espressione del comunismo libertario del capitale (Marazzi). Lo conferma il fatto che la politica monetaria è funzione delle dinamiche finanziarie. La moneta è, oggi, espressione del bio-potere finanziario, poiché il suo valore è determinato dalle convenzioni finanziarie, la cui governance rappresenta una proxy dell’espropriazione del comune, come nuova forma di sfruttamento del lavoro.

Ma, sempre oggi, gli viluppi tecnologici ci consentono di creare moneta nuova, in forma digitale grazie alle cripto-monete. L’aspetto nuovo e assolutamente rilevante sta nella rottura del monopolio di emissione della moneta: non più un’unica istituzione monetaria (Banca Centrale), che, assai poco democraticamente, definisce la politica monetaria e finanziaria, ma la moltitudine di individui che decidono di produrre o “estrarre” le “stringhe” con i loro computer nella rete e di quegli individui che decidono (fidandosi) di riconoscere il valore monetario generato da quelle stringhe.

Questa nuova situazione è una sfida e un’occasione per la costruzione di un sistema alternativo, in grado di superare i nodi contraddittori e disuguali del capitalismo contemporaneo. Algoritmi sempre più sofisticati per generare cripto-denaro sono condizioni necessarie, ma non ancora sufficienti.

Occorre infatti considerare che non tutte le monete complementari sono necessariamente alternative. Anzi, spesso si verifica l’opposto. Il successo di alcune monete complementari (es. Sardex) o criptomonete (Bitcoin, Ethereum, Ripple) è dovuto proprio al fatto che esse sono funzionali alla finanziarizzazione capitalistica del sistema economico, vuoi perché consentono di offrire liquidità laddove essa è carente, vuoi perché alimentano la stessa speculazione finanziaria.

È nel loro essere funzionale al biopotere finanziario del capitale che tali monete complementari o di nuova generazione acquisiscono quel grado di fiducia necessario alla loro circolazione.

Una moneta complementare per essere effettivamente alternativa, ovvero essere moneta del comune, deve ottemperare ad alcuni parametri:

  1. Non essere cumulativa e non poter diventare oggetto di speculazione. Di conseguenza deve perdere nel tempo una parte del suo valore. Si tratta quindi di moneta che si “liquefa”;
  2. Essere in grado di mitigare la dipendenza dei lavoratori dai vincoli economici della vendita della loro forza lavoro e quindi del rapporto salariale, cioè ridurre la precarietà, ovvero essere creata per remunerare la cooperazione sociale;
  3. Poter permettere, su questa base, di liberare tempo e risorse per sviluppare forme alternative di cooperazione basate sulla messa in comune delle conoscenze e dei risultati della produzione, ma su reti di scambio che escludono la logica del profitto. La partecipazione alla rete in cui la moneta del comune costituisce adesione a questi principi, siano essi individui, aziende o attori istituzionali.
  4. Essere una non-proprietà.

Questi quattro parametri implicano che il modo in cui la moneta del comune entra nel processo economico non è attraverso lo scambio o la speculazione (come mezzo di pagamento o riserva di valore), ma attraverso il finanziamento dell’attività produttiva (materiale e/o immateriale).

Più nello specifico, la moneta del comune può rappresentare un’alternativa all’economia monetaria e finanziaria di produzione se viene utilizzata in primo luogo come remunerazione della forza lavoro e dei servizi sociali di welfare necessari per il “buon vivir” della comunità.

Da questo punto di vista, la moneta del comune è uno strumento (la moneta, come la tecnologia e un reddito di base incondizionato, è sempre uno strumento, mai un fine in sé) necessario, anche se non sufficiente, per poter pensare un modo alternativo di organizzazione economica, non fondata sui pilastri del sistema capitalistico: sfruttamento del lavoro e proprietà privata.)

3. La sperimentazione possibile: per una nuova municipalità

La moneta del comune dovrebbe sostituire la moneta finanza. Ciò significa che la moneta del comune dovrebbe ricreare un circuito economico diverso, in cui la produzione materiale e immateriale non è più finanziata dal mercato finanziario e creditizio privato. E il modo più semplice è, da questo punto di vista, immaginare una sorta di istituzione monetaria del comune, in grado di emettere una moneta sotto una supervisione comunitaria in modo democratico e tale da rimanere irriducibile e inconciliabile con le tradizionali gerarchie finanziarie.

Lo scopo di questo circuito finanziario alternativo è quello di fornire finanziamenti per lo sviluppo dei servizi sociali, la produzione di valori d’uso (organizzazione no profit), remunerando la cooperazione sociale. Si tratta di immaginare un sistema economico antropomorfico e non antropofago come quello capitalistica, oltre la produzione di valori di scambio. Esso può rappresentare, qui e ora, una possibile sperimentazione di modi di vita alternativi, senza dipendere dai vincoli finanziari esterni.

Il territorio municipale, soprattutto se metropolitano, si presta bene a favorire nuove sperimentazioni in questo senso. Un caso interessante è il comune di Napoli. Da qualche mese a questa parte, si è costituito un gruppo Audit sul debito pubblico della città partenopea. Come corollario di questa iniziativa, è intenzione della giunta De Magistris verificare la possibilità di creare un bilancio comunale alternativo in moneta del comune, in grado di definire alcune poste di spesa relative a servizi locali, integrazione salariale ai dipendenti pubblici, forme di erogazione di reddito di base e la possibilità di versare parte delle tasse comunali nella nuova moneta. Quest’ultima potrebbe essere erogata da una Banca del Comune, gestita direttamente dalla Comunità Muncipale, attraverso i meccanismi della democrazia partecipativa, con il potere di decidere la quantità emessa di moneta e la sua finalizzazione.

La presenza di un’autorità pubblica, se, da un lato, potrebbe far correre i rischio di un processo di istituzionalizzazione di pratiche dal basso, dall’altro favorisce il grado di fiducia verso il nuovo strumenti monetario. Un simile dibattito con finalità non molto dissimili è in atto nella città di Barcellona, dove si intende sperimentare una moneta alternativa, tuttavia, più finalizzata allo sviluppo del commercio che al welfare.

Un case study sicuramente di grande impatto potrebbe essere costituito da Milano, una realtà economica che, pur disponendo di ingenti risorse economiche, vede sempre più aggravarsi il divario tra poveri e ricchi e il rischio di emarginazione sociale. Quando cominceremo a discuterne?

Andrea Fumagalli

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