Sfruttamento, buste paga false, orari infiniti. La stagione in riviera peggio dei lavori forzati

Una lettrice, per anni lavoratrice stagionale negli hotel nelle località di vacanza della Romagna, ci racconta nel dettaglio come funziona questo mondo. E perché le lamentele del sindaco di Gabicce sono un’offesa per molti.

Attenzione ai cavilli impercettibili del seguente colloquio verbale che inaugura ogni rapporto lavorativo tra una persona a cui occorre un occupazione ed un albergatore romagnolo. L’autrice di questo trafiletto auspica di sottolinearli, data la sfortunatamente vasta esperienza acquisita in proposito, sperando di far luce sulle polemiche legate alla dichiarazione del sindaco di Gabicce che imputa al reddito di cittadinanza la mancanza di personale stagionale.

Premetto che quello che scrivo non vale per tutti gli hotel, ma per la maggior parte di essi sì, e sono dinamiche vissute in prima persona e in differenti tipologie di alberghi, ed ovviamente esperienze di chi ha condiviso queste situazioni con me.

“Quindi siamo d’accordo? Saranno sette, otto ore al massimo, tutti i giorni, perché purtroppo (purtroppo lo dicono solo gli albergatori più gentili, o quando intuiscono dalla tua espressione che stai figurando i mesi a venire dovendo lavorare sempre, giorno dopo giorno dopo giorno dopo giorno dopo giorno…) qui funziona così. Dappertutto sai? Non è che un altro hotel ti può dare il giorno libero”. Mentre tu stai riflettendo su quando potrai rivedere i tuoi cari per mezza giornata, o più semplicemente la luce del sole, l’albergatore continua: “Non preoccuparti, noi siamo ben organizzati, il lavoro non è che sia poi così impegnativo”.

La tua perplessità non gli fa battere ciglio, l’atteggiamento anche in fase embrionale è infatti sempre quello di chi ti sta facendo un favore a darti un lavoro, come se non si trattasse di un normale scambio prestazione professionale – pagamento, ma di un atto di altruismo che viene condensato con uno scaltro rimando alla crisi, un arguta constatazione del fatto che sono in tanti a cercare lavoro e che ha come risultato questa morale: ti conviene accettare le condizioni proposte perché sei un privilegiato se vieni assunto al posto di quei molti che si suppone siano in una presunta fila alla loro porta.

Atteggiamento che oltre a stimolarti un impeto di gratitudine immotivata, serve anche a giustificare l’entità del pagamento. Subdolo, sì, ma efficace. I tre punti ricorrenti infatti quando si arriva a parlare di paga sono i seguenti: come accennato sopra, crisi, quindi stimolare il senso di colpa per aver scelto te per lavorare lasciando per strada chissà quanti altri disgraziati.

Punto due: l’esperienza. L’esperienza che tu possiedi infatti è inevitabilmente diversa da quella che necessitano in quell’hotel, se sei cameriere ed hai già esperienza in strutture dello stesso livello, sicuramente il servizio viene fatto in modo completamente diverso, se sei cuoco e hai lavorato anche in hotel di pari categoria è certamente tutto un altro discorso nell’albergo di chi ti sta proponendo il lavoro. Allo stesso modo, se lavori in segreteria e conosci lo stesso programma utilizzato dall’azienda, non farti prendere da quell’iniziale entusiasmo: “Qui lo usiamo in maniera diversa”. Non solo, lavorare per noi ti qualifica. Hai già esperienza? Non importa, dopo aver lavorato qui puoi lavorare ovunque.

Questa tattica mascherata in un altro slancio di bontà che significa: non sei quello che cerchiamo, non sei preparata esattamente per le nostre esigenze, ma noi chiudiamo un occhio, perché siamo caritatevoli e ti vogliamo fare lavorare, dopo aver lavorato nel nostro Hotel allora sì che saprai lavorare.

Il terzo immancabile argomento al momento della conversazione sulla paga, è, a mio avviso, il più ignobile di tutti. Il pianto dei soldi da parte dell’albergatore. Non si lavora più come una volta, la stagione è corta, il cambiamento climatico incombe, non stiamo dentro nelle spese (ma continuiamo a farlo ogni anno perché ci piace impoverirci), non dico che andiamo in perdita ma siamo a quel livello. L’obiettivo è la tua empatia: dopo essersi reso ai tuoi occhi umano e debole, la carrellata delle difficoltà esposte ti predispone a una pacca sulla spalla col significato sottinteso di “ce la faremo”. E sei fregato. La proposta del salario dopo tutte queste considerazioni è detta a voce anche spavalda, come facesse un eccezione per te ed arrivasse addirittura alla cifra che ti sta proponendo che nonostante il tentativo eseguito magistralmente e il tuo stato d’animo intortato è talmente ridicola che spalanchi comunque gli occhi pensando: “Sono due euro all’ora, non si può”.

L’hai sottovalutato, è pronto a questa reazione. Prima che tu possa parlare, passa al contrattacco: “Poi 50 euro in più, magari non in busta, se sei bravo… non è detta…poi c’è la possibilità di vitto e alloggio, in quel caso decurtiamo qualcosina altrimenti non andiamo in pari…”. Se ti serve un lavoro e non hai mai fatto prima le stagioni in riviera, accetti con tanti dubbi. Se l’hai già fatta, perché devi lavorare, accetti con la morte nel cuore. Saranno sette-otto ore. Sono dieci, dodici ore.

Il tuo lavoro non è così impegnativo. Il tuo lavoro sfianca, manca il personale, sei solo e devi coprire il lavoro di più persone, ogni giorno, per mesi. Ufficialmente riposi un giorno a settimana, quello immaginario in cui vedi la luce e fai le lavatrici, in realtà sei costretto a stabilire un finto giorno libero, dichiarato ovviamente anche in busta paga, e la raccomandazione è che di fronte all’ispettorato del lavoro se sei presente il giorno che dovresti essere libero è per un esigenza improvvisa dell’azienda, ma tu di solito quel giorno riposi.

Vitto ed alloggio. Il vitto, non occorre dirlo, il più delle volte, è costituito da avanzi di avanzi. Stessi cibi ricucinati dallo stato liquido al solido all’aeriforme conditi con il grasso per poter essere commestibili. Poi dipende, chi ti toglie un euro se prendi un caffè dopo 10 ore che sei in piedi, chi acqua gratis in bottiglia quindi non del rubinetto, solo a dei reparti, quindi ad una sola parte di personale. C’è anche chi semplicemente offre gli avanzi del giorno prima e in quel caso sei fortunato, anche a casa capita di mangiare cose del giorno prima, non che faccia per forza male.

L’alloggio stimola in me ricordi dolorosi, esseri umani dopo il lavoro massacrante stipati in cuccette nell’afa dei sottotetti ad agosto, e non vado oltre, mai visto qualcosa che assomigli a una sistemazione per i più dei lavoratori. Il fatto è che è quell’avidità atavica che impedisce ai titolari di mettere per esempio tramite l’associazione alberghiera della cittadina di pertinenza una quota irrisoria per un impresa di quella portata, per affittare un vecchio stabile, una struttura modesta per i dipendenti.

Del resto è anche vero che avere la donna ai piani alle 23 che dorme in hotel può sempre essere utile per rifare una camera all’ultimo e tentare di vendere una camera per una notte, così come una segretaria che per pranzare o cenare deve spostarsi all’interno dell’hotel si può convocare nella pausa per permettere all’altra turnante di mangiare, così che nessuno abbia una vera pausa. Solo due esempi.

La tua mansione è… tutto. Carenza di personale in ogni reparto. Le segretarie fanno il lavoro d’ufficio, il bar, la manutenzione, il back office, i conti, gestiscono fornitori e personale sempre in un turno da sole, e devono fare tutte le cose contemporaneamente, fino a che non fanno il caffè con il telefono e mostrano la camera al fornitore mentre scrivono alla mail di Booking.com che servono 4 chili di pane bianco per l’indomani. Il cuoco corre. Carenza di personale significa se gli va di grazia ha un tuttofare che tra il lavare i piatti e le pentole, il parcheggiare le auto, dare l’intonaco e togliere la muffa gli taglia qualche verdura (ma non è detto, dipende dalle disgrazie della giornata).

E il cuoco corre. Sviene normalmente per secondo, i giorni prima di ferragosto, di solito dopo la donna ai piani di costituzione più esile che si sente mancare qualche settimana prima. Le donne ai piani faticano perché per carenza di personale devono pulire contemporaneamente un numero di stanze e poi di piatti che per rendere l’idea normalmente lo fanno con le lacrime agli occhi dalla fatica, e all’occorrenza diventano cameriere.I camerieri lavorano dalle sei del mattino a mezzanotte circa, ristorati da due pause di un ora in cui possono buttarsi vestiti nelle loro brande. Giorno dopo giorno, ogni giorno.

Tfr, ferie, tredicisima, tutti fittizi figurano nella busta paga come parte della paga percepita. La paga, avendo letto delle cifre lontane dalla realtà queste giorni, è la seguente (ho lavorato in differenti hotel e dovevo archiviare i contratti, chiedere proroghe quando necessario ecc. qui prendiamo in considerazione un hotel di categoria media e per gli altri il parametro di riferimento è simile): Cameriere da 800 a 1.100, se con molta esperienza o responsabile di sala può arrivare a dai 1.400 ai 1.800, solo se lavora da molti anni con la stessa azienda e ha stabilito un legame con una clientela abituale, c’è una per quanto rara possibilità che guadagni di più.

Cuochi: più sei giovane, più fai, meno ti pago. Sembra questa la logica per questo ambito. I cuochi più maturi, non arretrano dalle paghe dei tempi che furono, cioè quelle dignitose rispetto alle ore e all’impegno, forse anche perché nel tempo hanno acquisito qualche sicurezza economica in più. I giovani, anche se con esperienza, devono adattarsi perché hanno bisogno ancor di più di lavorare, per potersi costruire una vita. In questo ambito l’escamotage è di non assumere, o sostituire quelli più navigati con persone più giovani. Un cuoco, per dodici o tredici ore tutti i giorni, e fare un lavoro fisicamente e psicologicamente pesantissimo, prende intorno ai 1.800 o 2.000 euro. Se fortunato, o con la minaccia di andarsene qualora i clienti siano abituali ed apprezzino la sua cucina, può percepire una cifra maggiore.

Donne ai piani, per dieci o dodici ore di lavoro fisico tutti i giorni, da 800 a 1.000 euro. Ricevimento, quindi gestione di tutti i reparti e di tutta la responsabilità economica, dai 900 ai 1.300. Se con esperienza e con clienti fidelizzati, questo aspetto è importante perché nel caso che sia un hotel in cui i clienti sono abituali e quindi in confidenza con il personale, il titolare può decidere di aumentare un po’ la paga per assicurare lo stesso personale e trattamento al cliente che si ripresenta.

Ovviamente se l’hotel non punta sul ritorno degli stessi clienti non vale questo discorso, e sono tanti perché il turismo fidelizzato è una realtà quasi estinta. Specifico che parlo in questi termini della riviera romagnola solo relativamente alla circoscritta realtà degli albergatori, e non riguarda affatto il buon spirito dei romagnoli in genere. Tutti sanno che funziona così.

Penso che accuserei i dipendenti dell’ispettorato del lavoro di una ottusità che non credo gli appartenga, penso che provino qualche volta a spaventare con delle multe ma che quando si chiudono le porte degli hotel alle spalle sanno di avere a che fare con un sistema malsano e una situazione più grande di loro.

Quale situazione è questa? Quella di ordinaria, implicita, accettata illegalità all’italiana. Se non lavori tu a queste condizioni, lo farà qualcun’altro.

Non sono una fan del reddito di cittadinanza e in generale dello Stato assistenziale, ma ritengo che almeno forse un buon risultato c’è stato ed è stato quello, mi auguro, di gettare un occhio di bue su un microcosmo lavorativo degradato, lavori forzati per arricchire i pochi, senza discutere della qualità della famigerata accoglienza romagnola e di quanto ci perde in credibilità stagione dopo stagione.

La cosa buffa è che quando si conclude la stagione, anche se involontariamente si fanno sfuggire che non si sono poi così impoveriti, buttano là delle cifre, magari chiacchierando tra loro, e tu sai che è la metà di quello che hanno realmente guadagnato. Lo sai perché conosci le spese e le entrate, di tutti i tipi.

Concludo prendendo in prestito le parole di una lungimirante e geniale canzone: sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi a far promesse senza mantenerle mai se non per calcolo,il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile, la posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere e non far partecipare nessun altro nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro, niente scrupoli o rispetto verso I propri simili. Perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili.

di Anna Serao

dall’Espresso

*Anna Serao non è il vero nome della persona che ci ha scritto questa lettera. E che ci ha chiesto di proteggerne l’anonimato per non incorrere in ritorsioni sul luogo di lavoro.

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