Estrema-destra e movimento antifascista negli States – Intervista a Mark Bray

Mark Bray è un ricercatore universitario, attivista anarchico e antifascista nordamericano, ha appena pubblicato negli Stati Uniti “the Anti-Fascist Handbook”.

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1) Storicamente, qual è il peso del variegato arcipelago dell’estrema-destra nella società americana?

Dipende da come definiamo l’estrema-destra. Certamente fino alla nascita del movimento per i diritti civili degli anni ’60 una esplicita supremazia bianca era la norma in metà del paese. In questo senso in quegli anni la politica che noi oggi riteniamo di estrema destra era sostanzialmente dominante. I gruppi esplicitamente neonazisti erano pochi perché il KKK era la forza più presente in questo ambito. A partire degli anni ’70 si assiste a forme di alleanza tra i neonazisti e i gruppi del Klan.

2) Gli Stati Uniti hanno davvero fatto i conti con la schiavitù e la guerra civile o queste sono ferite ancora aperto come i fatti recenti sembrano dimostrare?

In effetti gli USA non hanno mai fatto i conti con l’eredità della schiavitù e della guerra civile. Alcuni studiosi sostengono infatti che stiamo vivendo in “un oltretomba della schiavitù” perché gli afro-americani continuano a soffrire gli effetti economici, politici e culturali di questa istituzione centenaria. Tutto questo è chiaramente messo in luce dal conflitto sulla distruzione dei monumenti della Confederazione, in cui è essenziale ricordare che la maggior parte di questi monumenti sono in realtà stati costruiti durante l’epoca delle lotte per i diritti civili, negli anni ’60, per supportare Jim Crow.

3) Qual è la relazione tra il Partito Repubblicano e i movimenti di estrema destra?

Prima dell’epoca dei diritti civili il partito di Jim Crow e del KKK era quello democratico, mentre il Partito Repubblicano era quello di Abraham Lincoln e dell’abolizione della schiavitù. La situazione si è ribaltata negli anni ’60 quando i razzisti del Sud hanno abbandonato i democratici per aver sostenuto alcune misure in favore dei diritti civili. Ironicamente oggi molti repubblicani di destra cercano di evocare la storia dell’opposizione del loro partito alla schiavitù per dimostrare di essere i veri antirazzisti.
In ogni caso, da quando i due partiti si sono scambiati le posizioni c’è sempre stata una forte connessione tra il Partito Repubblicano e l’estrema-destra, nonostante ci fosse una parte di questa che ha iniziato a opporsi all’intero governo degli Stati Uniti che non era più il garante ufficiale della supremazia bianca del Sud. Questa è stata l’origine del movimento della milizia e di attacchi terroristici come quello di Timothy McVeigh contro il palazzo federale a Oklahoma City nel 1995.

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4) L’amministrazione Trump ha segnato un punto di svolta in queste relazioni?

Recentemente questi legami si sono fatti più saldi e molti di quelli che odiavano il governo federale hanno iniziato a vedere in Donald Trump il loro nuovo leader. All’interno della direzione del Partito Repubblicano molti si oppongono (tiepidamente) a questa nuova influenza dell’estrema-destra, ma la accettano finché il loro candidato resta al potere. Trump inizialmente si è rifiutato di disconoscere un ex-leader del KKK, ha detto che la maggior parte dei messicani sono razzisti, etc. Negli ultimi tempi, dopo la manifestazione del white power a Charlottesville dove Heather Heyer è stata uccisa da un fascista, ha detto che c’erano persone per bene in “entrambe le parti” della protesta.
Inoltre, elementi importanti delle teorie del nazionalismo bianco si mostrano in maniera leggermente velata nel partito. L’opposizione all’immigrazione e alle politiche affermative e l’idea che i bianchi cristiani siano il settore della popolazione più perseguitato del paese derivano direttamente dal pensiero nazionalista bianco.

5) L’esplosione delle mobilitazioni antifasciste degli ultimi mesi negli Stati Uniti è una novità?

Sì e no. Dalla fine degli anni ’80 fino ai primi 2000 l’antifascismo militante negli USA era soprattutto dominato dall’Anti-Racist Action (ARA) che è arrivata a contare centinaia di gruppi in tutti gli Stati Uniti, in Canada e persino qualcuno nell’America Latina intorno alla metà degli anni ’90. L’ARA, comunque, non ha mai ricevuto l’attenzione che sta ricevendo il movimento antifascista oggi negli USA. Questo tipo di organizzazioni hanno avuto una fase calante alla fine degli anni 2000: solo pochi nuovi gruppi si sono formati in questo periodo, come ad esempio il Rose City Antifa a Portland nel 2007 (attualmente il più vecchio gruppo antifa degli USA) e il New York City Antifa nel 2010.
Nonostante ci fossero pochi gruppi, il loro numero è esploso all’inizio della campagna di Trump e con la sua vittoria, quando molte persone hanno dovuto confrontarsi con un’estrema-destra rinvigorita.

6) Com’è composto l’universo antifascista americano?

Dodici gruppi antifa fanno parte del Torch Network mentre molti altri sono autonomi. In generale la maggior parte degli antifa americani sono anarchici o antiautoritari in maniere differenti. C’è anche una organizzazione chiamata Redneck Revolt: è un gruppo antirazzista rivoluzionario che scende in piazza coi fucili per garantire l’autodifesa contro l’estrema destra. Il termine “redneck” (bifolco) è diventato un termine denigratorio per definire una persona bianca e povera, che abita nelle zone rurali e per questo uno degli obiettivi di Redneck Revolt è riappropriarsi di questa parola per allontanare dalla destra i conservatori bianchi della classe operaia che posseggono armi e spingerli a sinistra. E stanno avendo qualche successo.
Esiste anche il General Defense Committees (GDC) del sindacato Industrial Workers of the World (IWW). Utilizzano il sindacato per organizzare un movimento antifascista che sia anche anticapitalista composto dalla classe operaia. Ci sono anche altre formazioni simili collegate ai sindacati e ci sono anche altri gruppi armati antirazzisiti e antiomofobi.

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7) Il movimento antifascista americano come si confronta con la violenza?

Lo spettro di una presenza nelle strade di militanti di estrema-destra è un’esperienza nuova per la sinistra americana dato che prima della vittoria di Trump non esisteva da decenni. Per questo il processo di costruzione di una risposta è in evoluzione: alcuni gruppi portano le armi, altri usano scudi, spray al peperoncino, etc. Il 20 Gennaio, il giorno dell’insediamento di Trump, i fascisti hanno sparato e colpito allo stomaco un antifascista di nome Hex all’Università di Washington. Fortunatamente è sopravvissuto, ma indubitabilmente la diffusione delle armi da fuoco rende l’intera equazione molto più pericolosa.
Un’altra grande preoccupazione è la violenza dello Stato. Stanno emergendo delle prove che dimostrano come le autorità abbiano iniziato a classificare gli antifa come terroristi interni e per poter sopravvivere il movimento deve prendere questa situazione molto seriamente.

8) L’uomo bianco impoverito e incazzato è un problema trasversale a tutto l’Occidente. L’Europa continentale, già tra gli anni ’20 e ’30 ha prodotto i regimi di destra come reazione a uno stato di “crisi” e paura da parte della borghesia. I paesi anglo-sassoni hanno dimostrato di avere anticorpi più forti. È ancora così?

Certamente la minaccia dell’estrema-destra negli Usa e in Gran Bretagna non è la stessa che in Italia o in Grecia, per esempio. Nonostante questo, però, l’eredità del suprematismo bianco in tutte le sue forme è profondamente radicata e molto pericolosa negli Stati Uniti. In una generazione o due la maggior parte degli americani sarà “non bianca”: i “valori tradizionali” stanno scricchiolando e c’è la paura che ci possa essere una reazione prima della scomparsa dei vecchi USA. Questo è il motivo per cui gli antifascisti si impegnano così tanto a mantenere l’estrema-destra minoritaria e isolata: anche se piccola, infatti, può essere molto pericolosa. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.

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9) Una società completamente multietnica, anche nelle sue strutture militari e repressive, come fa i conti con una presidenza apertamente filo-razzista?

Buona domanda. In generale poche persone non bianche hanno votato per Trump (anche se qualcuna lo ha fatto), ma nonostante la maggior parte degli americani non lo appoggi molti semplicemente aspetteranno le prossime elezioni per farlo cadere. Malgrado tutti i discorsi dei liberali e dei progressisti su #TheResistance, la maggior parte degli americani per ora non è interessata a resistere. Più in generale, comunque, sembra che la presidenza Trump possa danneggiare seriamente la capacità del Partito Repubblicano di espandersi oltre la sua base bianca e rurale nelle prossime elezioni perché è sempre più chiaro che sia il partito di un razzismo dichiarato (ovviamente i democratici sono il partito di un razzismo sottotraccia nel loro supporto alla polizia, al sistema carcerario, etc.).

10) L’immaginario patriottico “di sinistra” che ha visto gli Stati Uniti già impegnati e vincitori contro il nazismo negli anni ’40 viene utilizzato?

Alcuni a sinistra lo utilizzano, ma personalmente io e la maggior parte degli antifa non lo facciamo poiché ha una forte connotazione patriottica e militarista. Ciò nonostante questa parte della storia del paese ha permesso a molti di simpatizzare con l’antifascismo militante.

11) Qual è il tuo parere sulla presa di posizione di Chomsky che ha dichiarato che le mobilitazioni antifasciste non fanno altro che dare visibilità ai razzisti?

Io ho grande rispetto di Noam Chomsky e delle sue opinioni, ma in questo caso il suo commento mostra una scarsa conoscenza delle esperienze di antifascismo militante del secolo scorso. Nel mio libro Antifa: The Anti-Fascist Handbook ho raccolto molti esempi di come gli antifa abbiano fermato sul nascere molte formazioni di estrema-destra. Gli antifa che ho intervistato hanno condiviso moltissime storie in cui i leader neonazisti sono stati costretti a trasferirsi, a cambiare lavoro, a nascondere la propria identità, a organizzare i propri eventi sotto falso nome, fino ad incontrare serie difficoltà anche a organizzare una piccola riunione. Inoltre alcuni esempi come i successi della Anti-Nazi League contro il National Front in Gran Bretagna o l’opposizione al neonazismo in Norvegia negli anni ’90 mostrano che l’estrema-destra è pronta a crescere se non incontra opposizione: il fascismo non cresce semplicemente attraverso la visibilità, ma diventa un movimento attraverso la creazioni di sedi, vendendo giornali, organizzando eventi culturali, offrendo servizi, etc. L’antifascismo militante è un potente strumento per fermare questo processo e per evitare che il fascismo possa essere normalizzato.

12) L’opposizione all’estrema-destra negli Stati Uniti si definisce antifascista: tu ritieni che questo tipo di destra possa essere definita fascista o è essenzialmente un’espressione del suprematismo bianco?

Negli Stati Uniti c’è uno strano miscuglio di diverse ideologie politiche disgustose: la maggior parte, se non la totalità, dei gruppi fascisti è suprematista e la maggior parte dei gruppi suprematisti sono ultra-autoritari ed essenzialmente fascisti, anche se non si definiscono esplicitamente tali. Ovviamente alcuni di questi gruppi non corrispondono ad una definizione di fascismo da manuale, ma certamente hanno tutte le caratteristiche, per me, per essere considerati parte di un più ampio movimento fascista.

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