Europa – Secondo shock, potrà bastare?

Allo shock economico e finanziario del 2008, l’Unione Europea ha risposto con una esacerbata politica di austerità. La vittima sacrificale è stato un paese dell’Europa meridionale: la Grecia.

Ora viviamo giorni altrettanto difficili; un secondo shock causato dal virus Covid-19. Tra i paesi dell’Occidente l’Italia è quello che ha subito per primo il contagio su vasta scala, ma a seguire tutti i paesi d’Europa hanno visto aumentare i contagiati dal virus e i morti.

Sono state prese misure costrittive nei riguardi della popolazione e interventi economici a sostegno delle imprese e dei lavoratori in una situazione di scuole chiuse, strutture ospedaliere nello stato di emergenza, traffici e commercio bloccati.

L’Unione Europea ha preso tardi i suoi provvedimenti riguardo alla chiusura parziale delle frontiere e all’allentamento del Patto di stabilità. Anche la Bce è arrivata in ritardo e in modo maldestro alla decisione di lanciare un quantitative easing da 750 miliardi di euro di titoli.

Il Consiglio Europeo, riunito in videoconferenza, aveva l’obiettivo di affrontare la crisi da coronavirus e giungere ad un’intesa sugli interventi necessari. Ma la conclusione é stata rinviata di due settimane per definire un accordo valido per tutti. Nel Consiglio si sono riproposte le divisioni già viste durante la crisi del 2008: i paesi del Nord Europa fare blocco per mantenere la linea del rigore e quelli del Sud a richiedere più condivisione.

La novità è data dal fatto che mentre nel 2008 la Grecia si era trovata isolata ed aveva dovuto subire il diktat del debito e dell’austerità, oggi nel 2020 i paesi che si contrappongono al rigore sono aumentati, ci sono: Italia, Spagna, la titubante Francia e la piccola Irlanda.

Lo storia insegna che i totem religiosi e ideologici sono duri a morire. Lo scontro tra i paesi dell’Unione Europea entra in una nuova fase; crisi sanitaria, economica, politica; insieme minano la fiducia dei cittadini e quella del sistema.

Perdita di vite, di introiti, di lavoro, di relazioni. Un’epidemia che ha fermato quasi tutte le attività, che ha colpito tutti i continenti, non si può affrontare con la mentalità ristretta della politica tedesca. Occorre una visione adeguata ai tempi, occorre un investimento politico e finanziario capace di risollevare il paese, tutti i paesi. Senza un intervento adeguato all’epidemia succederà la recessione e dopo ancora la depressione.

 

 

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