Francia – Approvata la Loi Travail

code-travail_0_730_501Alla fine è successo.
Il governo socialista del tandem Hollande-Valls è riuscito a far approvare la contestatissima Loi Travail. Una misura che tanti definiscono un Jobs Act in salsa francese.
Pur di ottenere l’approvazione della misura sul mondo del lavoro il governo socialista è ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione che consente di far passare la legge senza il voto del Parlamento.
Sulla vicenda della Loi Travail è la terza che Valls fa ricorso all’articolo 49.3 in modo da bypassare completamente il dibattito e le contestazioni parlamentari.

L’approvazione è arrivata in una Francia prostrata dalla carneficina di Nizza (84 morti e più di 300 feriti) del 14 Luglio che ha fatto crollare l’ondata di ottimismo seguita al fatto che gli apparati di sicurezza fossero riusciti a far svolgere senza attentati gli Europei di calcio (nonostante le tensioni sociali e quelle tra tifoserie).
Il governo ha immediatamente esteso lo stato d’emergenza. Una misura fortissima che tenta in ogni modo di soffocare il dibattito e l’agibilità politica nel paese transalpino.
A questa situazione vanno ad aggiungersi le tensioni nelle banlieues di Parigi dopo la morte del giovane Adama Traoré durante un fermo di polizia.

Le lotte sociali contro la Loi Travail sono iniziate a Marzo quando era stata presentata una prima versione, ancora più dura, della legge.
Dopo un trattativa la legge è stata “alleggerita” portando alla sua accettazione da parte del sindacato “riformista” CFDT.
Il maggiore sindacato di Francia, la CGT, si è però schierata contro il progetto.
Ne sono seguite 12 giornate di mobilitazione nazionale che hanno visto, seppur con mille contraddizioni, una forte sinergia tra forze sindacali e movimento degli studenti e dei precari.
Si è assistito al blocco dei porti, delle centrali elettriche e delle centrali nucleari.
Le Forze dell’Ordine hanno dovuto spesso intervenire per sciogliere i blocchi degli scioperanti.
Le attenzioni dei media, come al solito, sono andate tutte agli scontri di piazza, ma l’elemento più importante è stato che la base sindacale ha mostrato comportamenti di lotta estremamente radicali che in qualche modo hanno trovato legittimazione politica da parte della CGT e simpatia e appoggio di una larga fetta della popolazione.
A questa simpatia ha contribuito anche il discredito e l’impopolarità in cui versa la presidenza Hollande.
Nonostante la forza delle mobilitazioni, in tutto e per tutto simili a quelle che, nella Primavera del 2006 bloccarono una manovra simile voluta dal governo di destra (all’epoca il progetto si chiamava CPE – Contrat première embauche) la Loi Travail è stata approvata, sintomo evidente che, in Francia come in Italia, là dove non sono riusciti i governi di destra (vedi la durissima battaglia del 2002 sull’articolo 18 e contro il governo Berluconi) riescono i governi di “sinistra” ormai ridotti a meri esecutori delle politiche neo-liberiste.

L’aspetto più controverso della Loi Travail è l’articolo 2.
Una disposizione che introduce la possibilità, da parte delle aziende, di oltrepassare i contratti nazionali per far vincere il ruolo della contrattazione aziendale e interna.
Contrattazione aziendale che spesso e volentieri, vista la debolezza sindacale sui territori, tenderà a rendere peggiorativi gli accordi.
Un altro elemento è la semplificazione dei licenziamenti economici.

Una legge in tutto e per tutto simile al Jobs Act di renziana memoria.
Concentrati nella richiesta di maggiore sicurezza, i cittadini europei continuano dunque a perdere diritti.

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