L’incompetenza di Trump porta a una nuova Grande Depressione

Trump si preoccupa solo della sua rielezione e quindi vorrebbe che l’economia riprendesse al più presto a funzionare normalmente, ma la realtà è che gli Usa sono sulla strada di una nuova Grande Depressione, perfino più devastante di quella del 1929.

Sullo schermo compare un uomo in divisa che mostra prima una sciarpa, poi un fazzoletto e infine una t-shirt nera. La piega accuratamente, poi la piega un’altra volta e un’altra ancora.

Infila due elastici alle due estremità, assicurandosi che siano ben fissati alla maglietta, poi si mette quella specie di sciarpa sul viso e tende gli elastici dietro le orecchie: ecco fatta la mascherina casalinga che dovrebbe proteggere gli americani dal coronavirus. Benvenuti nell’ufficio del Surgeon General degli Usa, il portavoce del governo federale in materia di sanità.

Il viceammiraglio Jerome Adams si presenta in alta uniforme, con tutte le sue decorazioni, le bandiere dei servizi medici dell’esercito e della marina dietro di lui, come si conviene al suo ruolo. La carica fu istituita nel 1871 e ha non poco peso politico: parecchi predecessori di Adams fecero infuriare i loro presidenti esprimendosi in pubblico contro il fumo o per l’educazione sessuale.

Non è certo il caso di Adams, che nel video diffuso dal Center for Disease Control interpreta perfettamente l’approssimazione, l’incompetenza, il cinismo dell’amministrazione Trump nella gestione della pandemia. Benché qualunque farmacista dell’Alaska o di Puerto Rico vi possa dire che le mascherine casalinghe non servano a nulla, se non a dare un falso senso di sicurezza a chi le indossa, anche il sindaco di New York Bill De Blasio ha fatto raccomandazioni analoghe: ieri sera erano circa 2mila i morti in città, con una progressione rapidissima della pandemia in tutto lo stato.

Nel complesso degli Usa si registravano oltre 300 mila casi di contagio, con più di 8 mila morti. Per settimane Trump aveva minimizzato il problema, affermato che si trattava di «poco più di un raffreddore», oppure di un «virus cinese», o anche di un «complotto dei democratici». Ci sono voluti decine di migliaia di casi di contagio e, soprattutto, la scomparsa di 10 milioni di posti di lavoro in due settimane per fargli cambiare idea. E ancora ieri il presidente affermava che indossare mascherine fuori casa è una scelta, non un obbligo, e che lui non l’avrebbe indossata.

In realtà la crisi è diventata veramente una crisi solo nella settimana dal 23 al 27 marzo quando, lunedì 23, l’indice Dow Jones aveva toccato quota 18.308, ovvero 11.000 punti in meno rispetto al suo record del 20 febbraio: in un mese si era volatizzato il 38% dei valori azionari americani. Poi erano arrivate le promesse di un megasalvataggio dell’economia ad opera della Federal Reserve e del Congresso e, martedì 24, la borsa era risalita del 10%, a cui era seguita un’altra brillante performance il mercoledì e un’ulteriore crescita il giovedì, quando il Dow Jones aveva toccato quota 22.500.

Questa settimana Wall Street ha tentato di risalire ma le terrificanti mappe del contagio e le previsioni sul numero dei morti hanno sufficientemente spaventato gli operatori per far chiudere le contrattazioni venerdì a quota 21.052.

Il video di Adams mostra come in realtà nessuno sappia che pesci pigliare, nemmeno il prestigioso Center for Disease Control. Tutti capiscono che la pandemia si sta sviluppando a velocità impressionante, che tra pochi giorni il sistema ospedaliero di New York collasserà e che è solo questione di tempo prima che il conto dei morti superi quota 100 mila, forse 200 mila.

Trump si preoccupa solo della sua rielezione e quindi vorrebbe che l’economia riprendesse al più presto a funzionare normalmente ma la realtà è che gli Usa sono sulla strada di una nuova Grande Depressione, perfino più devastante di quella del 1929.

di Fabrizio Tonelli

da il Manifesto del 5 aprile 2020

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *