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Covid19 – No, non è andato tutto bene

Redazione_Mim

Italia

Mia mamma ha i primi sintomi il 20 marzo. Lavora come operatrice socio-sanitaria in una RSD, quel giorno è di riposo, si prova la febbre a casa e ha 37,5. Il 21 marzo chiama la guardia medica per richiedere il certificato e la visita domiciliare, in quanto la comunicazione della Regione Lombardia e del Governo è quella di rimanere a casa se si ha la febbre uguale o superiore a 37,5. La risposta ricevuta è di recarsi direttamente alla loro sede ambulatoriale, incuranti di qualsiasi regola istituita per contenere il contagio. Le danno solo due giorni di malattia, consigliandole di sentire in seguito il suo medico di famiglia per eventuali giorni in più. Tra il 22 e il 26 marzo mia madre continua ad avere la febbre fino a 38,6 con assenza di gusto e olfatto. Dal 27 marzo fortunatamente la febbre comincia a calare fino a 37,2. La sintomatologia viene curata con Tachipirina su prescrizione esclusivamente telefonica del medico curante.

Durante questi giorni di malattia la persona che si prende cura di mia madre è mio padre, un uomo di 75 anni senza particolari patologie ma che due anni fa aveva avuto una lunga polmonite. Il medico curante, già a conoscenza dello stato di salute dei miei genitori avendoli in cura da diverso tempo, raccomanda l’isolamento domestico e la limitazione dei contatti tra di loro, difficilmente attuabile in un appartamento di piccole dimensioni e con tutte le difficoltà date dalla mancanza di adeguati presidi sanitari, più volte propagandati dalla Regione Lombardia e invece non ancora forniti dal sistema sanitario regionale.
Nonostante il medico curante abbia richiesto il tampone non arriva nessuna risposta, nessun supporto medico né una soluzione per separare temporaneamente i miei genitori. Vengono letteralmente lasciati da soli in casa con il virus.
Inizialmente provano a fare i “separati in casa”: dormono in stanze diverse, cercano di stare sempre con le mascherine, tengono gli asciugami in due punti diversi del bagno e lavano tutto in lavastoviglie. Purtroppo tutto questo non basta e mio padre inizia ad avere la febbre il 28 marzo. E’ lui stesso a dirmelo al telefono mentre sono occupata a fare loro la spesa. Io scoppio in lacrime, sono spaventata. Mio padre cerca di consolarmi dicendomi che visto come è andata a mia madre, anche a lui sarebbe passato tutto in una decina di giorni…io provo a crederci e smetto di piangere.
Tra il 29 e il 31 marzo la temperatura di mio padre comincia a salire fino a 38,7. Anche in questo caso la terapia prescritta, esclusivamente al telefono, è costituita da Tachipirina e Plasil per combattere il senso di nausea. Tra i sintomi non si rileva tosse, ma un continuo abbassamento della voce che viene imputato alla stanchezza e alla spossatezza provocata dall’infezione. Continua senza sosta e senza esito la richiesta di tamponi per acclarare la natura della malattia ed eventualmente poterla gestire evitando il suo possibile aggravarsi. Il primo di aprile facciamo la prima chiamata al 112 , su suggerimento del medico, perché la temperatura continua a salire e mio padre è sempre più debole. La chiamata porta ad uno screening telefonico con l’indicazione di trattenere il respiro e contare fino a 10. Non ritengono necessario nessun intervento, né propongono indagini più approfondite. Lasciano nuovamente da soli i miei genitori ad affrontare un nemico invisibile e insidioso.
Il giorno dopo la salute di mio padre si aggrava ulteriormente e la febbre arriva a 39,5: mia madre estremamente preoccupata chiama di nuovo il 112 per avere supporto medico ma la domanda che le fanno è sempre la stessa: “Il signore ha problemi respiratori?”. Così anche la seconda volta dal 112 non riusciamo ad ottenere l’attenzione e la cura per un uomo che sta ormai lottando tra la vita e la morte. Il 3 aprile la temperatura continua ad essere alta, mia madre chiama per l’ennesima volta il medico di base che le prescrive un antibiotico, senza alcuna visita medica sul paziente. In mattinata arriva tramite corriere un saturimetro che i miei parenti DA ROMA hanno comprato e spedito, in quanto estremamente preoccupati e consci del fatto che al di là dei problemi respiratori, con questo virus è assolutamente necessario tenere sotto controllo la saturazione di ossigeno nel sangue. Cosa che invece durante le chiamate con il 112 non è mai stata presa in considerazione o anche banalmente accennata. Mia madre con estrema paura prova ad utilizzare questo apparecchio. Non sapendo bene come interpretare i due numeri che vengono fuori richiama l’operatore del 112, che dopo aver ascoltato i valori rilevati invia un’ambulanza che arriva in 10 minuti e dopo una prima visita decidono di ricoverarlo d’urgenza. Mio padre viene così calato dal balcone con una difficilissima operazione da parte dei Vigili del Fuoco, perché sulle scale del palazzo sono state lasciate le impalcature per la costruzione dell’ascensore e da lì la barella non riesce a passare. Dopo ore riescono a metterlo sull’ambulanza e a portarlo al San Paolo di Milano. Prima di andare via mio padre chiede a mia mamma di mettergli le scarpe in un sacchetto perché lui ci credeva che sarebbe tornato a casa sulle sue gambe. Insieme alle scarpe si porta dietro i vari documenti e il cellulare, che mai utilizzerà per contattarci, evidentemente perché troppo debole.
In ospedale gli fanno il tampone a cui risulta positivo. Viene così trasferito al reparto di malattie infettive. Dal 4 al 7 aprile mia madre viene aggiornata dai medici di turno con brevi telefonate. Ci dicono che mio padre è sotto casco di ossigeno, alternato alla maschera. Ci dicono che la febbre rimane alta ma che l’ossigenazione costante tiene la saturazione sotto controllo. Ci dicono che è stabile, che dobbiamo sperare, ma anche prepararci al peggio…la versione varia a seconda del medico che chiama. Al secondo giorno di somministrazione del medicinale sperimentale dicono che non sta reagendo, cosa che mi sembra particolarmente strana da dire dopo solo due giorni di cura. Uno dei polmoni di mio padre è compromesso dall’infezione e l’altro fa fatica a funzionare doppiamente, ma continuano a dire che è stabile, non migliora e non peggiora.
L’8 aprile verso le 13.30 mia mamma viene chiamata dall’ospedale e mi aggiunge alla telefonata con la dottoressa di turno che ci comunica che mio padre è deceduto.
In soli 12 giorni di malattia, dopo 3 chiamate al 112, svariate chiamate al medico di base e al call center della Regione Lombardia, dopo appena 5 giorni di ricovero in ospedale, mio padre ci ha lasciati e non è più potuto tornare a casa sulle sue gambe e con le sue scarpe.

La telefonata con la dottoressa è stata molto breve e nella difficoltà di accettare una notizia simile abbiamo chiuso la comunicazione senza pensare di chiedere come muore esattamente una persona sotto ossigeno. L’ospedale non ci ha più chiamati per spiegarci precisamente cosa è successo. Nonostante abbia richiesto la cartella clinica il giorno dopo, ad oggi non sono ancora riuscita ad ottenerla per sapere esattamente la causa del decesso. So solo che mio padre, un uomo di 75 anni con un evidente stato di polmonite avanzata, non è MAI stato messo in terapia intensiva.
In questo momento estremamente doloroso per una figlia, assalita dai sensi di colpa sapendo che mio padre è morto da solo e spaventato, trovo la forza di concentrarmi su mia madre, che deve rimanere in quarantena a casa da sola nel momento più doloroso della sua vita.
Inizio a chiamare compulsivamente il 112, il 118, il numero verde della Regione e il medico di base per avere risposte e un tampone immediato per mia madre, in quanto malata e sicuramente venuta in contatto con una persona positiva. Ci dicono che dovrebbe avere un canale preferenziale, anche perché operatrice sanitaria, ma il rimbalzo delle responsabilità di chi deve materialmente farle questo tampone sembra una voce registrata che si ripete all’infinito.
Il 112 dice che è il medico di base a doverlo richiedere, oppure il direttore sanitario della sua struttura. Il medico di base dice che è responsabilità di ATS o dell’ospedale e che lui non può assolutamente farlo. Il direttore sanitario continua a chiamare ATS ma nessuno risponde al telefono. Gli ospedali fanno il tampone solo ai pazienti ricoverati in situazioni già critiche (ancora oggi mi chiedo quale sia la logica, se il tampone serve proprio per individuare i malati prima che siano all’ultimo stadio). Ultima notizia dalla Regione Lombardia: mancano i reagenti, dobbiamo aspettare!
Aspettare…aspettare…
Dopo ben 33 giorni dal primo sintomo e 15 dalla morte di mio padre, mia mamma riesce finalmente a farsi fare il primo tampone, a cui risulta positiva, solo ed esclusivamente grazie alla battaglia del suo direttore sanitario per ottenere i tamponi per i suoi pazienti e per i suoi dipendenti. Da quel momento ATS decide di contattarla, sapendo SOLO ALLORA della sua esistenza, così come la Polizia per registrarla nel loro data base. Ormai mia mamma si trascina una lieve febbre da settimane ma non ha altri sintomi, le uniche cose che riescono a dirle al telefono sono di restare a casa e di stare tranquilla…ma come fa una donna malata, che ha appena perso il marito per lo stesso male, e che sta vivendo da sola il suo dolore (perché io non posso materialmente entrare in casa), a stare tranquilla? Come può lo Stato lasciare le persone così da sole, abbandonate a loro stesse? L’unica consolazione di mia madre, oltre alla rete familiare che continua a chiamarla cercando di farle compagnia, è una psicologa volontaria che contatta tutte le persone che hanno subito un lutto, recuperando i numeri direttamente dall’ospedale. Le telefona una volta alla settimana.
Ad aggiungersi al dolore del lutto e ai sensi di colpa per non aver mentito al 112 dicendo che mio padre aveva problemi respiratori (cosa siamo costretti a fare!?) intorno a mia mamma nel suo palazzo si crea una rete di indifferenza e di isolamento per paura del contagio. Viene trattata come un’appestata, un essere che deve rimanere rinchiuso senza far pesare il suo dolore, viene addirittura aggredita verbalmente e fisicamente dalle sue stesse vicine di casa perché accusata INGIUSTAMENTE di passare l’aspirapolvere alle 2 di notte e perchè considerata “pazza”. Anche il semplice gesto di buttare la spazzatura (con guanti e mascherina ffp2) suscita polemiche e nonostante non sia contro le direttive di ATS, a mia madre viene impedito di farlo. Sono io ad occuparmene quando vado da lei a portarle la spesa.
A questo punto nella mia testa si accumulano un milione di domande e di se…

Io resto a casa, ma se è proprio in casa mia il virus? Lavarsi le mani, indossare mascherine, restare a non meno di 1 metro di distanza, gestire i pazienti da casa… Ma come fanno dei semplici cittadini malati e impauriti a gestire la profilassi per la protezione dei parenti sani durante l’isolamento domestico? Come fanno a trovare quel minimo di serenità necessaria a curarsi quando la maggior parte del tempo la si passa cercando di ottenere risposte che non arrivano mai?

Se avessero fatto i tamponi ai miei genitori, subito dopo i primi sintomi di mia madre, mio padre sarebbe ancora vivo?? Sarebbero riusciti a curarlo al meglio? Perché la Regione Lombardia ha fatto così pochi tamponi se per contrastare una pandemia è necessario avere i dati reali dei contagiati?? Come si fa a curare la gente in questo modo??

“Non recatevi al pronto soccorso ma chiamate il 112”…per due volte siamo stati ignorati! Se fossero arrivati prima mio padre si sarebbe salvato??? Bisogna arrivare al punto di dover mentire, dicendo di avere problemi respiratori??? Dobbiamo arrivare a comprarci da soli i saturimetri?? Perché omettere un dato tanto rilevante come la saturazione del sangue??
Perché hanno puntato solo sugli ospedali e non sui medici di base? Perchè nessuno è venuto a visitare i miei genitori??? Come si fa a curare al meglio una persona malata di COVID, che ha 75 anni e 39 di febbre per telefono???
Sono consapevole che la mia storia assomiglia purtroppo a tante altre che sono successe in questi mesi. Provo solo tanta rabbia e dolore, perché sono convinta che potevano essere evitate.

Mio padre era un uomo e un artista meraviglioso, mi manca immensamente.

Chiara Giordana

88 commenti

  1. L’unica è denunciare non solo sul web ma presentando un esposto*, più persone presenteranno esposti esponendo fatti simili e più l’azione sarà incisiva. Malgrado tutto siamo ancora uno Stato di diritto, afffidiamoci a esso insieme alle parole scritte e lanciante nel web.

    *L’esposto è l’esposizione, fatta all’autorità di pubblica sicurezza, di fatti che non costituiscono ancora un reato, ma che sono al limite del lecito.

  2. Mi dispiace immensamente per tutto quello che avrete passato…
    A questo punto…credo fermamente che si sarebbe dovuto MENTIRE,e dire che era in crisi respiratoria…
    Cosa ne sanno loro TELEFONICAMENTE!!!
    Chiamare il 112 e non recarsi al Pronto Soccorso.. ecco….
    A questo punto ti OBBLIGANO LORO AD ANDARE AL PRONTO SOCCORSO!!!
    Vergognoso che non ti danno retta e che ti lasciano così…in balia del caso più totale!!!!😡😡😡
    Che il karma gli si rivolti contro!
    Un abbraccio a te e tua mamma..un saluto al tuo dolce papà ❤️

  3. Non possiamo accettare tutto questo. Quanto è accaduto a lei e ad altri è inimmaginabile nella nostra tanto nominata sanità lombarda. Qualcuno deve pagare il prezzo di queste morti assurde. Non c’è nessuna scusa i protocolli dovevano essere pronti già a gennaio … chi conta sapeva che sarebbe arrivata anche qui la pandemia.
    Mi spiace tantissimo per quello che è successo al suo papà e capisco il suo senso di impotenza. Forse siamo troppo onesti per mentire …
    un abbraccio

  4. Terribile…! Siamo al limite dell’omicidio colposo per omissione di soccorso! Devi denunciare tutto in procura, altrimenti nessuno pagherà 🙏🏻

  5. Bisogna ribellarsi e se non vengono a prenderti con l’ambulanza… andare contro le prescrizioni e andare in pronto soccorso da soli. Quando i pronto soccorso si troveranno le sale d’aspetto piene di malate di covid, forse capiranno che è meglio andarli a prendere in ambulanza piuttosto che ignorarli. E magari capiranno che il sistema non va. Sfortunatamente solo ribellandosi cambiano le cose, a volte…

  6. Grazie per la lucida ed accorata testimonianza che hai dato nonostante la rabbia e il dolore; un atto di civile denuncia e appassionata protesta di cui questa società ha molto bisogno per non coltivare l’indifferenza. Anche se non ti conosco partecipo al tuo immenso dolore con solidale empatia.

  7. La tua testimonianza è commovente. Ti faccio le condoglianze per la perdita del tuo amato papà e un mare di auguri per tua madre e auguro a te di ritrovare la serenità e, al più presto, l’abbraccio fisico di tua madre. Voglio solo aggiungere che io vivo a Salerno e, dalle testimonianze dirette e indirette di amici e conoscenti, so che non si è proceduto così, ma anche a chi, in età non avanzata e avendo avuto contatto con contagiati, è stato subito fatto il tampone. Ancora tanti, tanti cari auguri. Non abbatterti, fallo per te, soprattutto, e per tua madre.

  8. Piango, non riesco a smettere. Vorrei abbracciartie abbracciare tua madre. Sono un infermiere e lo è anche mia moglie. Finora ce la siamo cavata anche se mia moglie è stata positiva. Lei in isolamento ,io in quarantena con due figli in casa di 16 e 13 anni. Abbiamo vissuto il terrore. Per fortuna dopo un mese ora ne siamo fuori. Come potrei non capirti?
    Però penso ,e spero, che qualcuno paghi per tutto questo. Incapaci, assolutamente incapaci e vomitevoli personaggi . Assassini per incompetenza, dai vertici alla base
    Ti abbraccio chiara mentre continuo a lacrimare. Dai un bacio a tua mamma.

  9. Sono vicino alla tua sofferenza, sono in autista soccorritore in ambulanza e ho trasferito alcuni pazienti sia ancora contagiati che altri che usciti dalla fase di contagio dovevano andare in quarantena presso strutture sanitarie, ebbene a me non hanno mai fatto il tampone ma solo il test rapido. Ho famiglia, sono nonno e mio nipote vive a casa mia, io per 18 giorni non sono rientrato a casa ed ho vissuto nella struttura che funge da centrale della mia società. Ti sono vicino sii forte anzi fortissima per te e soprattutto per tua mamma. A Roma si incita cosi: DAJE, DAJE, DAJE

  10. Mia cara Chiara,come ti capisco,io sono di Torino,anche mio papà,se ne andato così ,con noncuranza dei medici e silenziosamente! Dopo avere lavorato una vita,solo come un cane e senza nemmeno uno straccio di funerale !!

  11. Tengo una historia uguale el 22 de marzo mio marito e morto me lamento tanto per no aver mentito e dire q estaba grave asi veneva l’ambulanza prima e lui sereve vivo ancora aveva 63 anni e era diabetico.

  12. Non ci sono parole per esprimere tutto ciò che provo leggendo questa testimonianza. Mi addolora profondamente. Posso solo abbracciarvi entrambe, e sperare che dove non arrivano organizzazione e logica possa un giorno arrivare la giustizia.

  13. Questo è ciò che succede quando, per anni, il servizio sanitario nazionale viene depauperato di strutture, servizi, attività sul territorio, medici, infermieri, a favore di una sanità privata (e anche pubblica) che guarda al profitto… Il tutto è iniziato quando gli ospedali hanno smesso di chiamarsi ospedali ed hanno iniziato a chiamarsi Aziende…

  14. Gentile amica e connazionale, vorrei esprimere a te e mamma sentite condoglianze. Ti ringrazio per la tua preziosa testimonianza, da rendere pubblica insieme alle altre migliaia di persone alle quali deliberatamente è stato sottratto il diritto alla salute, alla libertà personale e la tutela della famiglia, oltre a quella dello studio, al lavoro. Quello che io e altri vediamo è stato un attacco all’umanità, agli Italiani, in primis alle fasce deboli( anziani bambini, handycappati) e dopo alle altre fasce di età, alla nostra socialità, alla famiglia. Ho 54 anni, sono madre di 3 ragazzi, capo scout, lavoratore autonomo e ho promesso a Dio, a me ai miei figli, a questa nazione vilipesa e calpestata che non tacerò e farò tutto quanto in mio potere per difendere il mio Popolo da tanta brutalità: affinché la morte di tuo padre e di tutte le altre persone non sia stata inutile. Io non dimenticherò né permetterò che dimentichiamo che cosa ci hanno fatto. Un solidale abbraccio a te e mamma. Stefania

  15. Leggendo questa accorata seppur composta testimonianza di chi ha vissuto e sta vivendo tuttora sulla propria pelle le ferite lasciate aperte dalla pandemia, goccia in un oceano di persone che dovrebbero dar voce, e non solo, alle proprie esperienze dirette, mi sento amareggiata ed arrabbiata per come a partire dai vertici: governo, task force, pseudo scienziati, organismi internazionali preposti (OMS) e giù, giu’ nella piramide fino ad arrivare a regione e comune e perchè no mettiamoci pure i ‘media’ per la stragrande maggioranza megafono del potere, che concentrando l’attenzione con falsa retorica pietistica sui morti nelle RSA, sono riusciti a distrarre ed addormentare l’opinione pubblica sulle reali responsabilità in merito alle decisioni errate intraprese da chi ci governa. Ci hanno via, via preso in giro con i loro continui proclami e dichiarazioni, che avevano un solo scopo, racimolare consenso a scopi elettorali, sostenendo tutto e il contrario di tutto, per tentare di farci digerire l’amara pillola che non è tanto quella del virus, ma quella dell’affarismo e degli interessi personali, predominante in tutti i settori financo alla medicina e alla scienza, a scapito della serietà, responsabilità ed efficacia nel condurre e gestire le azioni di contrasto al virus, a partire dalla sanità fino ad arrivare all’economia reale. Così facendo hanno calpestato la dignità delle persone, ma non se ne vergognano benchè minimamente e continuano ‘incontrastati’ per la loro strada, anche godendo molto spesso del consenso popolare.
    Il fardello è stato lasciato completamente sulle spalle del ‘popolo’, rimettendosi al senso di responsabilità individuale. Dimostrazione ne è che lunedì 18 riparte ‘tutto’ dopo due mesi e oltre di semiserio lockdown, che così come è stato condotto, potrebbe rivelarsi non essere servito a nulla, se non ad impoverire larghe fasce di categorie sociali e i cui risultati, contrariamente a quelli del virus che morde giorno su giorno, si vedranno in un prossimo futuro, ma neanche tanto lontano.

  16. Chiara, non ho parole. Posso, forse, immaginare l’angoscia tua e di tua madre, sperando per il meglio, ma temendo il peggio.
    Provo tanta tristezza. E se anche, alla fine di questa tragedia, ci dovesse essere un’inchiesta, se anche colpe dovessero essere attribuite, i nostri cari non ci saranno restituiti, la paura, il sentimento di angoscia impotente resteranno con noi. Come fidarsi ancora delle istituzioni?
    Per quel che può valere, tu, la tua famiglia e la vostra storia mi resterete nel cuore.

  17. Alla Signora Chiara posso da cittadino italiano dare solo
    il mio personale tributo di commozione e compassione cristiana. Io vivo in un’altra regione ma credo che la vicenda del papà (e della mamma) di Chiara sia stata una delle note più dolenti di come la regione Lombardia abbia gestito tanti casi di infezione sottovalutandoli e non intervenendo con tempestività e generosità umana.
    D’altra parte nella stessa Regione abbiamo ascoltato tante storie di eroici interventi in corsia di medici, infermieri e OSS che hanno letteralmente dato la vita per i loro concittadini e connazionali!
    Avanti Chiara….nn sarà facile sopportare questo dolore ma solo con la fede e la preghiera ciò sarà possibile!🙏

  18. Cara Chiara,
    Senti il dolore e la rabbia nelle tue parole e non posso che dirti che mi dispiace tanto per il tuo papa’. Fatti forza per te e per la tua mamma!
    Un abbraccio

  19. Dopo anni dedicati alla ‘ottimizzazione’ e alle convenzioni, questo è il risultato. Lo sfacelo è poi stato completato da un ‘governatore’ che sembrava e sembra, un pugile suonato. Gente buona solo per le inaugurazioni. E gli appalti. Incapaci di altro per definizione. Circondati spesso da mediocri più mediocri di loro. Circondati da pseudo tecnici che sono solo servi. Il colpo di grazia è stato privilegiare la produzione e non la salute. I politici sono la classe più detestata d’Italia, quelli lombardi i peggiori tra i peggiori.

  20. Ciao Chiara , non sai il magone che ci è venuto leggendo la
    Tua profonda e struggente lettera . Non doveva accadere . ricordiamo con tanto affetto il caro amato Carlo

  21. Una testimonianza che sconvolge e inquieta. Siam tutti solidali con questa ragazza che ha perso cosi il padre e con la madre che isolata combatte da sola il lutto e la positività al virus. Quel che sale è un senso di impotenza misto a rabbia e risentimento verso la mala gestione di casi come questo che spesso poteva esser evitata, con più ascolto e rispondenza alle richieste di aiuto. Andrà tutto bene è le cantate sui balconi non le ho proprio digerite, sapendo che spesso in quegli stessi condomini potevano esserci situazioni cosi…. e magari chi ha cantato dai balconi sono quelli che ora isolano volutamente la signora che logicamente risulta positiva e che ha da pochissimo perso il marito. Ipocriti, fanfaroni, superficiali, falsi, il cervello al pari di quello delle oche. Il virus dovrebbe aver insegnato rispetto e altruismo, spero almeno questo. Un abbraccio alla ragazza che ha perso il padre in questa situazione assurda creatasi.

  22. Coraggio, Sigra Chiara, anche se capisco che è molto difficile poter accettare una tragedia familiare di questo livello. Io vivo a Roma, e pensavo che una cosa simile avrebbe potuto facilmente capitare nella nostra regione Lazio, dove i vari Governatori, dalla Polverini fino a Zingaretti (compreso), hanno “tagliato” moltissimi posti letto nelle varie strutture sanitarie. Ma NON IN LOMBARDIA, “fiore all’occhiello” di molti venditori di fumo.
    Purtroppo la realtà spesso è molto diversa rispetto alle nostre convinzioni E persone innocenti pagano con la vita gli errori assurdi di questa disorganizzazione mostruosa. Chiedo scusa per questo sfogo personale inidoneo purtroppo, a lenire il Vostro dolore.

  23. Somiglia molto alla nostra storia , noi siamo però stati molto più fortunati.
    Per prima cosa, poiché sono apnoico, ho una CPAP ed un saturimetro che registra 24 ore di misurazione.
    Si è malata prima mi ha moglie , cassiera in un supermercato, ai primi di marzo al lavoro senza guanti e senza mascherine.
    anche noi abbiamo provato a vivere da separati in casa, chiaramente non in maniera efficace , visto che due giorni dopo mi sono ammalato anche io.
    mia moglie è una settimana ne era quasi del tutto fuori come spesso accade alle donne.
    Per me invece la febbre è schizzata a 39 ed oltre, poca tosse ma ho espettorato sangue per più di una settimana.
    il mio medico è una brava persona ma non l’ho mai visto nel corso della malattia. Al telefono mi ha prescritto tachipirina poi augmentin e poi via via altre cose.
    Abbiamo chiamato anche lui prima il numero verde della Lombardia poi il 118 o il 112 non ricordo, non ero lucidissimo.
    ad un certo punto mi hanno proposto il ricovero, avrebbero mandato un’ambulanza per portarmi in un ospedale chissà dove e chissà se poi mia moglie mi avrebbe rivisto.
    un’amica ci aveva mandato un video che aveva girato fuori ad un ospedale, dove c’erano file interminabili di ambulanze.
    E poi in fondo cosa avrebbero potuto farmi ? Attaccarmi ad una CPAP?
    Una parente che lavora come infettivologa al Cotugno di Napoli mi fa sapere che il farmaco che sta dando risultati in quel momento è Plaquenil, la famosa i idrossiclorochina.
    Mio cugino, che lavora a Milano come geriatra ma è che è anche specializzato in malattie infettive, segue e consiglia mia moglie perché io sono un po’ fuori gioco.
    Su sua indicazione, mia moglie mi fa una fiala di cortisone, rocefin antibiotico e in seguito inizio a prendere il Plaquenil.
    È la svolta. Dopo la prima compressa già sento che abbiamo svoltato.
    Ho avuto la febbre da giorno 11 al 29.
    Abbiamo più volte chiesto di effettuare un tampone, sia ai numeri verdi che al medico di base.
    Siamo stati a fortunati a trovare tutti farmaci e soprattutto l’ossigeno, che per la prima volta ho visto in formato liquido in una bombola che sembra il robot di guerra stellari.
    mia moglie , che ha riscoperto una qualche fede , dice che abbiamo avuto una grazia.
    io devo dire grazie a lei, a mio cugino e a tutti quanti per telefono, WhatsApp o Skype mi sono stati vicini da tutte Italia ogni giorno.
    a quarantena terminata ho fatto una RX torace, che ha evidenziato la polmonite bilaterale Interstiziale.
    nel darmi il referto in ospedale mi hanno preso da parte e detto di contattare immediatamente il mio medico generico. non ho mai capito perché visto che ero in ospedale non mi hanno subito fatto fare un tampone e portato da uno pneumologo.
    Venerdì scorso , quindi tre mesi dopo, mi hanno finalmente chiamato da ATS per fare il sierologico, ovviamente positivo.
    Adesso aspetto che mi chiamino per il tampone.
    Siamo stati fortunati.
    ci è caduta una bomba vicino ma siamo sopravvissuti, anche se avremo strascichi ancora per molti mesi e speriamo che siano solo mesi.

  24. Un grande abbraccio e solidarietà da Roma le storie che stiamo condividendo sono tremende dimostrano la incapacità e insipienza di un’intera classe politica e anche scientifica purtroppo indicazioni vaghe contraddittorie incapacità di prendere decisioni e di assumersi responsabilità a cui si aggiunge per la Lombardia ma un sarebbe stato diverso nel Lazio un sistema sanitario costruito sulla sanità privata con ospedali pubblici con liste di attesa di mesi se non di anni medici di base che non fisica sono più i pazienti non si capisce perché una situazione che abbiamo tutti tollerato e di cui abbiamo pagato stiamo pagando le conseguenze Io sono stato male nel mese di gennaio avevo un amico di 70 anni quello è stata diagnosticata Una classica polmonite tipica nel periodo di Natale e che per sua fortuna questo gli ha salvato la vita per problemi di altro tipo stava facendo una cura di cortisone è rimasto a casa con l’ossigeno per credo 15 giorni per fortuna adesso stai bene Io mi sono preso questa stranissima influenza con la febbre mai avuta prima che non scendeva neanche con do si al- tissimi di Tachipirina e d’improvviso il quarto quinto giorno un senso di oppressione e di non riuscire a respirare Sono molto più giovane o meno di 60 anni apparentemente in buona salute e l’ho superata il mio organismo ha reagito e un paio di giorni dopo la febbre improvvisamente scomparsa certo non esisteva dell’allarme per il coronavirus e quindi non ho pensato di andare in ospedale se non nel momento più grave in cui veramente avevo delle difficoltà respiratorie ma se mi fosse capitato nel mese di marzo sarei andato nel panico avrei intasato inutilmente pronto soccorsi ospedali e magari avrei credo che sia successo così involontariamente causato la morte di qualcuno che aveva molto più bisogno di me ed anche questo lo dobbiamo mettere sul conto dei nostri politici ed esperti scienziati che non hanno saputo darci quella consapevolezza e anche ragionate serenità nell’affrontare una situazione così difficile il panico ha moltiplicato il problema

  25. Dovete denunciare!! Lei Chiara come diverse altre persone che le hanno risposto! In Italia non si sa che ripetere le stesse frasi ” non ci sono parole, è una vergogna, maledetti, assassini, è colpa di tutti,” salvo poi concludere sempre nello stesso modo ” ma tanto nessuno pagherà, è così che va il mondo, io ti sono vicino/a per quello che può valere”, bisogna DENUNCIARE! Basta con questo piagnisteo! Bisogna imparare a far valere i propri diritti di cittadini! Sono migliaia i casi come quello denunciato da questa signora, allora si cerchino, si contattino, provino ad unirsi, a rivolgersi ad un sindacato, ad un patronato, ad un’associazione di categoria, lottino almeno perché se mai riuscissero ad accertare alcune responsabilità o addirittura a sollevare un vero e consapevole moto d’indignazione nella popolazione potrebbe ispirare un cambiamento salutare per tutti, perché si continuerebbe a parlare di questo disastro e magari molti potrebbe scegliere altre persone alla guida della regione Lombardia! La cosa peggiore che potete fare per onorare la memoria dei vostri cari è quella di lasciare che le loro storie cadano nell’oblio! reagite, raccogliere le forze, fatelo per loro! darete un senso alla loro scomparsa e se non tutto finisce con la morte, loro saranno orgogliosi di voi, ovunque essi siano.

  26. Macchina mostruosa che si è frapposta fra te e la tua famiglia e il diritto ad essere accuditi .Quello che possiamo fare è denunciare e non dimenticare. Mantenere la memoria viva per Carlo e per tutte le vittime. Un forte Abbraccio
    Giorgio ed Eva

  27. Ciao Chiara, saluta per me Tiziana e Simone. Ho conosciuto il tuo papà tanti anni fa. Era un bravo artista. Ti abbraccio. Questa notizia dolorosa mi ha sconvolto.

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