Buone feste! Ma per chi? Fotografia di un Natale surreale

Pochi giorni fa eravamo zona rossa, le strade erano spoglie dagli addobbi ed era permesso circolare solo per comprovate esigenze. Poi la zona arancione ha illuminato le vetrine dei negozi, gli sguardi dei passanti si sono fatti vigili, a caccia di sconti e dei primi segni del Natale. Ed eccoci qua, alla vigilia della zona gialla, delle file nel centro città e dell’amara consolazione di poter essere almeno per qualche altro giorno liberi di consumare.

Sul web il Natale è già esploso senza nessuna timidezza, le piattaforme dell’e-commerce ci hanno ricordato a suon di Black Friday e Cyber Monday che è tempo di spendere. La ritualità gioca un ruolo chiave e la voglia di normalità è l’esca per riempire gli occhi di articoli colorati, suggerire nuovi bisogni da appagare e raschiare il fondo di tasche già vuote.

Dopo tanti mesi di isolamento sociale e lontananza dai propri cari il desiderio di festa, leggerezza e allegria è certamente dirompente. Mai come oggi emerge l’importanza dello spirito comunitario, del dono incondizionato e del caloroso affetto che per tanti e tante è identificabile nello spirito natalizio. Si tratta di una prassi culturale condivisa che scavalca la religione per abbracciare momenti di incontro, scambi e gesti carichi di valori simbolici.

Durante il primo lockdown è emerso chiaramente che la normalità era il problema. Abbiamo visto le fragilità di un sistema economico, sanitario, di welfare, d’istruzione che in pochi mesi è stato messo in ginocchio. Abbiamo visto chi ha pagato il prezzo più caro.

Mentre Fondazione Gimbe mette in allerta sul rischio dei contagi previsto per gennaio il problema che preoccupa Confindustria è che il Dpcm “uccide il Natale di albergatori e ristoranti”, “una mannaia per l’industria del turismo” dicono. Il governatore della Regione Fontana intanto si getta nella polemica sul cenone natalizio, d’altronde dopo la scellerata gestione della crisi sanitaria di quest’anno non può che continuare a generare imbarazzo, in sintonia con il teatrino di una politica asservita al capitale.

Nel pieno della seconda ondata la retorica della convivenza con il virus sembra ormai consolidata, anche se l’istruzione brancola ancora nella precarietà di flebili connessioni internet e intere categorie di lavoratori attendono sporadici bonus o sperano nel procrastinare dello sblocco dei licenziamenti. Dopo l’estate il sistema sanitario è stato colto nuovamente impreparato, il mito mediatico dei medici eroi non è bastato a garantire la firma di categoria, nuovamente bloccato da Confindustria. Ora l’invito a salvare l’economia presuppone un tacito prezzo in vite umane, per molti le vendite di questo periodo rappresentano 1/3 degli incassi annuali, così per fatturare si è disposti a inaugurare la probabile terza ondata nel 2021.

Di fronte alla scelta tra salute e posto di lavoro vince spesso il secondo. La mancanza di welfare e tutele spingono i più a scelte egoistiche e dannose, solo la solidarietà può restituire al concetto di benessere la complessità che merita, includendo socialità, istruzione e cura collettiva.

La mercificazione delle relazioni sociali e dell’affettività ha plasmato le nostre abitudini, queste feste comandate lo fanno emergere nuovamente, ma la critica al consumismo non basta, il profondo legame tra consumo e riproduzione sociale è pervasivo ed tanto forte quanto più si è soggetti a varie forme di sfruttamento.

Perciò il successo delle piattaforme e-commerce, che alimentano sfruttamento e inquinamento, e la difficoltà di boicottarle, perciò l’affollamento nei centri commerciali, la brama dei saldi e dello shopping agevolato da spazi concentrati.

Naturalmente quest’anno ci sarà una fetta di popolazione impoverita dalla pandemia che andrà ad accrescere la massa degli esclusi dai festeggiamenti canonici. A Milano sono stimati 9 mila nuovi poveri, soprattutto giovani, donne e migranti, un terzo non riesce nemmeno a fare la spesa e a pagare le bollette, ma anche le famiglie del ceto medio hanno finito i risparmi.

Molte di queste persone hanno affollato il nostro centralino per chiedere aiuto, perché per molti di loro non c’è stato alcun tipo di supporto dalle istituzioni.

Davanti ai supermercati durante le collette alimentari abbiamo visto tanta generosità, voglia di aiutare, ma abbiamo incontrato anche tante “storie”, storie di chi ha perso lavoro e casa.
Ci siamo attivati per dare una risposta dal basso, per non rimanere fermi di fronte a questa catastrofe sociale e ora centinaia di famiglie aspettano il fine settimana il pacco alimentare della “Brigata Lena-Modotti” e centinaia di senza tetto un sacco a pelo e un pasto caldo dalla “Comida” e “Drago verde”

Per noi del Mutuo Soccorso Milano il Natale è un’occasione per costruire reti solidali e comunità resistenti: abbiamo bisogno di tutte e tutti! Unisciti come volontario/a e partecipa ai progetti contattandoci al sito www.mutuosoccorsomilano.it, sostienici donando alla campagna di fundraising natalizia a questo link oppure acquistando i prodotti sostenibili di Gas.ATI

Ognuno deve dare qualcosa affinché qualcuno non sia costretto a dare tutto!

Mutuo Soccorso Milano APS

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