Dieci anni fa Macao

Dieci anni fa lavoratori e lavoratrici dell’arte occupavano la Torre Galfa di via Galvani dando il via all’esperienza di Macao. Coi suoi 31 piani si è trattato, a quanto ci risulta, della più alta occupazione del mondo. A seguito del rapidissimo sgombero seguì una mobilitazione di massa di migliaia di persone che, giorno e notte, per diversi giorni occuparono la strada sotto il grattacielo. Dopo un lungo peregrinare Macao prese casa in viale Molise 68. Questo il comunicato per i 10 anni di Macao.

Gli articoli di MiM dell’epoca:

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Lettera aperta alla città da Macao

 

La Torre Galfa, prima sede di Macao, nel maggio 2012.

5 MAGGIO 2012

Siamo artist* e abbiamo liberato spazi di immaginazione per 10 anni. Abbiamo rivendicato il diritto alla città, il diritto di ri/produrre in modo autogestito e in/ter/dipendente. Abbiamo sbagliato, sporcato, urlato, discusso, amato e camminato. Abbiamo anche fatto delle cose belle. Molto belle, intense, cose che si sono conficcate negli occhi. Enorme è l’insieme di sguardi che si sono incrociati a MACAO.
Sappiamo quante sbandate, quanto impegno, ferite, abbracci, sputi, accomunano le decine di migliaia di attivist* e artist* che hanno partecipato a questa storia. Mischiando corpi, desideri, generazioni e bisogni, ciascun* di noi ha scoperto di essere compost* da tante identità che difficilmente riescono a essere contenute e segmentate. Siccome non abbiamo mai avuto paura di cortocircuiti generativi, abbiamo mischiato la freschezza di chi non ha esperienza con chi ha l’autorevolezza noiosa e competente. Ad esempio, abbiamo attaccato l’arte facendo arte, abbiamo attaccato la governance riappropriandocene, abbiamo attaccato la città ridisegnandola, abbiamo attaccato la norma riscrivendola, abbiamo attaccato il profitto cercando risorse per condividere e campare insieme in modo più giusto e gioioso. Pratiche di commoning, di mutualismo conflittuale, di festa, di occupazione e di liberazione di spazio e tempo, sono state per noi forme di prefigurazione di una città che si basa sulla cura, sulla solidarietà, sul desiderio. Di quella città su cui dovrebbe fondarsi la gestione pubblica.
Abbiamo riconnesso le nostre paure e i nostri dubbi al comune sentire di un corpo collettivo. Un corpo che abbiamo smontato, accarezzato, rotto, rimontato migliaia di volte. Abbiamo giocato e fatto cose altrettanto serie. Abbiamo riconnesso Milano alla terra, allo spazio, all’Europa e al mondo. Abbiamo usato i linguaggi e gli immaginari per fare mondi che valessero la pena di essere vissuti.
Occhei, basta. Adesso siamo in blackout da sei mesi: succede. È la seconda volta che MACAO, nella sua storia, si sospende / dissimula / sparisce: anche la continuità è una norma prestazionale. Questo inverno lo abbiamo passato in silenzio, siamo stat* zitt* e lontani* da viale Molise. Senza programmi, senza azioni pubbliche, senza internet. Abbiamo lavorato sotto terra, ascoltando gli sguardi e i movimenti dei muscoli, muovendo veloci le lingue tra le nostre labbra. Stiamo facendo una scelta importante, coraggiosa, nuova, e ancora una volta sbagliata, folle, imprevista.
Siateci perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza (e desiderio).
MACAO è nato nel 2012 con l’occupazione del grattacielo di Torre Galfa in centro a Milano, attualmente un residence per oligarchi. Prima di occupare, lanciammo una campagna: cosa significa per te l’acronimo M.A.C.A.O.? MACAO non è il MOMA, non è il MACBA, non è il MAXXI né il MAMBO. È il Museo di Arte Contemporanea Abbozzato e Ossessivo, è una Mostruosità, Animata, Comune, Autonoma e Odiata, è una Medusa Amante Che Abbraccia Ognicosa. È ciò che vogliamo, ogni giorno che lottiamo.
Abbiamo aperto un canale Telegram dove, a dieci anni di distanza, continuare questo gioco. Altre cose poi accadranno, tra pochi giorni, mesi: chissà.

^^ Telegram ^^
https://t.me/+Ckh0mOG_MTxiNGY0

Sul tetto della Torre Galfa il primo giorno di occupazione.

ENG

5 MAY 2012

We are artists that have been liberating spaces of imagination for 10 years. We claimed the right to the city, the right to re/produce in a self-managed and interdependent way. We made mistakes, soiled, shouted, discussed, loved and walked. We also did beautiful things, intense beautiful things that stuck in our eyes. Huge is the set of people’s glances that have crossed in MACAO.
Commitments, deflections, wounds, hugs, and spits have been shared and united tens of thousands of activists and artists who have participated in this story. By mixing bodies, desires, generations and needs, each of us has discovered that we are made up of many identities that are difficult to contain and segment.
Never afraid of the outages that can lead to creations, we blended the rawness of the inexperienced with those who have dull competent authority. We attacked art by making art, we attacked governance by re-appropriating it, we attacked the city by redesigning it, we attacked the norm by re-writing it, and we fought against profit by sharing and seeking resources that would allow us to exist and live together more fairly and joyfully.
Practices of commoning, conflictual mutualism, celebration, occupation and liberation of space and time, have been for us forms of prefiguring a city based on care, solidarity and wishes. A city on which the public management should be based on.
We reconnected our fears and doubts to the common feeling of a collective body. A body that we have dismantled, fondled, cracked and reassembled thousands of times.
We have played and done equally serious things. We have reconnected Milan to the Earth, to space, to Europe and the World. We have used languages and imagery to create realities worth experiencing.
That’s enough. We now have been in a blackout for six months: it happens. This is the second time in its history that MACAO has suspended/concealed/disappeared: continuity is also a performative norm. We have spent the winter in silence and far away from Viale Molise. Without schedules, without public actions, without the internet. We have been working underground, listening to the glances and movements of our muscles, fast-moving tongues between our lips.
We are making an important, courageous, new, and once again wrong, crazy, unforeseen choice. Be there because we will need all of our intelligence and desire.
MACAO was born in 2012 with the occupation of the Torre Galfa skyscraper in the centre of Milan, currently a residence for oligarchs. Before occupying, we launched a campaign: what does the acronym M.A.C.A.O. mean to you? MACAO is not MOMA, it is not MACBA, it is not MAXXI or MAMBO. It is the Museum of Art Contemporary And Obsessive, it is a Monstrosity, Animated, Common, Autonomous and Oltragious, it is a Medusa Animated Chaotic Animal Otherwise. It is what we want, every day we fight for it.
We have opened a telegram channel where, ten years on, we can continue this game. Other things will happen then, or in a few days, months: who knows.

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