Kobane non è sola! Diretta (foto e video) da Milano!

ore 19.33 – La manifestazione è arrivata in Piazza Fontana nonostante il tentativo della Polizia di impedirne il passaggio sotto il Consolato Turco e ora si intonano cori e slogan a sostegno della resistenza del popolo curdo! La comunità curda, presente al presidio che s’è unito alla manifestazione, applaude e ringrazia i partecipanti che hanno manifestato in solidarietà con la loro lotta!

ore 19.30 – La Polizia minaccia di caricare la manifestazione che però prosegue compatta verso Piazza Fontana!

19.28 – Sotto il consolato Turco sale la rabbia per le politiche del Governo di Erdogan: lancio di torce e oggetti all’indirizzo della sede diplomatica.

19.20 – La manifestazione è arrivata al Consolato Turco e si è unita al presidio di tanti curdi che la stavano aspettando!

19.11 – La testa della manifestazione è quasi arrivata in Missori, ove a sede il Consolato Turco.

19.04 – Gli interventi e i cori dal corteo denunciano le mancanze colpevoli di Erdogan e il massacro che sta avvenendo a Kobane mentre ci si avvicina al Consolato Turco!



18.49 – La manifestazione, tra slogan e interventi, è ora in Sant’Ambrogio e sta imboccando Via De Amicis. Sono almeno 1500 le persone che, dopo aver sfilato (almeno in numero doppio) per il corteo No Expo stanno marciando verso il Consolato Turco.

18.36 – I primi cori sono per la liberazione del Kurdistan e di Ocalan!

1 8.33 – La manifestazione è partita verso il consolato Turco e ad aprire il corteo uno striscione portato da alcuni rappresentanti delle comunità curda di Milano!

18.28 – Sta per cominciare l’iniziativa a sostegno del popolo curdo, massacrato dal gruppo “Stato Islamico” sotto lo sguardo passivo e compiaciuto del Governo turco di Erdogan!

A breve le prima notizie e immagini dalla piazza milanese, ove è appena terminato il corteo No Expo!

 

Kobane non è sola. Al fianco della resistenza curda e per l’autoderminazione. 
Milano 11/10 ore 18.30 Consolato Turco, Via Larga 14.

In questi giorni, in queste ore, YPG e YPJ (le formazioni curde combattenti) stanno resistendo a Kobane, per difendere la loro città, le persone che lì hanno trovato rifugio e l’esperienza di libertà della regione autonoma del Rojava. Una resistenza che trova forza e linfa nella lotta lunga e radicata del popolo curdo per la propria indipendenza e autodeterminazione: un popolo diviso, alla fine della prima guerra mondiale, in 4 diverse nazioni (Iran, Iraq, Siria e Turchia) e trasformato in 4 minoranze, senza, però , spezzarne i legami. Da tre anni, nella situazione caotica della regione, questo popolo ha portato avanti un esperimento di libertà: il Rojava si è dotato di una “Carta del Contratto Sociale”, che sancisce principi democratici, socialisti, ecologisti e femministi per l’autogoverno dei popoli e di chi abitail territorio. È questa esperienza, insieme alle proprie vite, che i curdi stanno difendendo a Kobane contro le armate dell’ISIS.
E lo stanno facendo da soli: nonostante il clamore mediatico suscitato soprattutto dalle esotiche combattenti donne, nessuno sembra davvero voler sostenere Kobane, soprattutto per il suoi legami con il PKK, che rimane nelle liste dei gruppi terroristici di UE, USA e NATO. La Turchia, in particolare, ha la responsabilità di aver schierato le proprie truppe al confine non per attaccare l’ISIS, ma per respingere ed arrestare i profughi che fuggono, accusandoli di essere terroristi e di voler portare la lotta armata nel paese. Non solo, il governo turco ha represso duramente le proteste in sostegno a Kobane che hanno imperversato in Kurdistan e in tutta la Turchia, provocando 23 morti (ad oggi) e innumerevoli feriti.
I curdi a Kobane, però, non chiedono l’intervento militare della Turchia, che vivono come un loro oppressore (e a ragione!) ma solo di aprire i confini, per permettere a chi vuole di scappare e ad altri e altre di raggiungere il fronte per arruolarsi come volontari. Svelano, così, l’impasse imperialista che non osa intervenire di fronte ad un popolo che si autodetermina e nel quale non si può importare la democrazia, perché la costruisce da solo, alle sue condizioni. E chiedono la solidarietà internazionale.
Per questo sabato saremo in piazza, di fronte al consolato turco, a dire che Kobane non è sola, che i principi che la animano sono anche quelli che guidano le nostre lotte. Ma non solo, saremo in piazza anche per ribadire che vogliamo un mondo senza frontiere, in cui sia garantito il diritto per tutte e tutti di muoversi nel mondo senza finire ingabbiato nei CIE o in fondo al Mediterraneo.

Kobane non è sola. Al fianco della resistenza curda e per l’autoderminazione.
Alla fine del corteo NoExpo ci muoveremo insieme verso il consolato della Turchia.

Milano a sostegno della resistenza curda

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