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L’abbiamo fatto davvero anche se non ci prendevi sul serio. Ma noi lo sapevamo già…

Redazione_Mim

Milano

L’abbiamo fatto davvero. Venerdì 30 ottobre, eravamo 100.000 in strada a Milano.

Abbiamo iniziato insieme a riprenderci il nostro futuro.

I prezzi inaccessibili, le scuole fatiscenti e razziste, i fondi pubblici spesi per il riarmo, per la propaganda “sicurezza” e per la militrizzazione, l’appoggio del governo al genocidio che sta avvenendo in Palestina, sono problemi reali, che hanno generato rabbia e mobilitazioni collettive, e continueranno a farlo.

Noi non abbiamo mai dubbi.

Al contrario di chi parla dal retro di una scrivania, senza vivere i nostri disagi, noi conosciamo la realtà dei fatti, perché ogni giorno ci colpisce duramente. La frustrazione per un futuro sempre più incerto si è tradotta ancora una volta in risolutezza. Non aspettavamo altro. Abbiamo dimostrato come stanno le cose:

Siamo tutti unit*

nel rifiuto di un mondo escludente, esclusivo, prepotente e repressivo nelle sue dinamiche sistemiche.

I ridicoli tentativi di sminuire le nostre azioni etichettando alcun* di noi come violent* non ci hanno colpit*-

Quando la rabbia sociale è scoppiata, sapevamo già da dove veniva.

Le periferie che viviamo la raccontano ogni giorno e ci siamo riconosciuti in lei. Le rivolte del 17 e del 18 ottobre sono state rivolte spontanee di tutt*.

Per qualcun* di noi, era la prima volta che lo urlava in piazza, insieme. Il 30 ottobre lo ricorderemo anche per questo: abbiamo collettivizzato ancora di più chi siamo, da dove veniamo, dove ci troviamo ora e dove vogliamo andare.

L’abbiamo fatto davvero, e non da sol*.

La convergenza tra student*, lavoratrici e lavoratori si è realizzata nel migliore die modi, come il nostro collettivo, nato per superare queste categorie in una prospettiva generazionale, ha sempre auspicato.

Siamo partiti da una piazza a noi familiare, che ci ha permesso di esprimere le nostre rivendicazioni generazionali, per poi presto unirci tutt* simbolicamente in una marea che ha occupato la Tangenziale.

Quando diciamo tutt*, intendiamo ogni soggetto sorto dal terreno su cui è cresciuto il disagio che si è espresso in strada questo venerdì.

Lo abbiamo fatto insieme alle autotrasportatrici e agli autotrasportatori, a chi lavora nei porti, a chi lavora nelle scuole: insieme a tutte e tutti coloro che, con il proprio lavoro, attraversano i diversi ingranaggi di questa macchina sistemica, che sta portando all’esaurimento le energie umane e naturali del nostro pianete.

C’è stata una frattura, e non si tornerà più indietro.

Siamo la generazione Gaza: abbiamo visto tutt* con i nostri occhi come questo modello socioeconomico si regga sulla sopraffazione e la prepotenza. Il genocidio in corso è un orrore inaccettabile, che ha reso impossibile a chiunque restare indifferenze e che ci ha mess* di fronte alla necessità di prendere posizione.

L’abbiamo visto il 22 settembre dello scorso anno, l’abbiamo visto questo venerdì.

E’ anche da questo rifiuto collettivo, da questa consapevolezza condivisa, che nasce un orizzonte politico comume.

Per quanto eterogenee, tutte le realtà scese in strada venerdì hanno dimostrato di poterlo condividere e di poterlo costruire insieme, anche attraverso le pratiche di piazza: siamo pront* ad occuparlo.

Continueremo, tutt* insieme, a bloccare tutto.

Perché in questa realtà andare avanti significa continuare ad alimentare armi, morte e distruzione.

Lo rifaremo il 20 novembre, lo faremo ancora. Consapevoli che il nostro percorso è appena iniziato, continueremo a trasformare queste parole in presenza, queste idee in corpi, queste intenzioni in pratiche collettive.

“E poi cosa farete?”, ci chiedono.

Cominceremo innanzitutto a farci insieme le domande giuste, a interrogarci sull’orizzonte politico che abbiamo davanti: può davvero essere questa l’unica strada?

Un mondo che produce morte e ci conduce verso l’autodistruzione è davvero l’unica possibilità?

Ci avete mandat* alla Deriva, senza sapere che ci saremmo mossi verso lo stesso orizzonte.

Siamo noi il nostro futuro.

Per costruire insieme lo sciopero del 20 novembre, giovedì 5 assemblea aperta di Deriva.

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