Milano, un “normale” fermo di Polizia

Riceviamo e pubblichiamo.

La sera del 30 dicembre 2025 in via Lecco di fianco al Red Cafè abbiamo assistito a un arresto di un cittadino pakistano apparentemente con il motivo di documenti non validi. Il ragazzo fermato aveva un braccio ingessato ed era visibilmente spaventato e agitato per l’atteggiamento aggressivo dei due agenti della Polizia che lo hanno fermato per identificarlo e poi spinto sulla saracinesca di un locale chiuso e successivamente per terra, spingendolo entrambi con il proprio peso per cercare di ammanettarlo. Non riuscendo per via del gesso dal polso al gomito, lo hanno trascinato, tirato su in piedi a forza e portato verso la volante, aiutati da altri due agenti in borghese che sono corsi in loro aiuto. Gli agenti continuavano a parlargli in italiano, non curanti della barriera linguistica che ciò rappresentava e nonostante lui chiedesse di parlare in inglese. Una volta che il ragazzo è stato portato nella volante, batteva con i pugni sul finestrino e da fuori uno degli agenti ha aperto la portiera per spruzzargli in viso uno spray, probabilmente urticante. Osservando la scena, abbiamo chiesto loro se fosse da protocollo questa misura per placare l’arrestato e ci è stato risposto con tono di sfida “E se anche non lo fosse?” da uno degli agenti in borghese. Il ragazzo in macchina si teneva la testa dolorante mentre gli agenti raccontavano l’accaduto ai loro superiori accorsi successivamente e quando la macchina è ripartita per portarlo in Questura, era accasciato sui sedili posteriori.

Abbiamo assistito ad un arresto di una persona razzializzata a causa del colore della sua pelle, della sua provenienza e ad un abuso di potere da parte delle Forze dell’Ordine sia a livello fisico, gli spintoni e le ginocchia usate per tenerlo fermo a terra, che verbale in quanto hanno imposto la lingua italiana impedendo al ragazzo di comprendere quello che gli veniva detto e di esprimersi. Quando assistiamo a questi episodi purtroppo spesso non sappiamo cosa fare e abbiamo paura di esprimerci contro un’autorità che utilizza il suo potere in modo violento ed esagerato come in questo caso. Fare video e diffondere la notizia è un primo modo per stare affianco a persone con meno privilegi di noi, cercando di non farci pietrificare dalla violenza perpetrata da chi dovrebbe garantire la sicurezza di tutte le persone.

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *